giovedì 31 agosto 2017

Il consenso in espatrio o all´espatrio!

Leggo una testimonianza di moglie expat, moglie al seguito, espressione che mi piace ben poco (molto sminuente questo chiamarla al seguito... ). Leggo questo articolo pubblicato su uno dei più gradi quotidiani francesi, e ancora una volta mi dico quanto la scelta di vivere in espatrio non sia scelta per tutti e quanto soprattutto debba essere un progetto di famiglia e non il progetto individuale di chi si trascina poi dietro il resto della truppa.
Purtroppo i sentimenti espressi da questa moglie e mamma non sono rari. Tantissime donne si ritrovano a vivere l´esperienza di vita all´estero con sofferenza, si ritrovano imprigionate in gabbie dorate, incapaci di rompere i meccanismi nei quali sono cadute e forse incapaci di esprimere ad alta voce quello che provano, per spezzare il sistema e ritornare a galla.
Ẽ difficile certo tornare indietro. È difficile una volta partiti dire no, non fa per me, È difficile quando si è sommerse in una vita che non corrisponde, urlare a gran voce che no, non mi piace.
In 20 anni all´estero di donne annientate dall´espatrio ne ho incontrate e sempre mi sono fatta la stessa domanda: perché? perché aver assecondato una scelta che non sentivano come loro, perché essersi lasciate trascinare contro voglia, perché fingere che tutto vada bene anche tra le mura di casa e sacrificare due, tre quattro anni della propria vita? Per cosa? Più soldi? Ma a che prezzo, ne vale la pena? per spirito di sacrificio? Non è possibile... per dare ai figli una vita migliore? ma è veramente migliore? non penso, i bambini si rendono subito conto quando l´espatrio gira male, quando un adulto lo vive male, e di conseguenza anche per loro sarà un calvario.
Ne ho parlato diverse volte di quanto un progetto di espatrio debba essere se non un progetto di famiglia almeno un progetto di coppia, nel quale ognuno trova il proprio conto, chi lavora e chi segue. Ad un certo punto con i figli che crescono il progetto potrà prendere dimensioni più ampie e coinvolgere tutti , ma rimarrà sempre fondamentale che la coppia sia sulla stessa lunghezza d´onda.
Ẽ fondametale discutere su pro e contro dell´espatrio e della proposta ricevuta insieme. Se il progetto porfessionale è interessante non è detto che lo sia anche tutto il contorno, che è quello che serve al resto della famiglia e soprattutto al coniuge al seguito per poter ritrovare una propria dimensione, che non deve essere necessariamente professionale, ma umana sicuramente!
Discutere insieme e cercare insieme le risposte è importante prima di prendere il volo per una nuova destinazione, tenendo conto dei cambiamenti esterni e anche dei cambiamenti che avvengono in noi come persone, non sempre quello che possiamo apprezzare e desiderare in una fase della nostra vita e di conseguenza del nostro espatriare, rimane invariato negli anni successivi. Ho visto amiche decidere di dire no ad una nuova destinazione perché per loro era arrivato il momento di vivere altro e di ritornare nel loro mondo sicuro.
Lo spirito di sacrificio in espatrio, come nella vita, non porta molto lontano. Accettare di partire solo perché questa partenza darà al nostro compagno su un piatto d´argento una brillante carriera, alla lunga logorerà non solo noi stesse, ma anche la coppia che siamo, inevitabilmente.
D´altro canto la persona che è motore dell´espatrio, nel senso che ha in mano l´offerta della propira vita, deve essere conscio che non sempre i propri sogni di carriera trovano il giusto posto in progetti di felicità di coppia o familiare. Certo non è semplice a volte lasciarsi scappare opportunità uniche, ma siamo onesti, un lavoro fantastico a discapito di una compagna spenta e di conseguenza di una famiglia triste, che senso darà all´esperenzia all´estero? ben poco.
Noi abbiamo scelto in due sempre, dalla prima volta e abbiamo sempre fatto attenzione reciprocamente che ognuno di noi potesse trovare il suo conto, spronandoci anche a farlo. Non abbiamo mai scelto in cinque, perché la solidità del nostro scegliere ci ha sempre fatto dire che le nostre ragazze si sarebbero adeguate senza traumi, vedendoci convinti e felici. Così è stato.
Un´anno fa a fine estate mio marito mi ha detto ¨ cosa ne diresti di andare a vivere a Stoccolma, il tuo si o il tuo no sarà fondamentale. Se sei d´accordo per partire io vado avanti nel mio progetto, ma se non hai più voglia, beh farò altro¨ ... la storia racconta che il mio è stato un SI, dato subito e di getto, semplicemente il fatto che lui ancora una volta considerasse la mia risposta come quella consclusiva, mi ha fatto dire che ne valeva la pena!


domenica 27 agosto 2017

Move in day!

aspettando l´Uber XL
Ferma sul marciapiede osservo. Passa di tutto. Microonde, ferri da stiro, set di pentole di ogni forma e colore, valigie di tutte le taglie, mobiletti in cui stipare di tutto, lampade, chitarre, radio, stampanti, camicie appese agli attaccapanni, attaccapanni da soli, grandi sacchi, sacchi piu piccoli, scatoloni, mixer, pattumiere di ogni forma e colore, macchinette del caffe, pentoloni della pasta. Ci sono organaizer a piu cassetti e scatoloni di cartone, ci sono borsoni che sembrano esplodere e custodie di strumenti musicali improbabili. C'è un mondo, vario rinchiuso in poco spazio, ragazzini che hanno fatto stare di tutto in tre borse e quattro pacchetti, il loro mondo che dovrà essere li a sostenerli quando le serate saranno lunghe e buie, quando la nostalgia di casa inevitabilmente si farà sentire, quando le lacrime faranno capolino e basterà una foto appesa al muro a far tornare il sorriso.
sul marciapiede davanti alla residenza
Taxi che si fermano e vomitano valigie. Uber in seconda fila che scaricano famiglie intere, comprese di nonno e sorellina, e ognuno porta qualcosa, un sacchetto, una scatolina, partire al college una storia di famiglia. Ci sono auto parcheggiate dove si può, che fanno uscire il mondo dal bagagliaio e tutti si fermano ordinatamente sul marciapiede, circondati di cose.
Ci sono valigie che hanno attraversato mezza America e alcune mezzo mondo, etichette di aeroporti sparsi qua e là.
Ci sono facce di giovani adulti in uno dei giorni emotivamente più forti della loro vita, neo diciottenni con poca barba, ragazzine filiformi, altre meno. Ci sono tutti i colori di pelle, capelli colorati, visi che parlano di Paesi lontani. Sguardi felici, occhi che brillano, aria preoccupata, la voglia di far scendere una lacrima. Ci sono genitori osservatori impotenti di questo migrare inesorabile di figli, genitori che tirano fuori sorrisi splendenti, che forse ripensano a quando anche loro erano lì su un marciapiede analogo ad entrare in una stanza analoga. Genitori fieri che guardano fragili ali spiccare il volo. Genitori con dentro un piccolo nodo, un groppo in gola e una riserva di lacrime che non verrà fuori, almeno non oggi, perchè sono loro a dover essere i più forti.
Salottino caotico
stanza decorata
Il marciapiede è lo stesso di due anni fa, stesso incrocio, stessa residenza, piani diversi, storie analoghe. Un piccolo appartamento squallido che nel giro di poche ore diventa accogliente e pieno di vita, foto alle parete, luci, specchi, coperte colorate, cuscini ovunque, un pupazzo sul cuscino al quale abbracciarsi, memoria di un''infanzia che è solo ieri.
il mitico Taliano,  entrato nelle nostre vite e nella sua il 9 gennaio 2000, 4 giorni dopo la sua nascita, ha girato il mondo come un fedele soldatino, sempre presente all´appello!
Stesse emozioni per me ferma ad aspettare, guardandomi intorno, incrociando sguardi di chi come me è qui spettatore di questo migrare. Stessi gesti in piedi su un letto ad attaccare foto, parole di rito con gli altri genitori, foto mandate con WhatApp per immortalare un momento che non sarà più già domani.

giovedì 24 agosto 2017

Anni che passano....figli che vanno!

Ogni tanto ripenso alla me, quella di 15 anni fa, una mamma giocolliere come tante, di quelle che  sognano cose semplici, una doccia senza una platea di bambini urlanti, una pipí in santa pace, un caffé libero da capricci, Ripenso a quelle corse mattutine sfrenate con Camilla attaccata alla tetta, Chiara nel solito capriccio e Federica che mi seguiva tartassandomi con i suoi duemila perché al minuto. Ripenso ai miei tentativi timidi di lavorare con loro in giro per casa, interrotta da grida, liti, risate, baci bavosi.
Quante volte ho sognato 24 ore di pausa. Quante volte ho immaginato come sarebbe stato dieci o 15 anni dopo, e li vedevo lontani, tanto lontani. Mi immaginavo quelle 24 ore solo per me, che incominciavano con una colazione a letto di quelle come si deve, non di quelle in cui poi scricchioli tra una briciola e un´altra perché loro ti sono sbarcate nel letto con biscotti e tartine. Le immaginavo senza playmobil da scavalcare e sederi da pulire, le immaginavo senza domande e lacrime, le immaginavo forse persino un po´ noiose....

Ecco 15 anni sono passati da quelle corse a perdi fiato per arrivare a scuola e depositare tutte in tempo, con i denti lavati e senza visibili caccole agli angoli degli occhi. 15 anni da quando andando a dare lezione mi sembrava quasi di prendermi una lunga e meritata vacanza. Le depositavo una dietro l´altra, ogni tanto sorridente, ogni tanto arrabbiata perché i bambini al mattino sanno mandarti in bestia e non ci puoi fare niente.
15 anni sono passati e adesso sono qui testimone impotente delle loro partenze. È la vita. È giusto che sia così. Ma desso 15 anni dopo ogni tanto vorrei tornare indietro nel tempo, averle tutte e tre ancora piccine, con le loro angosce da bambine, con le loro ansie da bambine, con quei capricci estenuanti e quei mamma continui e insistenti. Le vorrei così di nuovo forse solo per riassaggiare uno sprazzo di passato, forse anche per fare diversamente, forse per arrabbiarmi un po´ meno e non sbuffare all´ennesimo capriccio, all´ennesima storia.
È rimasta Camilla a ritmare le nostre giornate da genitori. È rimasta lei a cui dire spegni la luce, metti a posto la tua stanza, cosa vuoi per cena. Le grandi faranno le grandi, mi chiameranno quando avranno bisogno, mi chiameranno forse in lacrime, perché è dura fare le grandi, mi chiameranno per chiedermi un consiglio, per sapere se va tutto bene, per dirmi mi manchi mamma. Le aspetterò in un aeroporto con il cuore che batte forte, con la voglia di respirare finalmente il loro odore, di toccare i loro visi, oltre uno schermo. Mi aspetteranno in un aeroporto con mille cose da raccontarmi con le mani e con gli occhi, tutte quelle cose che un video filtra e non restituisce come vere. Asptterò l´ora giusta per provare a chiamarle, senza insistere per non fare la mamma invadente. Sorriderò quando vedrò il loro nome farmi cucù dallo schermo del telefono. A volte sarò di fretta e non riuscirò a dire quello che vorrei. A volte saranno di fretta perchè loro stanno costruiendo la loro vita e non hanno tempo di fermarsi, proprio come allora, 15 anni fa con le loro torri di lego, i castelli di Kapla e un mondo inventato di playmobil.
Io sarò, come allora quando le osservavo sorridendo di fronte alla fantasia infinita dei bambini, dietro le quinte, spettatore ormai delle loro vite che filano verso l´autonomia. Aspetterò come allora per tendere loro una mano, rimettere i capelli ad un playmobil, soffiare un naso. Aspetterò che mi chiedano un consiglio, a volte non aspetterò e lo darò così di getto, perché i genitori sono fatti così, parlano anche quando non sono interrogati....
Ieri sera quando Camilla leggeva a Chiara la poesia scritta per lei, ho pianto, forse pensavo un po´ a quella me che ogni tanto si chiudeva in bagno per avere un momento. Ieri sera le osservavo le mie tre ragazze, belle e piene di vita, che come sempre parlavano una sull´altra, senza lasciare spazio a nessuno, con la foga che si ha quando si è tutti nuovi e pieni di energie.
Rientrerò a Stoccolma e so che il vuoto si farà sentire. Rientrerò a Stoccolma tuffandomi a capofitto nella mia nuova vita. Mi mancheranno le mie ragazze, mi mancheranno ma sarò felice perché so che lo saranno anche loro e questo alla fin fine e il senso dell´essere genitori
!


martedì 22 agosto 2017

L´importanza dell´accoglienza.

Ci sono scuole e scuole. Ci sono scuole accoglienti e aperte e altre che non ci sanno tanto fare. Ci sono scuole con super programmi e altre molto standard ma va bene lo stesso. Ci sono scuole con parchi immensi e campus da fare invidia e altre semplicemente tristi. Ci sono scuole private, costosissime, veramente mediocri, e altre pubbliche con mezzi incredibili e insegnati fantastici. Ci sono scuole in cui l´intervallo lo si fa sul tetto e altre in cui ci si diverte in barca a vela. Ci sono scuole in cui ti spiegano cosa fare se c´è un terremoto e altre in cui imparerai tutto sui serpenti. Ci sono scuole con mense fenomenali  e altre dove non hai nessuna voglia di pendere il tuto vassoio. Ci sono scuole in cui il sole brilla sempre e altre che si affacciano su cieli grigi. Ci sono scuole chiuse da grandi cancelli e altra aperte a tutto e a tutti.
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Ne abbiamo incontrate tante di scuole, siamo stati fortunati spesso, ci siamo accontentati raramente.
Crescendo io e vedendo crescere loro sono diventata più esigente su un solo e unico punto, l´accoglienza. L´essere accolti a scuola per i ragazzi come i nostri che si muovono da una parte all´altra del mondo, spesso in età critiche, è fondamentale, il modo in cui questa accoglienza viene fatta è la base del sentirsi bene per i nostri figli in quell´ambiente. Le scuole internazionali più di altre dovrebbero avere questa vocazione, quella si accompagnare il bambino e ragazzo nuovo nei suoi primi passi, per rendergli l´atterraggio dolce come deve essere.
In generale per gli espatriati l´arrivo in un nuovo Paese è uno dei momenti più delicati, e questo vale per grandi e piccini. Ci sono mille cose a cui pensare e la nostalgia per il vecchio mondo può essere forte, essere ben accolti è fondamentale. Dai miei anni giapponesi, quando mi occupavo dell´accoglienza delle nuove famiglie nel mio quartiere, ho sempre pensato a come fosse importante essere, se non presi per mano nei primi passi, almeno accolti con un sorriso e un consiglio. La mamma che ti tira fuori la lista dei medici preferiti e ti indica i supermercati migliori, e che magari ti offre anche un caffé non solo ti aiuta in senso pratico, ma ti fa veramente del bene.
Lo stesso atteggiamento vale per i bambini e i ragazzi, arrivare in una scuola dove gli altri coetanei capiscono le tue difficoltà, perché spesso ci sono passati anche loro non ha prezzo. Per questo per i ragazzini viaggianti come i miei le scuole internazionali, con le dovute eccezioni ( a Palo Alto non era così), sono fenomenali. Essondoci spesso in queste scuole un gran via vai di bambini, tutti sanno cosa fare, i nuovi sono la routine e i vecchi tendono la mano perché sanno che primo\a o poi si ritroveranno anche loro di nuovo nella situazione di ultimo arrivato.
L´accoglienza nella nostra nuova scuola mi piace molto. I ragazzini vanno verso gli altri e non lasciano i nuovi da soli nel loro angolino. Si creano dinamiche positive e i nuovi arrivati vengono attribuiti dei BUDDY, dei coetanei-compagni che li appoggiano nei primi giorni, li aiutano a scoprire spazi sconosciuti e li guidano un po'  Lo stesso sistema di buddy esiste a livello di famiglie, ogni famiglia nuova viene messa in connessione con una vecchia, questo già prima dell´inizio della scuola, in modo tale da creare dinamiche che possono appunto aiutare chi arriva a non sentirsi catapultato nel vuoto!
Come ciliegina sulla torta organizzano poi per i ragazzi una gita dopo pochi giorni dall´inizio della scuola, una sorta di viaggio d´integrazione che ha come obiettivo proprio quello di creare dinamiche tra gli studenti al di fuori del ritrmo scolastico normale. Camilla parte domani per due notti su un isoletta che si chiama Üto, parte contenta e sono sicura che sia veramente una bella occasione per lei per approfondire ulteriormente le relazioni che ha imbastito nei primi giorni di sucola. Lei è  una veterana degli arrivi, tante volte si è trovata catapultata in una classe, sa come muoversi, ma ha 15 anni e arrivare a 15 anni non è semplice (aggiungendo anche che questa volta le sue sorelle non sono li a darle manforte e questo per la prima volta!!), tutto ciò che aiuta a sentirsi meglio è più che benvenuto!!
Come si dice chi ben comincia è a metà dell´opera!!

sabato 19 agosto 2017

Il mio primo giorno di scuola

Ti alzi con un misto di sentimenti strani e un po´ di paura, l´inizio di un nuovo anno rima con nuova avventura, è diverso da un inzio normale. Sai che non arriverai davanti a scuola accolta dal sorriso sorridente delle vecchie amiche, sai che il suono della campanella non sarà seguito dalle solite 4 chiacchiere che riprendono il filo lasciato insospeso dalla pausa estiva. Non c´è filo, non c´è sospensione. Percorrerai una strada che conosci a stento, dove i punti di riferimento macano all´appello, una strada che hai percorso di fretta il giorno prima per capirne tempi e spazi, Camminerai rassicurando tua figlia, perché non hai scelta, tu sei l´adulto e tu hai deciso che sarebbe andata così, che di nuovo ti saresti rimessa in questa confusione di sentimenti violenti.
Avrai il tuo miglior sorriso nella convinzione assoluta che il primo giorno è la tua prima cartuccia, che ti conviene giocarti bene le tue prime possibilità d´incontro, che lo sai bene che i primi passi giusti sono fondamentali.
Ritorni un po´ bambino anche tu, dentro di te. Sei in ansia per te e per lei. Sai che da quando la saluti a quando la rivedrai il pensiero andrà di continuo a quello che sta provando, a come sarà il suo viso dopo questa prima giornata.
Ci sei passata così tante volte che adesso ti sembra di essere un soldatino ben armato, ma sai anche che per te, come per lei ogni volta è diversa, ogni scuola è diversa, ogni Paese ti accoglierà secondo regole che non conosci.
Mille volte le ho detto ce la faremo anche questa volta, anche se adesso siamo rimaste solo noi due, ma siamo sempre in due... forse la prossima volta, al prossimo spostamento sarò sola... non ci voglio neanche pensare.
Mi è venuta un po'd´ansia a vederla andare via, così sicura e insicura allo stesso tempo. Mi è venuta un po'd´ansia lì davanti a quella nuova scuola a dirmi che sarebbe toccato a me dopo di lei... che avrei dovuto trovare il coraggio di buttarmi nella mischia.
Vai mamma, dai l´hai sempre fatto, mi ha detto mia figlia maggiore. Lei non ha dubbi che io ne sia capace, forse perché alla fin fine mi ha sempre vista ricadere in piedi... forse perché ogni volta all´uscita del suo primo giorno mi vedeva sorridente , a Tokyo a Chennai, a Parigi, a Los Altos.
Vai mamma, me lo sono ripetuto camminando verso Starbucks. Vai mamma, due parole che rinchiudono la forza che ci vuole per incominciare davvero.
Sono entrata e ho ordinato un té. La tazza calda mi bruciava le mani, Vai mamma, e sono salita al piano di sopra, le gambe più pesanti del solito, un misto di paura e voglia di curiosità. Sono entrata in una saletta, qualche poltrona, un gruppo di donne intente a raccontarsi l´estate appena trascorsa, il piacere del ritrovarsi dopo la pausa estiva. Mi hanno guardata. Vai mamma... Ciao sono Giulietta e sono nuova.... mi hanno sorriso, ho sorriso anch´io, mi sono seduta e dentro di me ho pensato ¨è andata, anche questa è andata.¨
Camilla è usicta da scuola, ha aperto la porta ci siamo guardate e abbiamo sorriso, entrambe. Siamo in Svezia, siamo nuove ma ce la faremo.

mercoledì 16 agosto 2017

Prime lezioni dalla Svezia: sto imparando....

15 giorni sono ancora pochini, ma ho incominciato a capire una serie di cose
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Camminare in città, muoversi in autobus o in metropolitana, sono uno sport nazionale qui... e devo dire che mi piace assai
Lo shopping ha tutto un altro sapore... siamo in Europa questo è chiaro (negozi mille volte più belli che nella mia amata California... spiace ma lo Standford Shopping Center non manca affatto)
Gli uomini, oltre ad essere nettamente fighi per una buona percentuale, sono in completo o con giacca e camicia.... come piace a me, non in pantaloncino corto svaccato e t-shirt con disegni improbabili, forse sono anche più fighi di quel che sono perché sono vestiti bene??? (l´andazzo svacco del´homosiliconvalleysiliconvalley passerà di moda prima o poi?)
Nei supermercati si trova di tutto e di più e forse non dovrò neanche più mettere i dadi da brodo in valigia (certo è questione di prospettiva, forse chi ha visto solo il qui, cioè Stoccolma, trova che manchi qualcosa.... per chi come me ha visto l´aldilà del mare  e oltre... beh sembra il bengodi, poi aprono anche Eataly , cosa posso desiderare ancora??)
Il sole esiste anche qui e può essere caldo come quello californiano (so già che qualcuno leggedo questa affermazione penserà che a dicembre non farò tanto la furbetta....)
Alle nove di sera, anche alle 10, le 11.... c´è gente in giro, i locali sono pieni, nei ristoranti si può cenare... (solo chi ha visto la desolazione di Los Altos alle 8:30pm può capire il mio entusiasmo....)
Se piove ci sono mille opzioni al coperto, tra musei e centri commerciali bellissimi. ( quando farà freddo diventeranno casa)
I trasporti pubblici funzionano benissimo, sono puntualissimi ma costano uno sproposito assoluto (sarà per questo che tutti camminano, anche perché pare che il popolo svedese sia un po' simile al genovese, di braccino corto)
Le donne delle pulizie sono cosa rara, ma non mollo... (per par condicio, uomini e donne si dividono i lavori di casa in modo equo...., noi facciamo fare a terzi, è equo mi pare?)
Come mi diceva ieri una mamma americana della scuola, la lingua è ostica soprattutto nella pronuncia: loro scirvono coca e leggono sprite.... per intenderci
Gamla Stan (la città vecchia) è zeppa di turisti, sembra che vadano in giro solo lì.ed è zeppa di simil trattorie italiane, chissà perché...
Gli svedesi sono molto friendly, ma hanno l´aria più sincera degli americani... speriamo non mi smentiscano con il tempo (boh a quanto pare sembra che dipenda molto da quanto sono svedesi con orizzonti ampi e magari esperienze di vita fuori dalla Svezia... allora voglio solo questi!)
Gli scorci die villaggi svedesi affacciati sul mare con casette di legno e pontile con barca incoroporata dei libri di Camilla Lakberg esistono davvero, non se li è inventati. (in uno degli ultimi che ho letto parlava di Stoccolma e della gioventù dorata di Östermalm che si ritrova in ristoranti e locali alla moda... tutto vero)
Il mio forno fa veramente schifo e continuerò a rimpiangere il vecchio (invece le placche a induzione mi hanno piacevolmente sorpresa)
Invece il mio nuovo frigo è fighissimo, ha tanti tuperware incorporati tutti belli incastrati nella porta del frigo, non so se sia un modello svedese, nordico o di ffuso ma mi piace
Ci sono delle spiagge anche in città, ma devo ancora trovare la piscina... non dispero (sarà dura però  dovermi asciugare i capelli, ma penso che non avrò scelta)
Le manicure possono essere anche uomini.... prima manicure oggi e prima manicure con manicure boy, not to bad ( anche qui sembra che l´attività manipedicure sia monopolio asiatico con tendenza vietnamita, il vantaggio è che avendo già dovuto sforzarsi per imparare un po´ di svedese, l´inglese non è pervenuto e mentre ti fanno le mani e ti pittano i piedi non devi fare conversazione!)
Le vie hanno dei nomi da stracazzola, in amici miei ci sarebbero andati a nozze.
non ci sono limiti al biondo, ho incrociato tonalità di biondo mai viste nelle mie vite precedente.
Al consolato italiano sono talmente gentili che Federica mi ha mandato un messaggio chiedendomi se ero sicura che fosse veramente un consolato italiano...
Gli uffici pubblici sembrano funzionare benissimo, gentili, all´ascolto e .... fantascienza?
Il pane è straordinario, hanno una quantità di tipi diversi da far impallidire il resto del mondo, e al ristorante te lo servono accompgnato da una specie di burro da togliersi la fame....
Anche le patate sono declinate in mille modelli, competizione dura con i francesi!!
Qui le Tesla sono dei taxi (fa molto Silicon Valley)
Il rapporto del pedone con il semaforo rosso e conflittuale, proprio non ce la fanno ad aspettare il verde se non ci sono macchine in vista (parlo dei pedoni ovviamente!).
Direi che è tutto per ora.... torno a studiare !😂

lunedì 14 agosto 2017

Scopriamo Stoccolma: primo step....l´isola di Djurgarden e alcune delle sue attrazioni

Gli svedesi da quando il sole incomincia a fare capolino riscaldando anche tiepidamente e le giornate si allungano fino a diventare quasi eterne, amano vivere all´aria aperta... in realtà l´impressione è che amino comunque star fuori indipendentemente dal calore e dalla luce... anche d´inverno sfidano la neve che può anche cadere abbondante in città e girano allegramente!
Per me ovviamente abituata al clima californiano sarà forse dura girovagare al freddo e al gelo, ma di certo questo atteggiamento di vivi lo spazio che ti circonda, clima a parte, mi piace molto.
Stoccolma offre tantissime opportunità di vita all´aria aperta,parchi, spiagge cittadine, viali splendidi, piazze animate,  di giorno come di notte, e appunto in periodo estivo con la luce per gran parte della notte, la tendenza è uscire, uscire e ancora uscire.
Due week end svedesi al nostro attivo, il secondo con tempo più clemente del primo, dove ci siamo rifugiati al Vasa Museet per ripararci dalla pioggia in abbondanza. Tra l´altro fortemente consigliato per chi visita la città, soprattutto con dei bambini e ragazzi. Il Museo conserva una nave da guerra che affondoò nel porto di Stoccolma dopo aver percorso un centinaio di metri il giorno del suo primo viaggio nel 1628. La nave protetta dalle acque poco salate del mar Baltico, che ne hanno permesso la conservazione, è stata riportata in superficie a metà 900 ed è stata restaurata in modo sublime offrendo al pubblico un prezioso tesoro da ammirare oltre a tutta la storia che ne fa da contorno. (https://www.vasamuseet.se/en). Tra l´altro se dopo aver visitato il museo si va a passeggiare a Sodermalm nella zona lungo il mare che va verso il museo della fotografia, sembra di entrare in un villaggio che ricorda quello ricostruito nel museo, casette di legno colorate che ci riportano indietro nel tempo.
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Il museo di trova sulla splendida isola di Djurgarden, dove tra l´altro ha sede l´ambasciata italiana e l´annesso consolato (la bandiera italiana svetta sull´ambasciata e si affaccia sul mare, indirizzo sempre utile per chi fosse di passaggio in città e avesse un problema, e per spezzare una lancia a favore dei servizi consolari, veramente gentilissimi, cosa non sempre di casa...).
Sulla stessa isola ci sono diverse attività da fare, perfette con dei bambini.

Per il nostro secondo sabato svedese, coperto ma non piovoso, siamo tornati sull´isola e ci siamo immersi in una delle attività primaveroestive adorate dagli svedesi, il parco dei divertimenti di  Gröna Lund. Non solo un luna park, ma un punto di ritrovo per week end e serate all´aria aperta, i teens di Stoccolma ne fanno un punto d´incontro, ci si puo ritrovare tra amici e in famiglia a bere una birra e ascoltare uno dei tanti concerti, senza mai mettere i piedi su un´autoscontro! Fondato nel 1883 questo bel parco gode di una vista sensazionale su Sodermalm, di fronte e sul porto di Stoccolma... 
per me questa vista circondati da un´atmosfera festiva vale da sola un giretto, tanto più che non è necessario pagare l´accesso alle attrazioni, basta prendere una carta di accesso al parco, utilizzabile sempre (ingresso gratuito sotto i 6 anni e sopra i 65).https://www.gronalund.com/en/
 Dopo aver visitato il Museo Vasa o aver approfittato di un giretto di giostra ci si  può spostarsi a Skansen, il più antico museo all´aperto del mondo con annesso zoo (altri musei analoghi in europa e negli Stati uniti sono stati chiamati Skansen proprio con riferimento al museo di Stoccolma). Qui si può visitare una riproduzione fedele di villaggio ottocentesco con gli artigiani intenti in lavori d´altri tempi. http://www.skansen.se/en/this-is-skansen
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Altra attrazione degna di nota su quest´isola verdissima, utile in caso di pioggia, o come pausa rinfrescante, perché anche a Stoccolma può far caldo!
il Nordiska Museum  il più grande museo di Svezia consacrato alla storia e alla cultura svedese, utilissimo per scroprie qualcosa di più di questo affascinante Paese di cui poco si studia sui libri di scuola. L´edificio che lo ospita è veramente molto bello, sembra un castello rinascimentale, pur essendo nettamente più recente
, costruito nel 1907 .https://www.nordiskamuseet.se/
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a dimenticavo sull´isola c´è anche il museo dedicato agli Abba, il famoso gruppo Pop svedese.... per gli appassionati!

domenica 13 agosto 2017

Vikten av att tala det lokala språket (l´importanza di parlare la lingua del posto)

Che effetto strano vivere in un Paese in cui anche leggere un´etichetta diventa un´impresa... era dai nostri tempi giapponesi che non provavo la strana sensazione di non capire nulla, con una bella differenza adesso, non mi si legge in faccia che sono straniera. Almeno a Tokyo si capiva subito che io era una gaijin e nessuno si aspettava che mi esprimessi in lingua nipponica, le mie poche frasi erano anzi prese con grande entusiasmo, forse ancor più enfatizzato dal fatto che nessuno si aspettasse nulla da me, straniera che ero. Qui tutto è diverso, qui di primo acchito mi scambiano per una di loro e tutte le volte tiro fuori la faccia da allocca e il sorriso più bello, seguito da un sorry che apre automaticamente le porte al loro inglese fluentissimo... ma al primo approccio svedese è... ed è abbastanza chiaro che un´ infarinatura ci vuole eccome, se non tanto per parlare almeno per leggere indicazioni e etichette, o per mavigare sui loro siti spesso solo in svedese, o per capire le loro email, se non ne dettaglio, nel generale, senza per forza ricorrere a google translate.
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Oggi vado alla posta, o ad una specie di posta in cui si ritirano i pacchi (qui devo aprire una parentesi, per me che arrivo dal Paese in cui tutto viene allegramente depositato davanti alla porta di casa, che sia il pacco di Amazon o la spesa fresca di giornata, essere passata al Paese in cui non solo non c´è Amazon -di per sé già terribilmente doloroso- ma in cui il pacco devi andartelo a ritirare nell´ufficietto adibito al ritiro, beh è un passaggio traumatico), arrivo alla posta con i duecento sms in svedese stretto ricevuti, dai quali capivo che i pacchi erano arrivati, ma nulla più... tipo analfabeta metto il mio telefonino sotto gli occhi del tipo genitlissimo dicendogli che non capisco e, in poche parole, che se la sbrogli. La grossa fortuna è che comunque tutti ma proprio tutti parlano un inglese perfetto, e questo è ciò che frega e spinge a pensare che lo svedese non serva e si possa vivere qui senza, falso!
In modo diverso dal Giappone, in cui il ginglish (il misto inglese giapponese che più si avvicina all´inglese di cui i giapponesi  fanno uso) era abbastanza ostico da capire e solo una piccola parte della popolazione lo parla... quindi lì non c´era storia anche per comprare il pane un´infarinatura era necessaria e così mi sono appliccata almeno per imparare a formulare le domande di prima necessità, con la capacità di capirne minimamante le risposte almeno quelle senza varianti sul tema. I giapponesi se ti sentono minimamente rispondere in lingua vanno in estasi e se anche dichiari a gran voce, in giapponese ovvio , che in realtà non parli, loro pensano che il tuo sia un peccato di modestia e partono in monologhi entusiasti. In Svezia per altri versi non masticare neanche un briciolo di svenska ti rende un po´ un handicappato sociale, se non appunto nel dialogo nella percezione delle cose che ti stanno intorno, che vanno dalla bottiglia di latte (scremato, non scremato?) all´annuncio della fermata successiva (adesso ho imparato che è nästa stopp +la fermata, ma non sempre è facile capirne la pronuncia).
Insomma se in Francia, India e Stati Uniti ho goduto di un certo confort linguistico, qui torno un po´ indietro di 12 anni e con molta umiltà mi piego all´ignoranza, tornerò sui banchi il che poi alla fin fine non è un male, per me immergermi in un Paese vuol anche dire capirne un po´ le strutture linguistiche, che possono svelare sfaccettature varie, così come di fondamentale importanza è la sua letteratura, ma per quello ho già un po´ di vantaggio perché ormai da anni adoro e divoro autori svedesi! (grandiosa scoperta in data Camilla Lakberg, incredibile scrittrice di fiction in clima puramente svedese, la consiglio).

venerdì 11 agosto 2017

Prime scoperte svedesi : l´isola di Sandhamn

Due ore di traghetto tra isole e isolotti dell'arcipelago di Stoccolma. Due ore ad osservare sbalorditi una natura incredibile. Come ci si immagina il nord Europa: natura e casette di legno, ognuna con il suo pontile e la barca a chiudere uno dei paesaggi più belli.
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Due ore con qualche stop per arrivare a Sandhamn, splendida isola. Basta mettere il piede a terra per capire che qui i ritmi sono quelli delle vacanze. Non vi sono auto, qualche bici. Tantissime barche a vela nel porto, cerate colorate.
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Sandhamn, l'isola di sabbia, diventata luogo di villeggiatura nell'800. Le sue casette di legno colorate, non c'è asfalto solo natura. Un'immensa foresta di pini, spiagge bianche.
È l'ultimo colpo di coda della nostra estate 2017, questa estate un po strana come tutte quelle a cavallo di un trasloco. Da una settimana o poco più chiamiamo Stoccolma casa  e quale via migliore per concludere le nostre vacanze, prima del ritorno a scuola la prossima settimana, che una gita fuori porta immersi nel nostro nuovo Paese?
Devo dire che l'idea non è stata mia ma dei nostri primissimi ospiti, la mia amica Elise e i suoi ragazzi. L'idea era dopo qualche giorno a visitare Stoccolma, concludere con qualcosa che avesse un ritmo di vacanza marina, senza timori che l'agosto svedese potesse deluderci.
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Sandhamn ci ha accolti con un sole splendente e un cielo terso da cartolina. Ho messo il piede a terra e mi sono detta che era proprio così che immaginavo le isolette svedesi. Sono rimasta conquistata dai primi tre passi verso il nostro hotel, splendido davanti al porto. The Sandhamn Yacht hotel, camere carine e ottima colazione a buffet. Due hotel sull'isola e un bed and breakfast. Casette splendide sparpagliate nei tre chilometri di lunghezza o poco più. (https://www.sandhamn.com/en/)
Noi abbiamo affittato le bici e non ci è voluto molto per percorrere il giro dell'isola, un 5 chilometri, passando da una spiaggetta all'altra. Carine e assolutamente non affollate, quella di 
Trouville, nella parte sud dell'isola, che prende il nome dalla nota località francese sulle coste di Normandia, dove sorsero le prime casette di villeggiatura a fine ottocento, e che si affaccia sul mare aperto, quella  di Fläskberget, più piccola ad ovest del villaggio, quella di  Stärkarlshamn a 5 minuti a piedi dal nostro hotel, da dove ammirare il faro di Grönskär, proprio di fronte.
Il mare è freddo... beh non ci si poteva aspettare diversamente dal mar Baltico, ma due bracciate le si fanno comunque con piacere.
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Per godere al massimo dell'isola si possono comprare dei buoni panini alla Sandhamns Bageri e andare a fare un pic nic su una delle spiagge, niente prosciutto e mozzarella, molto salmone e gamberetti...
Oltre alle bici si possono affiatare dei Kayak e remare alla scoperta delle altre isole. Noi ci siamo divertiti tantissimo scoprendo cricche da togliere il fiato, attraversando paesaggi splendidi tra l'isola di Lökholmen e quella di Kroksö, per distenderci poi al sole tra patatine e risate al fondo di una bellissima baietta. Braccia un po' doloranti perché il rientro contro corrente è stato sportivo, ma quanto divertimento!
Pochi ristoranti sull'isola, ma sufficienti per avere un piccolo aperçu della cucina locale. Per il pranzo niente male lo Sjömacken's café, con aringhe, granchio, uova di salmone a volontà e ottimi succhi di frutta fatti sul momento. Per cena ne abbiamo provati due ( siamo rimasti due notti), quello dell'hotel veramente ottimo, dagli antipasti al dessert, con porzioni equilibrate. Palma d'oro dell'entusiasmo per le verdure di stagione cucinate con una salsina speciale e per l'immancabile salmone crudo.
Buono anche il Sandhamns Värdshus (http://www.sandhamns-vardshus.se/, che fa anche da bed and breakfast), con ottima zuppa di pesce, carne cucinata alla perfezione ( pare che sia una delle specialità dell'isola, presentata su pane e con salsa tartare), mousse di cioccolato bianco e gelato alla vaniglia con salsa al caramello, notevoli.
I prezzi sono altini, sia per gli hotel che per il resto, ma siamo in Svezia e su un'isola quindi non stupisce. La gentilezza regna sovrana ovunque, e ci si sente ben accolti, non come in certe spocchiose località nostrane dov'è sembra quasi che ti faccia in un favore a servirti due caffè e tre bicchieri d'acqua per 25 euro ( vita vissuta). In giro tante famiglie con bambini, tutti biondissimi in una bella  atmosfera di vita di porticciolo.
Ci ho lasciato il cuore e ci tornerò, in qualsiasi stagione, pare tra l'altro che d'inverno la neve sia candida come raramente vista e fare sci di fondo sulle spiagge sia spettacolare....
Per gli appassionati di gialli svedesi( io lo sono), i libri di una delle scrittrici svedesi più tradotte dell'ultima generazione, Viveca Sten, si svolgono proprio sull'isola di Sandhamn, un motivo in più per andarci dopo averne letto qualcuno, o di leggerne qualcuno e poi organizzare un viaggio!

domenica 6 agosto 2017

Lo shock al contrario: ritorno in Europa si, ma con stupore!!

Shock all´incontrario. Siamo in Europa di nuovo, in poche parole siamo in chilometri, celsius,  e tutte le belle cose del caro vecchio continente. Accendo il forno e lo regolo su 180, e lo sento caldo e pronto a fare il suo dovere.... 5 anni fa stessa operazione, stupendomi di quanto fosse all´avanguardia il forno della Silicon Valley, caldo ma non caldo... peccato che fosse in Farenheit e solo vedendo che il mio pollo rimaneva sempre pallido e smunto... beh ho capito...
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Quanto relax nel procedere per metri, nel comprare per litri... o almeno pensavo... invece in 5 anni la nostra mente si abitua, si imposta su un nuovo set up... e ti becchi a dirti ho camminato 3 miglia, o semplicemente a guardare quel mingherlino litro di latte e a chiederti dove sono i tre galloni e mezzo di non così lontana memoria. O molto più semplicemente ti dici ¨ci sono 75 oggi¨ ma 75 che??? apri gli occhi sei in Europa.
Ma queste sono cosucce... lo shock è ben altro quando apri il frigo e ti chiedi come possa starci tutti (della lavatrice della Barbie vi ho già detto un paio di post più in là) o ancor peggio quando vedi quella teglia che normalmente avresti infornato con una degna compagna al suo fianco, sola soletta nel forno, nel quale è entrata al pelo...ringrazi di aver buttato via le teglie da pizza di californiana memoria perché avresti dovuto per utilizzarle mettere insieme il tuo e il forno dei vicini in una fusione spaziale impossibile per raggiungere dimensioni americane!!
E poi continuaiamo.... sono qui da 5 giorni e non ho ancora incorciato nessuno in pigiama, gente strana se ne vede, ma in pigiama e crocs nessuno... ma dove sono andati? Ah si certo siamo in Europa tutti ben vestiti con il pantalone giusto e la camicia stirata....di conseguenza in 5 giorni nessuno mi ha ancora fermata per elogiare scarpe, vestiti e accessori vari... cioè qui a nessuno viene in mente di fermare uno sconosciuto per dirgli ma che belle scarpe che hai...
Ma non è finita, siamo in Europa ma in un posto dove a livello di comprensione siamo tornati indietro al Giappone, certo che tutti parlano inglese e anche perfettamente, ma per prima cosa quando ti si rivolgono lo fanno in svedese e solo di fronte alla tua faccia un misto di allucinato e vergognoso (allucinato perché appunto ti senti proiettato 12 anni più indietro in Otsuma dori nei tuoi primi goffi tentativi di uscita giapponesi, vergognoso perché ti senti quasi in colpa di non capire). Il problema vero è capire ciò che compri, perché si sa il packaging può mentire o essere deviante e non è detto che l´istinto ti guidi sempre nella scelta giusta ... insomma doppio Shock: sono in Europa ma non mi posso esprimere con tutto il mio potenziale e qui urge buttarsi a pesce in un´ínfarinatura di svedese ... corsi di lingue a me!!
Ma proseguiamo... non sono più una delle poche povere criste a camminare, tirarmi dietro il carretto con la spesa, a non avere il sedere pesante sempre posato su una grossa auto. Qui tutti camminano, camminano e camminano e quando non camminano vanno in bici, e quando non vanno in bici prendono, udite udite, i trasporti pubblici, cosa impensabile per una persona mediamente classe media in su americana, che sottolinea la sua discreta riuscita nella vita proprio con il rifiuto di mischiarsi con chi la macchina non ce l´ha  rombante da esibire come simbolo di riuscita sociale. In America solo gli sfigati prendono il tram, Qui potrei dire che solo gli snob prendono la macchina, gli altri macinano chilometri (e dai fisici slanciati si vede e di conseguenza chi sbaglia???)
Molto più moto e sicuramente cibo più sano... in questi 5 giorni non ho letto un´etichetta e la carne dal macellaio era talmente bella che non mi sono neanche ricordata degli ormoni e degli antibiotici che mi ossessionavano qualche mese fa... ( tra  l´altro deviazione sul tema quanto è buono un bel carpaccio finalmente a portata di mano).
Lo shock c´è sempre un po´ quando si cambia, fa parte del gioco e direi che è, tutto sommato, la parte più bella, quella in cui ti stupisci perché non capisci , cerchi di adeguarti ma non puoi...
Adesso siamo in fase di aggiustamento, durerà mesi, penso che ancora a lungo caricando la lavatrice mi farò domande su come la Barbie possa farci stare i suoi vestiti, queli di Ken e Kelly, senza passare 24 ore ininterrotte a fare lavatrici, o sempliemente correrò un giorno in chilometri e uno in miglia per un po´ in un allegro melange spaziale.... per il resto sono convinta che ci saranno tante cose da scoprire giorno per giorno che mi daranno quella tipica scossa di adrenalina che solo si ha quando si cambia Paese!


sabato 5 agosto 2017

Il campeggio minimal chic: errori all´atterraggio!!

C´è chi predica bene e razzola male... beh ecco siamo noi!! nel libro non smetto di sottolineare quanto sia importante in fase di atterraggio in un nuovo mondo, di rendere il tutto il più semplice possibile, eliminando fonti di stress ulteriori alle tante intrinseche nel cambiamento stesso: nuovo lavoro, punti di riferimento da ricostruire, poca rete sociale....
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La condizione migliore è arrivare in un posto che sia già casa, evitando tappe intermedie...i 15 giorni all´hotel, simpatici le prime 48 ore, nel tentativo di creare routine stonano e snervano: esperienza indiana docet, il quindicesimo giorno avevamo voglia di una cena normale nei nostri piatti, di una colazione in piagiama e di lunch box non da ristorante!!
La condizione ancora migliore è non solo arrivare in un posto che sia casa, ma anche con tutto miracolosamente già a destinazione.... in questo nel caso della California siamo stati abilissimi, imponendomi campeggio minimalista alla partenza per tre settimane, ci siamo evitati quello d´atterraggio, con un trasloco arrivato sul filo del rasoio 24 ore prima dell´allegra famiglia e mobili disposti in modo abbastanza ordinato all´apertura della porta di casa, con gran gioia di Macchi che dopo tanto trambusto ritrovò il suo caro divano intriso di odori di nido!
Diciamo che in 20 anni di formule ne abbiamo provate diverse, cercando ogni volta di aggiustare il tiro e di migliorare quello che ci aveva stressato in precedenza, a volte con successo altre con la memoria corta che ci faceva ricadere in errori peggiori .... per fortuna anche in situazioni super precarie come quella del passaggio dall´India alla Francia abbiamo cercato di mantenere il sorriso a tratti oscurato, ma solo a tratti... anche nella fase in cui contavamo i giorni tipo carcerato con croci sul calendario, che ci separavno dalla fine di quel supplizio!
Insomma con il nostro bagaglino di esperienze buone e meno buone siamo arrivati all´ennesimo spostamento e all´ennesimo set up, riuscendo anche questa volta ad inventarci qualcosa di nuovo!
Beh per l´arrivo nella casa numero otto, complice anche la micetta che con la sua presenza ci pone dei limiti di permanenza in hotel o residence, siamo riusciti ad affrontare per la prima volta il camping al´arrivo. Il tutto ha dei grossi vantaggi.... niente mobili da spolverare e quando passi l´aspirapolvere tiri dritto senza deviazioni!
Nella nostra casa minimal chic dormiamo per terra e mangiamo per terra, con tovaglia posate e bicchieri in una meravigliosa cucina dove per il momento troneggiano una nespresso ultimo grido super tecnologica e un paio di pentole nuove di zecca.
versione pic nic

versione cuccia

In realtà è più campeggio del previsto, l´idea iniziale era far ricorso ad una delle società che affittano mobili nell´attesa dell´arrivo del container... ma non avevam fatto i conti con le vacanze svedesi, peggio dell´agosto italiano anni 80, quando le città afose si svuotavano e quelle ventilate fronte mare triplicavano in numero di abitanti. Beh qui è lo stesso, lo svedese a luglio va in vacanza e tutto si ferma....
Comunque  vabbé anche senza tavolo riusicamo a goderci questo nuovo atterraggio, ridendo anche un po´ per la situazione nuova in cui ci siamo messi: 5 piatti, 5 forchette, delle candele da veri svedesi ma in estrema allegria....
Il trasloco dovrebbe arrivare tra un paio di settimane, salvo imprevisti e non credo che Macaron sarà l´unica a gioire dell´arrivo del nostro amato divano... anch´io finalmente potro posare il mio riverito sedere su qualcosa di più morbido del mio nuovo scricchiolante parquet!!

giovedì 3 agosto 2017

Välkommen till Sverige

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36 ore che sono in Svezia. 36 ore nella casa numero otto, molto essenziale per il momento ( il trasloco arriva tra 15 giorni circa). 36 ore a immergermi in un mondo che sarà mio, cercando di non pensare troppo al mondo che è stato.
casa minimalista con picnic a lume di candela

36 ore a farmi un' idea, cogliere dettagli. Guardare in su e in giù...
Poche 36 ore per capirci qualcosa ma abbastanza per farmi balzare all'occhio un certo numero di cose in confronto e scontro con il mondo precedente.
In ordine sparso
Le dimensioni: tutto è nettamente più piccolo, dalle confezioni di cibo che ri-assumono taglie europee, a quelle degli elettrodomestici... Ci ho messo cinque buoni minuti a capire che la mia nuova lavatrice non è un modello della barbie, ma una assolutamente normale, la "sbagliata" era la mastodontica americana accompagnata dall'altrettanto mastodontica asciugatrice... Unico neo: non potrò più lavare in una botta sola le lenzuola di tutta la famiglia! Non vi parlo poi del forno dove del tacchino di Thanksgiving entrerebbero solo le due zampe posteriori....
Unica eccezione a queste dimensioni assolutamente ridicole, i panetti di burro.... Qui gli americani potrebbero impallidire per la gelosia...
smör ...
Il pane: buonissimo, con panetterie che danno voglia di comprare, la mia baguette di Voyageur du temps a Los Altos che mi dava già ottime sensazioni, mi fa dire che a volte ci si accontenta proprio, qui sono dei professionisti, e se uniamo questo pane al fantastico burro, quello dei panetti giganti di cui sopra.... Le mie corse mattutine dovranno rapidamente far parte dei programmi. Lato prezzi del pane assolutamente californiani, su questo siamo allineati, non sarò spaesata!
La statura: sono alti, gli svedesi sono veramente alti. Scenetta ieri, vado a pranzo con Chiara e Camilla, ordiniamo alla cassa, faccio due o tre domande al tipo per capire che cavolo ci fosse nel menù, in svedese stretto, lui gentilmente abbandona la cassa per venire dal lato cliente, me lo trovò di fianco, gli arrivavo al fianco... Pensavo dall'altra parte fosse su una pedana! Aiuto!
La lingua: assolutamente incomprensibile all'orale, scritta ci si appiglia qua e là a qualche assonanza con l'inglese.... Se è vero che qui sono tutti perfettamente fluenti in inglese in queste 36 ore mi sono resa conto che un'infarinatura sarebbe necessaria, almeno per la spesa al supermercato... Per ora google translate sarà il mio alleato numero uno!
I vestiti: beh si vede che siamo in Europa e in un Europa ricca, tutti belli curati, uomini e donne, niente più crocs e pigiama, sono in felice estasi.
Le case: sono vere, con muri spessi e belle porte di legno, pavimenti che scricchiolano e finestre senza spifferi ( diciamo che il clima ha insegnato indubbiamente a costruire nel modo giusto), sarà comunque bello far fatica a piantare un chiodo nel muro senza rischiare di spuntare nella stanza accanto.
Ikea: qui ci vorrebbe un post tutto suo, eh si perché in queste 36 orette ho anche trovato il tempo di andare ad Ikea. Un po di emozione, dopo aver varcato soglie di Ikee da una parte all'altra del mondo, essere in madrepatria di Ikea mi dava una certa eccitazione. Ikea è esattamente uguale anche qui, solo tre volte più grande! Da Ikea ci si arriva, anche con il pulmino Ikea, anch'esso giallo e blu dall'esterno all'interno, sedili compresi e persino il pulsante per richiedere la fermata: total look!

Il sole: per ora c'è anche qui, bello caldo... E con esso ancora tanta luce, il che non mi aiuta a poltrire nel letto, e anzi mi spinge a scrivere sul blog ad ore antelucane
 
dalla finestra oggi

....si lo so che arriveranno i tempi bui, ma per ora mi godo il tutto senza pensarci...sono solo 36 ore che sono qui e l'ottimismo regna sovrano!
Welcome back in Europe, välkommen till Sverige!