martedì 4 luglio 2017

Trasloco con bonus!

Ho ripercorso una casa vuota, mano nella mano con Camilla le lacrime che rigavano le nostre guance. L'ho ripercorsa stanza per stanza per imprimere ancora una volta nella mia memoria le immagini del mio mondo, che non è più mio.
Ho pianto dando l'ultimo giro di chiave, ho pianto di tristezza, perché come ho già detto chiudere una porta ha un significato molto più profondo di un semplice gesto.
Ho pianto di liberazione, di stress, di felicità. Pianti che si sono mescolati, sommando e confondendosi. 
Ho pianto di liberazione perché alla fine le ultime settimane sono state un continuo salutare, un lento separarsi dalle persone a cui voglio bene, e alla fine diventava sempre più doloroso l'ultimo abbraccio, l'ultima frase. Non ho versato una lacrima salutando, mi sono fatta quasi paura, mi sono chiesta se vent'anni di saluti e partenze non mi avessero resa troppo dura... Era una forma di protezione, se avessi pianto ogni volta non sarei arrivata a fine corsa... Ho pianto di botto nel momento del distacco finale... Mi ha fatto bene.
Ho pianto per lo stress degli ultimi giorni, un crescendo. Il trasloco è filato liscio di per sé, équipe ottima, lavoro super organizzato. Alla fine del primo giorno sentivo pian piano di essere a cavallo. Non ho fatto i conti con la sfiga, con l'imprevisto che durante un trasloco non dovrebbe mai essere presente. E invece per noi questa volta è stata la corsa al pronto soccorso e un'operazione di appendicite per Paolo, una notte in ospedale, un sospiro di sollievo perché al posto di essere in sala operatoria avrebbe dovuto essere in aereo, ma per fortuna sull'aereo non ci è mai salito, perché come un sesto senso l'ha spinto a vedere il medico prima di prendere la strada dell'aeroporto e per lei non ci sono stati dubbi, non sarebbe stata SFO la sua destinazione serale, ma Stanford Hospital. E così è stato, e ho gestito l'emergenza, la fine del trasloco, il gatto stressato, la figlia quindicenne che diceva ciao alle sue amiche del cuore...Ho pianto perché alla fine non ne potevo più!
Ho pianto di felicità leggendo le stupende parole che un'amica mi ha scritto, e le ho anche detto grazie perché grazie a lei mi ha fatto bene piangere ... Ho ripianto di felicità leggendo il messaggio di Chiara sulla strada dell'aeroporto, le stupende parole di mia figlia diciassettenne mi hanno dato brividi nella schiena e riempito il cuore, e sono sicura che conserverò e rileggerò nel tempo questi due stupendi messaggi, che racchiudono il senso di questa vita emozionante che ci offriamo, ma che purtroppo si trascina dietro anche un fondo di positivo dolore!
Pensavo fosse tutto finito venerdì, Paolo uscito dall'ospedale ( eh sì una notte e a casa per un'appendicite in Us) e abbastanza in forma per poter riprendere il volo, sapevo che tra noi e il nostro volo di sabato sera ci sarebbe stata solo una giornata da riempire che era già piena, organizzata. Non avevo fatto i conti con un passaporto, il mio, dimenticato nella stampante, giovedì nel trambusto dell'ospedale. Un passaporto imballato e chiuso nel container, pronto a partire...
Panico. Angoscia, telefonate una dietro l'altra, traslocatori, consolato, Console. Tre ore a chiedermi se sarei partita con in bonus lo stress legato al fatto che quando si viaggia con un gatto non si sale sul primo aereo, e il gatto doveva partire sabato sera, come previsto. In tre ore ho aspettato è fatto e rifatto programmi con la rabbia di essere stata così stupida da fare l'errore di uno che trasloca per la prima volta. Erano settimane che i passaporti erano in un posto sicuro insieme a tutti i documenti che non potevano partire nelcontainer.
Alla fine l'hanno tirato fuori dalla stampante, dallo scatolone, dal container, alla fine sono partita. Alla fine sono arrivata. La California è dietro di noi. I nostri cinque anni californiani entreranno a far parte del capitolo dei ricordi. Le amicizie rimaste là diventeranno telefonate su Skype e messaggi su Whats App, diventeranno come tutte le precedenti, lontane, ma vicine, qualitative e non quantitative.
Adesso posso tirare il fiato, sono sopravvissuta a 72 ore abbastanza surrealiste, ma adesso rido pensandoci!
( post scritto qualche ora prima del successivo casino...)

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