domenica 30 luglio 2017

Questi 30 giorni....

Questa estate 2017 sta volando via alla velocità della luce. È passato un mese esatto dal trasloco e un mese fa mi nutrivo degli ultimi momenti californiani con una gran voglia di staccare la spina e partire in vacanza. Ci siamo lasciati alle spalle mesi intensi e questo luglio serviva a ricaricare le batterie e a fare il pieno di energie per partire con il piede giusto. Tra poco più di due settimane riprenderà la scuola e la nostra vita avrà quel ritmo nuovo tra scoperte e routine da conquistare.
Negli ultimi trenta giorni è successo di tutto e di più, ho l´impressione di aver vissuto il doppio e forse avrei avuto bisogno di molto più relax per essere veramente pronta.... ma non c´è più tempo adesso, dovrò aspettare le prossime vacanze per veramente tirare il fiato, si sa che l´estate dei cambiamenti si tira dietro fatiche che si assorbono lentamente.
In questi 30 giorni abbiamo racchiuso vacanze e incontri, fatto il pieno di tutto ciò che ci è mancato, indispensabile per ripartire....Abbiamo incontrato tanti amici, baciato guance, riso e scherzato. Abbiamo raccontato scelte, avventure, messo a nudo sentimenti. Abbiamo stupito, perché quando si saltella da un Paese all´altro si stupisce sempre un po´ chi non lo fa. Abbiamo ricevuto critiche, quelle ci saranno sempre perché il perché di certe scelte lo capisce solo chi vive come noi.
Mi fa strano adesso pensare che non ci saranno 12 ore di volo a separarmi da casa. Mi fa strano dirmi che a settembre ritornerò il tempo di un week end, perché adesso sarà semplice e fattibile. Mi fa strano non salutare tutti con i crismi necessari perché poi dovranno passare mesi e mesi.
Le distanze assumono veramente forme diverse quando si vive come viviamo noi, l´Europa diventa un piccolo mondo e hai l´impressione rientrandoci a vivere di avere tutto a portata di mano. Mi ricordo quando dall´India rientrammo a Parigi, mia mamma sorridendo disse ¨è come se abitaste tre isolati più in là...¨ in un certo senso sembra quasi.
Saltare su un aereo in questa Europa non così immensa è più semplice e meno costoso che farlo quando si vive al di là degli oceani, quando le ore diventano troppe e la differenza di fuso ti stanca al solo pensiero.
Parto, per la prima volta dopo anni, come si parte per un week end fuori porta, i saluti sono meno lunghi proprio perché si sa già che sarà tutto molto più semplice, i sentimenti sono meno confusi. Parto con le mie tante valigie, come sempre tra due case le valigie sono molte di più che per una semplice vacanza. Parto con un micetto che si sta sicuramente chiedendo quando questa follia finirà. Parto con le mie ragazze e il loro carico di paure. Parto con un po´ di nostalgia per quello che non è più ma tanta eccitazione per quello che sarà.
30 giorni intensi, solo 30 per passare da una vita ad un´altra.....

venerdì 28 luglio 2017

Estate.

Osservo, sdraiata al sole. La pelle luminosa e calda, le voci in sottofondo. Osservo la vita che scorre, bambini che giocano nell'acqua, donne e uomini che leggono, ridono, sognano.
L'estate scivola lieve come le gocce di mare sulla mia pelle abbronzata, intorno c'è vita rilassata e rilassante.
Un bimbetto di cinque sei anni si tuffa e si fa sgridare. Più in là dei ragazzini di schizzano di acqua e di vita. C'è ancora chi fuma e mi sorprende sempre. C'è chi sorseggia una bibita e chi divora un libro.
I venditori ambulanti gridano forte, il grido della disperazione, ti prego compra, guarda, aiuta. Gli occhi dei marocchini fissano in modo imbarazzante, la spiaggia ti mette a nudo e non sei a tuo agio con quegli sguardi che vogliono dire molto o forse è solo la sensazione che hai.
Le donne velate camminano sulla passeggiata, un contrasto forte con le turiste in bikini. Due mondi che si sfiorano e non si appartengono.
Qualche famiglia, gruppi di uomini, qualche coppia.
Al di là dell'ingresso un oasi dove nessuno cercherà di venderti nulla, sul bordo piscina qualcuno azzarda anche un topless, forse quasi eccessivo quando fuori c'è chi non mostra neppure un angolo di viso.
Quattro ragazzine adolescenti chiacchierano , visi allegri, occhi che sprizzano vita e emanano gli stessi desideri, lo stesso sguardo rivolto al futuro da costruire, sicuramente sogni molto simili. Le loro voci squillanti mi fanno alzare lo sguardo. Belle. Mia figlia è tra loro nel suo due pezzi minuto come lei. Sta raccontando di sé, le altre la interrogano incuriosite, la sua vita al di là dell'oceano, orizzonti incredibili. 
Si guardano, si raccontano, non vedo differenze, ragazze di Paesi diversi intorno ad una piscina sotto il sole caldo di luglio. Tre in bikini, una in burkini, rosa. Il suo viso sorridente è inquadrato da un velo di licra uguale al resto che le fascia il corpo fino alle caviglie. Nuota, salta, ride con il suo corpo protetto. Non è infastidita dal resto del gruppo che mette in mostra pance piatte, scorci di seno, natiche sode. E loro nei loro costumini non hanno disagio nei suoi confronti. Mi piace, questo è il mondo che vorrei, così come questo gruppetto di differenza e uguaglianza, di tolleranze e capacità di andare oltre ciò che ci può dividere.... Loro sono il futuro, coperte da un velo o scoperte nei loro costumini ridotti. Loro, i loro sorrisi, gli occhi che guardano nella stessa direzione dovrebbero insegnarci molto, e far credere che forse saranno loro la generazione giusta, quella della tolleranza!
Buona estate!!

martedì 25 luglio 2017

Marocco 2017!

Eravamo stati in Marocco poco più di 18 anni fa, con una Federica piccolissima e una Chiara che si rivelò esistere poche ore dopo il nostro rientro a Parigi.
Abbiamo deciso di farne la metà delle nostre vacanze 2017, metà non troppo lontana per non sottoporre ancora Paolo a mille voli e mille fusi e metà facile da raggiungere per solo due settimane, dove unire relax e scoperta, il tutto condito da una cucina piacevole e saporita.
Prima tappa Marrakech: uno dei posti che volevo assolutamente vedere.

Per tre giorni il Muezzin ha scandito il ritmo delle nostre giornate, ci ha accompagnati nel nostro vagare da turisti in giro per i vicoli affascinanti della Médina.
Un misto di de sensazioni e odori mi ha fatto compagnia, un qualcosa che mi ricorda l'India nel caotico intrecciarsi di persone e motorette nelle strade. Miriadi di gatti e gattini al posto di mucche,  polli e cani randagi.

I negozietti di alimentari assolutamente improbabili si susseguono. La carne in attesa di  essere acquistata è esposta a caldo e mosche. Le ragazze storcono il naso, ricordo loro la macelleria di Chennai, dove, dopo un po, non mi accorgevo nemmeno più delle mosche che facevano da contorno.... È questione di abitudine....
Mi becco a pensare che tutto sommato l'espatrio in Paesi così mi intriga di più che quello comodo comodo che abbiamo appena lasciato dietro di noi e del super confortevole che ci si sta aprendo davanti.... Strano vero sentire la mancanza delle sfide che solo i Paesi meno ricchi di confort ti regalano...
Ma torniamo a noi e ai nostri giorni marocchini.
Tre notti in uno splendido Riad, coccolati con un ottima colazione, immersi in un'atmosfera che solo i posti così ti possono regalare. Colazione sulla terrazza, fine serata sulla stessa accarezzati da una leggera brezza rinfrescante.
Come sempre noi amiamo vagare senza piani precisi precisi, ci piace perderci nei posti, seguire strade che portano fuori dai sentirei turistici battuti, non ci fanno paura i ristorantini tipici senza menù turistici, dove vanno i locali.
Unico neo di questo vagare farlo con tre ragazze carine attira commenti e sguardi e le ragazze stesse erano un po' imbarazzate... Io con i miei anni gestisco forse meglio di loro queste situazioni e ne sorrido, ma a 18 -20 anni da più fastidio lo sguardo insistente e il commento non richiesto.
Da fare: 
Girare senza meta nella Médina, guardare in su e in giù, c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. I vari souk si susseguono senza pause, vendono una accozzaglia di cose, alcune belle, altre super turistiche ... unica seccatura i venditori che ti si attaccano come mosche e ti fanno passar la voglia anche solo di soffermarti a guardare. Gettare un'occhiata può proiettarti in trattative lunghissime dalle quali uscirai pelato con due tappeti e 4 piatti!
Sorseggiare un tè alla menta su una delle tante terrazze dei bar intorno alla piazza Jemaa-El-Fna e da lì osservare la vita frenetica soprattutto dopo una certa ora quando le temperature scendono dolcemente. C'è di tutto dalle tatuatrici con l'henné, ai presunti incantatori di serpenti, dai venditori di succhi di frutta, agli ambulanti che vendono un mondo vario.
Visitare il Palazzo della Bahia, trascinandosi di sala in sala, ammirando i soffitti splendidi e l'armonia degli spazi, sedendosi all'ombra del giardino approfittando della quiete.
Fare un giro nella Medersa Ben Youssef, antica scuola coranica, che avrebbe bisogno di una netta ristrutturazione, splendido esempio di architettura arano andalusa. Fu la più grande scuola coranica del Maghreb, poteva accogliere 300 allievi che alloggiavano nelle 132 celle... Figlie mie non lamentatevi del vostro dormitorio di NYU, lusso e confort assoluto in confronto!
Passeggiare nel quartiere ebraico non lontano dal palazzo della Bahia, dove adesso di ebrei ne sono rimasti ben pochi.
Godere del panorama dalla terrazza del museo della Fotografia, la Médina , la città di Marrakech e l'alto piano dell'Atlas sono uno spettacolo sublime.
Dove mangiare:
Come ristoranti ne abbiamo fatti diversi, diciamo che dal punto di vista gastronomico il migliore è sicuramente Le Jardin, in un cortile ordinato e verdeggiante ottimi piatti di cucina locale. Buono ma soprattutto in un quadro gradevolissimo La terasse des épices, la specialità di Marrakech era forse un po' poco spezziata  per i nostri gusti. Nomad la terrazza dove si mangia è trepitosa, ottima cena ma servizio di una lentezza diabolica...
Veramente da fare una puntata all'hammam, noi abbiamo optato per uno più occidentale nella Spa l'Heritage, servizio super, un momento piacevolissimo.
Seconda tappa Essaouira, il relax che doveva essere e non è stato.
tipico ristorantino da turista fai da te munito di guide du Routard.... 
Ci siamo lasciati Marrakech alle spalle filando verso il mare direzione Essaouria.
Diciamo che su Essaouira riponevamo grandi aspettative, paradiso ventoso affacciato sul l'oceano con le sue mura e il porticciolo folcloristico, era stata scelta proprio per la possibilità di fare vela, surf, kite.
Il nostro piacere è stato in parte rovinato dalla disastrosa casa scelta, assolutamente non corrispondente a quello che ci saremmo aspettati. A pochi passi dal mare in una zona della Médina lasciata abbastanza all'abbandono, tra immondizia e caos, intrisa di umidità. Un antro buio e poco piacevole, che forse con un po d'impegno è spostata altrove sarebbe diventata la casa che doveva essere.
Un mix di feeling poco piacevoli ci ha fatto affrontare Essaouira con il morale sotto lo scarpe. Mai come quest'anno aspettavamo le vacanze, e soprattutto dopo le ultime caotiche settimane tra trasloco e appendiciti varie, avevamo bisogno di riprendere fiato.
Nel momento in cui abbiamo deciso di ridurre il nostro soggiorno qui e di andare altrove a fine settimana, abbiamo sicuramente affrontato la visita della città e di quanto offre di particolare in modo molto più ben predisposto.
Ovviamente l'abbiamo visitata a modo nostro, vagando a caso e guardando a destra e sinistra. Animati i souk  con in mille prodotti, ordinata la zona intorno alle mura, che ben si differenza da quella in cui eravamo noi ai margini del quartieraccio peggiore della Médina, il mellah, quartiere ebraico in abbandono....
Bella la spiaggia con la sua varia umanità che faceva il bagno vestita, tra cammelli e cavalli offerti al miglior offerente per 30 minuti di cavalcata. Abbiamo camminato nella nebbia, per raggiungere la parte finale della spiaggia con un ristorantino fronte mare, Ocean Vagabond, dove degustare enormi spiedini.
Ecco la nebbia ha scandito questi tre giorni qui, nebbia umida e triste che di sicuro non ci ha dato della città l'immagine migliore. Il sole faceva cucù ogni tanto, ma non a sufficienza per riflettersi sulle mura bianche.
Ottima tavola a ridosso delle mura, ristorante Umia, gestito da una coppia franco marocchina in un ambiente simpatico con un'accoglienza molto piacevole. Cucina saporita e piacevolmente presentata.
Terza tappa Agadir: club med, relax assicurato!
Dopo tre notti a Essaouira proseguiamo verso sud, la tappa successiva sarà il relax assoluto del club med di Agadir!
La strada tra Essaouira e Agadir ci regala paesaggi splendidi, gli alberi di argan si succedono in modo spettacolare. La natura è brulla, un misto di California, Sardegna, deserto. Qua e là qualche villaggio che sembra non finito, case di blocchetti con solo un secondo piano e il primo per chissà quando... Case così ne abbiamo viste ovunque, sud Italia, Turchia, nord Africa. Attraversiamo un villaggio in riva al mare che mi fa venire in mente Mammalapuram, a sud di Chennai, sarà che come ho già detto all'inizio, ritrovo in Marocco qualcosa della mia India.
I giorni al club med sono uguali ovunque, forse qui a fare la differenza i marocchini allupati che squadrano le turiste in bichini, o le guardie che ti controllano nel tuo andare e venire tra l'interno del club e la spiaggia.
Erano anni che non venivamo al club med, sarà che,crescendo le ragazze, abbiamo optato per altro, benché loro si divertissero come matte e noi ci rilassassimo come pochi... L'ultima volta fu in Malesia, io sola con loro tre, bellissima vacanza. ed è stata così anche questa ultima settimana di estate 2017, l'estate tra due mondi, due vite, due Paesi.




Quarta tappa: ritorno a Marrakech. Stesso riad Quara per la nostra ultima notte, due passi nei caotici vicoli, ottima cena, utlimo delizioso té alla menta!

lunedì 24 luglio 2017

L'estate dei traslochi...

L'estate dei traslochi è sempre un'estate un po strana, con un ritmo scandito in modo diverso. La partenza per le vacanze non è stata la solita partenza, il chiudere la porta di casa, non è stato fatto con la mente libera, il ritorno sarà altrove. 
Si è sospesi tra due mondi l'estate del trasloco, del cambiamento. 
Non si ha più un mazzo di chiavi in borsa da riporre al sicuro da qualche parte durante il nostro itinerare vacanziero. Non si ha un'immagine chiara di quello che sarà il dopo estate, il ritorno nella solita routine, la solita scuola, i soliti amici.
Quello che si ha davanti è un punto interrogativo, preceduto da mille domande sul come sarà. Alle spalle invece mille ricordi che si sommano, mille momenti che nell'ultimo giro di chiave sono diventati passato.
In questo momento non abbiamo una casa da immaginarci calorosa ad attenderci, non riusciamo a immaginarci Macchi al suo interno ad aspettarci, pronta a farci il solito muso del post estate. 
La casa della partenza non sarà la stessa dell'arrivo, quella in cui inginocchiata per terra ho riposto in valigia i costumi, presi in modo automatico dal solito cassetto, non sarà quella in cui disferò la valigia cercando di capire dove riporre le nostre cose.
Nello stesso tempo in questa estate strana,  mentre noi cerchiamo di riprendere fiato il nostro mondo naviga in un punto dell'oceano tra Oakland e il porto di Stoccolma, sappiamo che, se tutto va bene, la nave porta container che trasporto il nostro mondo attraccherà il 16 di agosto.... 47 giorni dopo la partenza da Alvarado. Ci penso ogni tanto a questa traversata lunga 47 notti, in mezzo al mare.
Questa è l'estate in cui quando ci chiedono dove abitiamo non sappiamo tanto che risposta dare, sospesi tra due Paesi, due città, due strade.
Abbiamo un nuovo indirizzo che stentiamo a memorizzare, mentre il vecchio viene fuori subito di getto, in modo automatico, ma tra poche settimane entrerà a far parte degli indirizzi passati.
Il mese di agosto non sarà scandito dalle solite cose, saremo in una città nuova e tutto sarà improvvisazione. Non ci sono medici e dentisti già fissati, ben annotati sul calendario, non c'è il caffè di rientro con le solite quattro amiche.
Ci saranno nuovi medici, nuovi appuntamenti, nuove amiche che adesso non riusciamo a immaginare.
Si saremo noi in una nuova città, con quella adrenalina che contraddistingue solo i primi momenti, le prime scoperte, quei primi giorni in cui ti muovi pian piano a cerchi concentrici, con nel cuore una casa che non è più, ma con la voglia pazza di innamorarsi follemente anche del nuovo!

sabato 8 luglio 2017

Ciao, mi chiamo Macchi e sono un gatto expat

Ciao sono Macaron, detta Macchi, nata il 15 marzo 2011 a la Garenne Colombe, predestinata ad essere un gatto expat.
io sul treno
L´avessi saputo che quel giorno dei primi di maggio di oltre 6 anni fa, saltare sulle ginocchia di quella biondina, mi avrebbe portata ad essere sballottata in giro per il mondo... beh me ne sarei stata alla larga. Invece adesso eccomi qui, in una specie di stanzone un po' puzzolente, con tante piccole gabbie, che loro spacciano per casette ma in realtà sono pure e semplici gabbie. Sono accerchiata da quadrupedi pelosi che un po' mi assomigliano, ma in brutto, che mi guardano incuriositi, vorrebbero socializzare, ma io non voglio. I miei umani avevano le lacrime agli occhi lasciandomi, non ho capito perché se sono così tristi mi abbiano portato in un posto così.
Stà storia un po'strana va avanti da un po´....
Erano anni ormai che a nessuno veniva in mente di prendermi e spostarmi e devo dire che mi andava bene così. Là nella casa in California ci stavo benone, fuori a scorrazzare tutto il giorno, a far finta di cacciare, e al caldo la notte, nutrita e riverita (perché vi assicuro che la mia umana più vecchia si fa inturlupinare come niente e cede ad ogni mio capriccio...e quando lei non cedeva andavo dai vicini)
Diciamo che fino all´estate scorsa sembravamo quasi una famiglia normale. Una era partita da un po' e ogni tanto tornava, e pretendeva anche che io fossi contenta. L´altro è sempre andato e venuto, e quando non c´è sono super felice perché posso dormire nel lettone a zampe larghe, mentre quando arriva mi caccia sempre con urla selvagge....
Comunque in questo andare e venire tutto sembrava filare liscio. Poi pian piano ho incominciato a veder sparire cose e comparire grosse scatole di cartone. L´umana vecchia sembrava un po´ isterica, anche in camera mia apriva e ordinava armadi con frenesia. Mi ha persino messo del prodotto anti pulci semplicemente per togliere dai piedi il flacone....
Poi un giorno la casa è stata invasa, non che non capitasse mai, anzi, da noi sembrava un po´ un porto di mare, raro starcene tranquilli da soli,sempre invitati che si sentivano anche in dovere di interessarsi a me, mentre a me di loro e delle loro moine francamente non è che me ne freghi molto....
Comunque quel giorno ho capito subito che non girava come al solito. Di solito quando c´è gente si siedono a mangiare, bere e chiacchierare, invece questa volta neanche un caffé o un bicchierino di vino, invece hanno incominciato ad aprire freneticamente cassetti con foga, ad avvolgere cose e sbatterle dentro grandi scatole. Quando hanno incominciato a girare attorno al mio divano, ho capito che qualcosa non andava nel senso giusto....non ho capito bene ma l´hanno tutto avvolto...  I miei umani vedendomi un po'stupefatta mi hanno boffonchiato un sacco di spiegazioni che francamente non ho capito. Mi dicevano tranquilla Macchi, vedrai che ti piacerà la nuova casa, vedrai che non succede niente, vedrai.... promesse promesse. A me fregava ben poco delle loro parole, ero solo
inquita  e con un sentimento di déjà-vu. Come dire avevo l´impressione di esserci già passata.
Da lì in poi comunque è stato sempre peggio. In una settimana ho cambiato tre posti e adesso mi ritrovo nel quarto dove non riesco neanche a fare tre passi che già sono arrivata alle sbarre e devo tornare indietro. Ma fossero solo i posti, mi hanno tenuta ore ed ore nella mia valigetta, loro trovano che sia bellissima, mi dicono ¨Macchi che bella la tua casetta...¨ vorrei vederle loro raggomitolate dentro una borsa. Per di più mi hanno anche messo una specie di cappottino da lobotomizzata, di fronte al quale si estasiano con gridolini di gioia. Con tutto questo ambaradan per ore ed ore sono stata non so dove, e per dispetto ho obbligato la mia umana più vecchia  a tenermi tutto il tempo sulle ginocchia accarezzandomi la zampa... lei poi raccontava che non aveva chiuso occhio, però affari suoi non aveva che da starsene tranquilla a casa con il mio divano e il mio giardino.
io tranquilla sul mio divano
Dopo un tempo lunghissimo mi hanno fatta uscire dalla gabbia e hanno perfino preteso che facessi la pipí a comando nel bagno dell´aeroporto... in realtà l´ho fatta non perché me l´hanno chiesto ma perché mi scappava talmente che non ne potevo più e ho trovato più furbo farla lì nella mia bella cassettina (che si erano portati dietro in valigia) anziché nella mia gabbietta .... non sono mica scema.
Pensavo che fosse finita, il giorno dopo mi hanno obbligata a forza a rinetrare nella mia gabbia (e vi assicuro che non fossero state tutte e tre, la vecchia, la biondina e la magretta non ci sarebbero riuscite)
E via altre ore sballottata, con gente intorno che mi guardava come bestia da circo...
Ormai non mi illudo più, temo il peggio. Loro se ne vanno in vacanza e io sono qui, fa un caldo e c´è puzza, mi sento sola e cerco di capire cosa succederà il prossimo giro.... pare che nuovamente io debba andare in un aeroporto e poi salire su un aereo e poi arrivare in una casa, senza giardino.... me lo spiegano tutti i santi giorni, ormai l´ho imparato a memoria, ho capito che non ho scelta... arriverò in un nuovo Paese, hanno scelto per me, annuserò un nuovo posto, guarderò nuovi paesaggi, forse, dicono, mi dimenticherò del prima, ma non credo, anch´io ho lasciato il mio giardino, i miei vicini, la mia cameretta, piccola ma simpatica, non mi hanno chiesto niente hanno imballato il mio mondo e adesso se ne vanno anche al mare....
questa non è vita da gatti ma da cani!!
vostra Macchi

mercoledì 5 luglio 2017

Pronto soccorso: benvenuti all´inferno.

Di mala sanità ne leggo spesso sui giornali, malati abbandonati nei corridoi in attesa di essere visitati, ambulanze che non arrivano, pazienti spediti da una parte all´altra in attesa di una diagnosi , errori vari ed eventuali. Succede e succede ovunque non solo in Italia. Non dovrebbe però perché la salute è preziosa e quando ci si affida al sistema sanitario pubblico è per uscirne guariti e pimpanti....
pronto-soccorso-3.jpg (720×480)
Lunedì, sfiga delle sfighe, abbiamo avuto la seconda allerta appendicite della settimana. La prima si era risolta giovedì sera a Stanford con operazione d´urgenza per Paolo, la seconda si fa sentire nella pancia di Chiara. Chiamiamo la guardia medica alle 21 mi da due dritte e mi richiama mezz´ora dopo per sapere se la situazione è migliorata. Ci invia un medico che, dopo aver visitato Chiara, preferisce spedirci al pronto soccorso.
Alle 23 varchiamo la soglia del pronto soccorso del più grandi ospedali di Torino, Il terzo mondo. Un infermiere scazzato ci riceve all´accettazione, sembra più concentrato sul fatto che non abbiamo un codice fiscale, piuttosto che sui reali problemi di mia figlia. Non controlla un valore, pressione, temperatura, polso, non sembrano interessarlo. Sono stupita. Ci spedice in sala d´aspetto. Se l´ingresso del pronto soccorso era già squallido, il corridoio è vetusto, muri sporchi e scrostati, poster che cadono a pezzi. La sala d´aspetto è gremita, pazienti con sguardo dolorante accompagnati da parenti con l´aria stanca. Ogni tanto chiamano qualcuno, chi in chirurgia, chi in medicina.
Fa caldo. Il bagno vicino alla sala d´attesa è impraticabile... okay è notte, ma in un ospedale i servizi di pulizia non dovrebbero fermarsi mai. Onestamente penso a cosa ci beccheremo in questo ambiente promiscuo, chi tossisce, chi sbadiglia. La signora dietro di noi si tiene il sacchetto della pipi in mano. Sono perplessa. Chiara ha male, sempre di più. Vado più volte a sollecitare l´infermiere... solo all´ennesima si alza dalla sedia e con fare ¨come dire perché mi rompi¨ misura stacamente la temperatura a Chiara. Un´amica mi ha raggiunta per tenerci compagnia, anche lei è perplessa. Passano le ore, la sala d´aspetto è sempre piena la gente comincia a dare segni di cedimento, c´è chi si sdraia su due sedili e cerca di dormire, sembra di essere a porta Nuova un giorno di esodo estivo....
Sono passate 4 ore e finalmente ci chiamano, finalmente vediamo un medico.
Il suo fare non è da meno dell´infermiere... più che seduto su una sedia è stravaccato e con voce monocorde ci fa le domande di rito.... batte con due dita sulla tastiera, quindi il tuttto prende un tempo immane... ma ormai non siamo più di fretta abbiamo capito che varcando la soglia del pronto soccorso siamo passati in una zona spazio temporale vergognosa, in cui nessun andazzo strano dovrebbe stupirci.
Visitano Chiara ma nessuno le prende né la pressione né il polso... le fanno un prelievo e ci spediscono fuori. Il progresso c´è, non siamo più nella prima sala d´aspetto, ma nel corridoio della chirurgia, dove si fa lo slalom tra i lettini con sopra pazienti in attesa e ci si gioca a dadi l´unica sedia che non sia a rotelle per sedersi.
Benvenuti all´inferno.... incominciamo a chiacchierare con gli altri pazienti... c´è chi aspetta dalle tre del pomeriggio di fare un ecografia... ho i brividi, intravvedo il peggio. Quando dico che apsettiamo gli esami, un signore mi dice ¨li avrà tra cinque ore¨ strabuzzo gli occhi. Un signore che accompagna la moglie che, su una barella, si contorce dal dolore, sorride a Chiara e le dice"siamo entrato qui che avveamo la tua età...."ne avrà una settantina. Questo per dire che i pazienti e i famigliari sono allibiti.
Sembra di essere a Porta Palazzo in pieno mercato. Arriva Marcello , 90enne che cadendo in casa si è ferito alla testa, lo portano dentro, lo devono visitare. Marcello è sordo, ma qui gli hanno tolto qualsiasi dignità. Dal corridoio sentiamo il medico che urla, per farsi sentire, e il povero Marcello risponde confuso... nessuna privacy, non esiste. Una signora mi chiede se ho della moneta, vorrebbe un caffé è qui da 24 ore con il marito con un blocco intestinale parcheggiato in una stanzina con altri 4. Un signore instabile sulle gambe va ogni tanto in bagno (la serratura è rotta) cammina tenendosi il camice che si apre sulle sue gambe nude e traballanti. Mi viene una rabbia. Sono le 5 del mattino e comincio a dare segni di nevrastenismo ( a mio discapito ho sulle spalle una notte in volo, 9 ore di fuso, 5 ore di sonno la notte succesiva, l´arrivo a Torino). Chiedo notizie dei risultati di Chiara, non ci sono, poi ci sono. Lo stesso medico con fare scazzato mi dice che globalmente vanno bene ma c´è un segno di infiammazione, dobbiamo fare l´ecografia. Chiara non ha più male le hanno fatto una flebo di antidolorifico, gliene fanno un´altra di antibiotico. Okay ecografia sia.... si signora ma alle 8, prima il centro è chiuso. Come chiuso? Cioè al pronto soccorso non fate ecografie???... effettivamente tutti quelli alla bell´ e meglio sui lettini nel corridoio sono li chi in attesa di tac chi di ecografia, se fa bene qualcuno ci lascerà le penne in silenzio durante la notte, così poi ci sarà meno gente in coda.... Vorrei andarmene, portarla via, il medico è molto secco, mi dice ¨ vada ma le analisi fatte non gliele do¨... non so tanto che fare, chiamo il mio medico negli Stati Uniti,lei mi consiglia di rimanere, per lei Chiara deve fare l´ecografia, non c´è santo che tenga...
Chiedo una barella perché Chiara possa sdraiarsi, oso anche chiedere una coperta, l´aria condizionata è a palla... la coperta non c´è, otteniamo un lenzuolo, meglio che niente. Chiara dormicchia, ci provo anch´io, ma sono molto ma molto incazzata, la situazione è snervante, accidenti siamo in Italia nel 2017 e i pazienti sono trattati così. A denti stretti un infermiere mi dice ¨scriva una lettera di protesta signora, lo faccia, è l´unico modo per noi per poter lavorare bene¨ lo farò ovviamente, pur sapendo che lascerà il tempo che trova, in Italia il discorso è lungo, finché non si cambiano le mentalità, la corruzione, l´evasione fiscale, i mezzi per il servizio pubblico non ci saranno.
Tornando a noi, alle 8 c´è il cambio turno, per un´ora tutto si ferma e i pazienti assitono al girotondo di medici e dottori, ovviamente della promessa ecografia nessuna traccia. Alle 9 sbotto, il nuovo medico mi dice che prima di lei c´è altra gente, prima delle 12 di sicuro non passerà....Siamo al Pronto soccorso da oltre 10 ore e non si è mosso nulla... Contratto per avere le sue analisi e firmo per farla dimettere, siamo tutte e due stanche, e io in più sono triste molto triste che mia figlia sia stata spettatrice di un´Italia che va a rotoli.
Siamo l´eccellenza in tanti campi, tra cui quello medico, ma caspita com´è possibile che in una grande città nel 2017 il servizio pubblico sia così sgalfo?  Mi spiace dirlo ma in situazioni come queste sono ben felice di aver offerto alle mie figlie una vita fuori da questo Paese, bello certo,ormai senza speranza!!



martedì 4 luglio 2017

Trasloco con bonus!

Ho ripercorso una casa vuota, mano nella mano con Camilla le lacrime che rigavano le nostre guance. L'ho ripercorsa stanza per stanza per imprimere ancora una volta nella mia memoria le immagini del mio mondo, che non è più mio.
Ho pianto dando l'ultimo giro di chiave, ho pianto di tristezza, perché come ho già detto chiudere una porta ha un significato molto più profondo di un semplice gesto.
Ho pianto di liberazione, di stress, di felicità. Pianti che si sono mescolati, sommando e confondendosi. 
Ho pianto di liberazione perché alla fine le ultime settimane sono state un continuo salutare, un lento separarsi dalle persone a cui voglio bene, e alla fine diventava sempre più doloroso l'ultimo abbraccio, l'ultima frase. Non ho versato una lacrima salutando, mi sono fatta quasi paura, mi sono chiesta se vent'anni di saluti e partenze non mi avessero resa troppo dura... Era una forma di protezione, se avessi pianto ogni volta non sarei arrivata a fine corsa... Ho pianto di botto nel momento del distacco finale... Mi ha fatto bene.
Ho pianto per lo stress degli ultimi giorni, un crescendo. Il trasloco è filato liscio di per sé, équipe ottima, lavoro super organizzato. Alla fine del primo giorno sentivo pian piano di essere a cavallo. Non ho fatto i conti con la sfiga, con l'imprevisto che durante un trasloco non dovrebbe mai essere presente. E invece per noi questa volta è stata la corsa al pronto soccorso e un'operazione di appendicite per Paolo, una notte in ospedale, un sospiro di sollievo perché al posto di essere in sala operatoria avrebbe dovuto essere in aereo, ma per fortuna sull'aereo non ci è mai salito, perché come un sesto senso l'ha spinto a vedere il medico prima di prendere la strada dell'aeroporto e per lei non ci sono stati dubbi, non sarebbe stata SFO la sua destinazione serale, ma Stanford Hospital. E così è stato, e ho gestito l'emergenza, la fine del trasloco, il gatto stressato, la figlia quindicenne che diceva ciao alle sue amiche del cuore...Ho pianto perché alla fine non ne potevo più!
Ho pianto di felicità leggendo le stupende parole che un'amica mi ha scritto, e le ho anche detto grazie perché grazie a lei mi ha fatto bene piangere ... Ho ripianto di felicità leggendo il messaggio di Chiara sulla strada dell'aeroporto, le stupende parole di mia figlia diciassettenne mi hanno dato brividi nella schiena e riempito il cuore, e sono sicura che conserverò e rileggerò nel tempo questi due stupendi messaggi, che racchiudono il senso di questa vita emozionante che ci offriamo, ma che purtroppo si trascina dietro anche un fondo di positivo dolore!
Pensavo fosse tutto finito venerdì, Paolo uscito dall'ospedale ( eh sì una notte e a casa per un'appendicite in Us) e abbastanza in forma per poter riprendere il volo, sapevo che tra noi e il nostro volo di sabato sera ci sarebbe stata solo una giornata da riempire che era già piena, organizzata. Non avevo fatto i conti con un passaporto, il mio, dimenticato nella stampante, giovedì nel trambusto dell'ospedale. Un passaporto imballato e chiuso nel container, pronto a partire...
Panico. Angoscia, telefonate una dietro l'altra, traslocatori, consolato, Console. Tre ore a chiedermi se sarei partita con in bonus lo stress legato al fatto che quando si viaggia con un gatto non si sale sul primo aereo, e il gatto doveva partire sabato sera, come previsto. In tre ore ho aspettato è fatto e rifatto programmi con la rabbia di essere stata così stupida da fare l'errore di uno che trasloca per la prima volta. Erano settimane che i passaporti erano in un posto sicuro insieme a tutti i documenti che non potevano partire nelcontainer.
Alla fine l'hanno tirato fuori dalla stampante, dallo scatolone, dal container, alla fine sono partita. Alla fine sono arrivata. La California è dietro di noi. I nostri cinque anni californiani entreranno a far parte del capitolo dei ricordi. Le amicizie rimaste là diventeranno telefonate su Skype e messaggi su Whats App, diventeranno come tutte le precedenti, lontane, ma vicine, qualitative e non quantitative.
Adesso posso tirare il fiato, sono sopravvissuta a 72 ore abbastanza surrealiste, ma adesso rido pensandoci!
( post scritto qualche ora prima del successivo casino...)