sabato 24 giugno 2017

la follia italiana ..... o forse mondiale

Non intervengo mai in dibattiti vaccini si vaccini no. Penso che ognuno di noi debba scegliere il meglio per se e per le persone che ci stanno intorno, senza però mettere a rischio gli altri. Adesso mi esprimo perché alla fine continuare a leggere notizie assurde di bambini morti di malattie che ormai non dovrebbero più esistere grazie ai vaccini mi fa una rabbia ....
L´altro giorno in Italia un bambino è morto a causa del morbillo, contaminato dai fratelli non vaccinati. Era un bambino debole, fragilizzato da una terribile malattia dalla quale avrebbe potutto guarire, ma non ne ha avuto il tempo. Lui non poteva essere vaccinato, i suoi fratelli si e avrebbero dovuto esserlo, proprio per proteggere lui e i bambini come lui, quelli troppo deboli per ricevere una dose di vaccino, ma che devono essere protetti da chi sta loro interno, dalla società stessa.
Avrebbe potuto farcela questo bambino, guarire e tronare a correre felice nei prati, invece non ce l´ha fatta ma non per la malattia contro la quale stava lottando ma per una malattia contro la quale la scienza a messo a punto dei vaccini proprio per proteggere, non per uccidere.
Osservo perplessa questa follia che guida, in modo assurdo in Italia, i genitori a rifiutare la protezione necessaria ai propri figli, che li fa scegliere di non vaccinare, su non si sa ancora che basi scientifiche, pensando forse che saranno gli altri a vaccinare i loro di figli e in questo modo indirettamente a proteggerli. Ma non funziona così.
Una bambina di nove anni è morta qualche giorno fa non lontano da noi, sua sorella era compagna di Chiara. È morta dopo aver lottato per due anni contro un tumore terribile al cervello che le ha tolto tutto, anche l´ultimo soffio. Per due anni i suoi genitori si sono battuti come dei leoni, attraversando l´Oceano per affidarla alle cure più all´avanguardia o forse a quelle che davano loro più speranza. Si sono affidati alla medicina, a quella sperimentale perché il loro dovere di genitori era tentare il tutto per tutto per proteggere la vita della loro bambina, a 9 anni non si può morire, non si deve morire, non è giusto. Purtroppo la scienza, la ricerca, i medici non ce l´hanno fatta e questo cucciolo di donna ha chiuso gli occhi per sempre, dopo aver provato tutto e ancora di più... ed ecco mi fa ancora più rabbia pensare che un altro cucciolo d´uomo con tutta la vita davanti abbia chuso anche lui gli occhi per sempre per la convinzione dei suoi genitori che la scienza e la medicina non sia con noi ma contro di noi.
I nostri figli vanno protetti, vacciniamoli!

venerdì 23 giugno 2017

I miei ristoranti


Ammetto che 5 anni fa ero leggermente prevenuta nei confronti del cibo che avrei trovato sbarcando negli States, mi faceva un po´ paura la cultura alimentare scadente e da supermercato di ultima categoria che sembrava dominare in questa parte di mondo, la fiera delle chips e dei pop corn ad ogni ora ed in ogni situazione mi lasciava di sasso. Non avevo però fatto i conti con la cultura alimentare propria alla Silicon Valley, dove l´organic, il sano e il culto del mangiare equilibrato hanno un posto notevole se non forse sulle tavole dei suoi abitanti, almeno nei supermercati.
Ho scoperto quasi subito che qui si può mangiare sano e equilibrato proprio come da noi, che i prodotti buoni ci sono.... basta pagarli, che i mercati sono carissimi ma zeppi di prodotti super, che la frutta e la verdura hanno profumo e sapore, basta solo sapere dove andarle a comprare.
Ammetto anche che dopo due decenni all´estero ho smesso di soffrire per le mozzarelle gommose, e il prosciutto non come piace a noi, per non adeguarmi a quel che trovo vado oltre e cerco prodotti più locali, dei quali poi mi appassiono persino.... Ho persino per qualche secondo meditato di traslocare olio d´oliva califoniano d´hoc in Svezia, assurdo se penso che sono arrivata qui con una ventina di litri di olio nostrano, fatto arrivare apposta dall´Italia a Parigi, fermamente convinta che avrei fatto una fatica immane a trovarne di buono!
Ho in questi anni ¨collezionato¨ una serie dei miei posti preferiti, di cucina varia, che ripercorro adesso in un ultimo tour gastronomico, tanto per partire con quei sapori che mi hanno conquistata e in momenti diversi del mio e nostro essere qui confortata e insaporito i nostri palati.
Sumika a Los Altos: è il mio giapponese, quello in cui mangiare un piatto di udon unici a pranzo o dei yakitori saporittissimi a cena. Pochi tavoli e ambiente giapponese al 100%.
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Satura cake a Los Altos: con dei krafen quasi buoni come quelli di Ugetti a Bardonecchia, riferimento per me dei migliori krafen (solo i torinesi possono percepire il livello). Ma non solo krafen, dolci incredibili, biscottini per tea time deliziosissimi. E poi una terrazza con vista su Main street, pieno centro di Los Altos, dove tutto avviene!
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Voyageur du temps a Los Altos: da quando hanno aperto è diventato il posto in cui andare per un pranzo con amiche, per 4 chiacchiere in terrazza, o semplicemente per comperare il pane migliore della zona. Tappa intermedia di ogni mia settimanale camminata, benche' il caffe sia imbevibile! Traditional baguette ottima, così come croissant et pain au chocolats (a prezzi ridicoli... ma siamo pur sempre in Silicon Valley???)
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Zola a Palo Alto, pochi tavoli come piace a me in questo ristorantino francese pieno di charme...una terrine de campagne accompagnata da ottimo pane e un midollo al forno, mi hanno sempre restituito forze e sorriso, soprattutto in questo ultimo anno denso di eventi!
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Mademoiselle Colette a Menlo Park, basta chiudere gli occhi e di colpo ci si sente a Parigi, dolci buonissimi....
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Sweet green a Palo Alto, molto californian style questo posto di insalate anche customizzabili, per chi come me adora kale e quinoa, il posto in cui essere!
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Plumed horse a Saratoga, in assoluto il miglior ristorante della zona, un paio di stelle Michelin ampiamente meritate, un delirio grastronimico assoluto accompagnato da ottimi vini. Per noi il ricordo di qualche bel momento festeggiato in due o in cinque!
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Thaiphoon a Palo Alto la nostra mensa tailandese, uno di quei posti in cui ogni tanto devi ritornare perché il loro noodles green curry e il loro pad thai dopo un po´ ti mancano e devi assolutamnte riassaporarli.
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Chez TJ a Mountain View anche questo un po´ stellato Michelin,un posto dove andare in due solo e rigorosamente e assaporare ogni portata del menu fisso proposto.
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Sushi Tomi a Mountain View su Dana street, perché effettivamente è un vero giapponese, con veri sushi, freshissimo sashimi e tempura molto buona.
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Calafia a Palo Alto perché è stato il primo ristorante, quello della prima sera, quello dell´appena sbarcati, molto californiano, hanno hamburger versione chic e tonnellate di quinoa un po´ ovunque, unico neo uno dei locali più rumorosi della zona!!
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Evvia a Palo Alto, il ristorante greco della zona con la R maiuscola, con un polipo che vale il viaggio e l´attesa!(non semplice avere un tavolo all'ultimo momento)
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La Napoletana Pizzeria a Mountain View, l´unica pizzeria non italiana della zona, gestita da un greco che ha imparato a fare la pizza perfettamente. Un buco di locale con dieci tavoli ed una pizza sempre ottima: non ci ha mai deluso in 5 anni.
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Sam´s Chowder House ad Half Moon bay, non solo per la vista eccezionale e la bella strada per arrivarci, ma per i suoi calamari e carciofi fritti, e anche per le vongole che anche se non posso più mangiarle so che sono sempre buonissime!

Amber Dhara a Palo Alto, perché a noi la cucina indiana piace da sempre, anche da prima di vivere in India. Ristorante ottimo, indian nouvelle cuisine, tutto super ben presentato... e il dahl servito in versione radical chic mi piace un sacco.

Saravana Bahavan a Sunnyvale perché tra il precedente e questo sembranm passati due secoli di servizio in cucina, ma per noi è  una madeline di Proust, il ricordo dello stesso identico dove andavamo a mangiare i dosa a Chennai, stessi piatti di latta, stessi bicchieri di plasticona spessa, stessi sapori da chiudere gli occhi e immaginarci Ramesh che ci aspetta fuori... unica differenza qui ti danno la forchetta a Chennai era tutto con le mani. Ristorante vegetariano , of course, con solo indiani(infatti una delle prime volte con Chiara mi guardavano un po' interdetti)

Di ritroranti buoni e meno buoni questa zona e piena, tanti posti in cui abbiamo passato serate gradevoli e pranzi simpatici, posti da scoprire, più o meno chic e più o meno cari, locali austeri e altri più divertenti, cucine varie di orizzonti diversi, a volte fedeli al Paese d´origine, a volte mescolate in modo piacevole con le tendenze californiane dell´ultimo momento, una ricchezza di offerte da tutto il mondo che riflette la ricchezza stessa di questa valle multiculturale anche a tavola!!
Buon appetito

mercoledì 21 giugno 2017

Feste e religioni...

Da quando viviamo in America abbiamo incominciato a frequentare tantissimi ebrei e di conseguenza a scoprire tradizioni legate alla loro religione. Premetto che tra i nostri amici la maggior parte sono ebrei che fanno parte di congregazioni abbastanza liberali, molto più aperte rispetto a quello che, a detta anche loro, si trovano in Europa. Dagli inizi sono stata subito abbastanza incuriosita e ho trovato molta apertura da parte loro e anche molta voglia di spiegarci il perché e il per come di certe tradizioni e delle loro innumerevoli feste.
Lo scorso week end eravamo invitati ad una Bat Mitzvah, la festa è durata due giorni, prima la Sinagoga e poi la festa vera e proprio! Secondo la legge ebraica un maschio di 13 anni o una femmina di 12 (per i più ortodossi e di 13 per i più liberali), diventano bar mitzvah e bat mitzvah, rispettivamente, ciò responsabili delle proprie azioni. Una sorta di rito di passaggio all´età adulta sancito dalla possibilità di leggere la Torah, che viene appunto letta per la prima volta durante la cerimonia alla sinagoga. Se tra gli ebrei ortodossi la lettura della Torah (Antico testamento) è fatta solo dagli uomini e quindi dal ragazzino che passa all´età adulta, per i più liberali anche le ragazze possono leggere. Così è stato nel nostro caso, e la lettura non è cosa semplice, e la prima volta viene preceduta da mesi e mesi di preparazione. La Torah è infatti scritta senza le vocali, e pensandoci mi ha fatto venire in mente i testi che preparavo per l´esame di Paleografia e diplomatica all´Università, quando la quantità di lettere mancanti era tale da rendere il tutto un vero enigma.
La cerimonia è lunghissima, tre ore. Ammetto che ero un po´ spaventata, ne ho fatte di messe lunghe e non me ne vogliano i praticanti, le ho sempre trovate noiosissime, con la voce monocorde del prete a dettare il ritmo in modo abbastanza poco vivace. Quando penso alle lunghe cerimonie penso sempre al funerale di una delle zie di Montecarlo, quando per più di due ore bene sette preti si sono dati il cambio con sermoni strazianti, avevo 15  anni e credo di non essermi mai annoiata tanto in vita mia.
Comunque sabato mattina sono andata alla Sinagoga, mi sono seduta un po´ in disparte, non volevo da non praticante, essere troppo in pole position. Dopo un po'che mi guardavo intorno con l´aria di chi non sa tanto come funziona, e leggendo avidamente l´opuscolo preparato ad hoc per dare ai non addetti ai lavori qualche linea guida, una gentile signora mi si è avvicinata spiegandomi cosa fare, quale libro prendere e in quale momento.
Tre ore in cui ho assistito senza annoiarmi un secondo ad una cerimonia densa di allegria. Per prima cosa tutto è cantato, la Torah si legge cantando, ed è piacevolissimo, pur non capendo nulla essendo in ebraico. La Rabbina, si si era una donna, era molto ma molto simpatica, cercava di coinvolgere nel rito, faceva domande. È stato letto un passaggio dell´Esodo che è stato occasione per parlare del muoversi, del cambiare Paese. Mi sono sentita super coinvolta nella discussione, cascava talmente a pennello! La Rabbina ha parlato di come tante li quel giorno fossero migranti, o avessero vissuto in un altro Paese o fossero pronti a partire, ha chiesto al pubblico cosa avrebbero voluto sapere prima di partire verso una nuova destinazione, e la gente si è messa a rispondere, a partecipare, con allegria.
La Torah è stata portata in giro seguita da una danza gioiosa, zigzagando tra la gente seduta che cercava di toccarla. Nella stessa allegria è stata riposta dopo le diverse letture. Ad un certo punto mi sono ritrovata in piedi per mano a due amiche, in un allegro trenino che andava cantando e ballando in giro per la Sinagoga.

Un´altra cosa che mi ha colpita era l´atmosfera molto rilassata e conviviale, pur con tutto il rispetto per la cerimonia in atto, i presenti si salutano, scambian due parole, i bambini urlettano facendo capriole per terra, si entra e si esce dalla sala a proprio piacimento.(io non mi sono mossa un attimo, non volevo perdermi neanche una briciola).
Dopo la cerimonia c´è stato un simpatico pranzo preceduto dalla benedizione iniziale della challah (il pane speciale di Shabbat e delle feste ebraiche).
Domenica c´è stata la festa, che ha più le dimensioni di un nostro matrimonio che di una prima comunione, ma anche li l´atmosfera è veramente speciale, allegra, spensierata. Il pranzo vero e proprio è preceduto da una serie di danze tipiche che di colpo ci immergono nel film Rabbi Jacob di Louis De Funes
La festeggiata, i suoi genitori, le sue sorelle, come da tradizione sono stati messi sulla sedia e portati in trionfo facendoli saltare, tutto accompagnato da urla e acclamazioni divertite.
Ammetto che è un´atrmosfera che raramente si ritrova nelle feste cattoliche, dove si ha come l´impressione che esprimere tutto questo divertimento sia fuori luogo.

A me invece piace, penso prprio che con l´allegria certi messaggi possano passare meglio e essere resi più leggeri e a misura d´uomo!
Ripeto comunque che i nostri amici fanno parte di una comunità non ortodossa e estremamente liberale, quindi certi aspetti descritti non si applicano a tutte le comunità ebraiche.
Chiedo scusa se nelle mie spiegazioni non sono stata precisissima, il mio scopo era cogliere il senso generale senza fini pedagogici. Spero che nessun fervente cattolico si offenda per questo mio comparare le cerimonie cattoliche alle ebraiche, non è il mio intento!
Mazal Tov!!

mercoledì 14 giugno 2017

Istruzioni per l´uso: vita d´expat

Una volta che avrò finito di festeggiare, di salutare, di abbracciare, di fissare occhi lucidi e di stringere mani forti che sembrano non volermi lasciare partire, forse solo allora potrò fermarmi e prendere fiato e realizzare che stiamo partendo, che non ci sono vie d´uscita, che è vero, ed è bello, nel suo essere triste...
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Sono quasi incredula ogni volta che lascio un posto nel quale ho vissuto nel constatare quanto ho costruito. C´è una certa fierezza in tutto questo, una gran forza che aiuta a convincersi che si, anche nel nuovo posto, ce la caveremo bene allo stesso modo.
Ogni esprienza di espatrio aiuta nell´affrontare la successiva, viviamo nel continuo costruire esperienze che ci renderanno più rapidi e forti nell´affrontare il nuovo che ci si para davanti. Mi piace pensare che il libretto di istruzioni che abbiamo tra le mani ad ogni cambio Paese si arricchisce di un consiglio in più ad ogni cambiamento.
In espatrio l´esperienza aiuta tantissimo. L´esserci già passati ci da le chiavi per ripassarci di nuovo ma questa volta in modo molto più facile.
Le istruzioni per l´uso rendono l´atterraggio in uno nuovo Paese soffice e quasi indolore, esattamente come l´esperienza aiuta nella gestione delle partenze. Mi sembra di rivivere tanti déjà-vu, ma con l´impressione di capire di più il senso di quello che mi sta succedendo, di gestirne meglio le emozioni.
Ecco la gestione delle emozioni ho come l´impressione che la si impari anno dopo anno, cambiamento dopo cambiamento, decisione presa dopo decisione presa. Penso che il bilancio positivo del periodo trascorso in un posto ci aiuti anche a lasciarlo in modo sereno, a vivere il distacco come assolutamente naturale e ad affrontare l´arrivo come una normale conzeguenza della folle vita che abbiamo scelto.
La prima volta che sono partita e di conseguenza sono arrivata in un posto che doveva diventare casa, ho costruito i miei primi passi in modo assolutamente improvvisato, senza punti fermi che mi permettessero di mantenere una rotta. Vagavo nel tentativo goffo di ricostruire punti di riferimento. Ci sono riuscita allora ma mettendoci molto più tempo, e questo perché essendo la prima volta non avevo in testa priorità e modi di procedere precisi. Pian piano sono diventata più organizzata, arrivando addirittura a crearmi già qualche debole punto di riferimento (ma anche se debole così importante) nel mio mondo in divenire.... 
I punti di riferimento vanno ricreati in fretta e questa è sempre stata la mia priorità e le mie energie iniziali si focalizzano in questa attività di costruzione. 
Con l´esperienza poi si impara a gestire meglio il proprio tempo, focalizzando sulle priorità dello sbarco, che saranno diverse per ognuno di noi. Per me ricreare casa in fretta e ricreare una rete di contatti con la stessa rapidità sono le due cose fondamentali per sentirmi bene dall´inizio e visto che so quanto sia importante partire con il piede giusto, beh il sentirsi bene è la priorità numero uno. 
Con l´esperienza si impara a gestire meglio le proprie emozioni, come dicevo prima, e gestirle è anche un modo per proteggerci dal turbinio di sentimenti nel quale ci tuffiamo arrivando e partendo. A volte mi chiedo se noi espat non sembriamo un po´ duri a non crollare di brutto nelle braccia di ogni persona che ci mancherà. Mi dico di no, e che non vuol dire mancare di sensibilità, ma forse di peccare quasi di un filo di egoismo: non piango adesso e non piango con tutti proprio perché voglio con tutte le forze che anche il distacco sia bello e positivo: voglio portarmi dietro un ricordo sorridente dell´ultimo momento con chi fa parte della mia vita e questo anche a costo di inghiottire le lacrime sostituendo il pianto con un bel sorriso.
Con l´esperienza si sa già cosa si dovrà fare i primi giorni, le prime settimane, e anche cosa sarà importante fare gli utlimi giorni e e ultime settimane, perché il distacco sia leggero e non avvenga in modo brusco.
Paese dopo Paese, trasloco dopo trasloco , atterraggio dopo atterraggio , scuola dopo scuola, casa dopo casa, tutto sembra talmente facile da spaventarmi quasi un po: l´abbiamo sempre fatto e si vede, ormai gesti e pensieri seguono quasi schemi che si ripetono ad un certo numero di anni di distanza, con sempre comunque la variabile del mondo nuovo sconosciuto  a creare un po´ di variazione sul tema.
Quando si è neo expat sembra quasi possibile pensare che il cambiamento diventi routine, quando si parte per la prima volta è impensabile immaginarsi capaci di non sentirsi persi in un nuovo mondo, o di poter chiudere una porta sapendo che quello che abbiamo costruito ci seguirà sempre nonostante tutto. Sembra impossibile immaginare radici da impacchettare in modo ordinato, un mondo dopo l´altro e questo solo perché si sa ormai cosa fare, come farlo, in che tempi.... ma è cosí, mai come in questi giorni di abbracci, di feste e di saluti mi rendo conto che tutti gli abbracci , le feste e i saluti precedenti mi hanno dato gli strumenti per gestire al meglio la nostra partenza e di conseguenza per arrivare serena nel nuovo....

domenica 11 giugno 2017

Ciao io parto!

Ieri è partita Chiara. È partita per il suo viaggio, quello che chiamano Senior trip e che noi chiamiamo viaggio della maturità, il viaggio che si fa una volta finito il liceo, in quei pochi mesi di passaggio che rapidamente da figlio a casa li spingono ad essere autonomi e a volare in libertà.
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È partita e solo adesso realizzo quanto questa partenza fosse densa di emozioni per lei. Le ultime settimane sono state un continuo festeggiare, un turbinio di eventi, incontri, abbracci. Nelle ultime settimane pensavo alla sua partenza come ad una delle tante verso l´Europa per le vacanze, pensavo che l´avrei raggiunta, che ci saremmo ritrovati tutti e cinque come ormai capita raramente. Pensavo alla sua partenza come ad una partenza normale, ma normale non era. Chiara è partita da Los Altos, dalla California, da questa casa in Alvarado Avenue dove per 5 anni è cresciuta, ha riso, ha pianto, ha sognato. Non tornerà qui ad agosto, ad agosto andrà a New York, ma non tornerà qui neanche a Thanksgiving o a Natale, come Federica ha fatto in questi ultimi due anni. Non tornerà a casa, almeno in questa. Non si farà una doccia in fretta scesa dall´aereo per andare ad abbracciare le sue amiche, per correre a teaspoon o a sweet green, con Leah, Sana, Julie.... perché a Thanksgiving e a Natale arriverà in un´altra città che dovrà diventare un po´ casa per lei.
Solo adesso realizzo come la sua ultima agitata notte prima del volo per Parigi, non lo fosse per il viaggio, la partenza, il fatto di essere per la prima volta da sola a 17 anni a gestirsi una vacanza, ma lo fosse per il senso profondo che ha l´ultima notte in una casa che è stata tua per 5 lunghi anni.
Le lacrime le rigavano le guance correndo verso l´aeroporto. Sono passata davanti al Liceo, mi sono fermata in Main Street per un ultimo bombolone da Satura cake, ho svoltato in San Antonio e via verso la 101. Il suo sguardo sembrava volersi nutrire ancora una volta delle cose che sono state il suo mondo, in quello sguardo ho visto tutti gli altri, tutte le nostre altre sue partenze, i suoi pianti disperati ogni volta quando per farla smettere e vederla sorridere di nuovo avrei voluto fermare la macchina e direle non è successo niente adesso torniamo a casa, riapriamo la porta e  il nostro mondo sarà li ad aspettarci.
Non l´ho mai fatto, non l´ho fatto ieri. Le ho detto vedrai che bello, Barcellona, Firenze, Parigi, con le tue amiche. Lei ha anche sorriso, ma sono sicura che sorrideva per me, per non lasciarmi con la sua sofferenza, per proteggermi e illudermi, sono sicura che invece pensava alla porta chiusa di Alvarado, alla sua camera ormai quasi spoglia, dalla quale negli ultimi giorni aveva diligentemente staccato le tante belle foto che immortalavano i suoi momenti felici. Sono sicura che davanti agli occhi aveva quei 4 scatoloni ancora da finire di riempire, nei quali metterò un po'del suo mondo e lei lo riaprirà a New York. Sono sicura che cercava di immaginarsi casa nuovamente dall´altra parte del mondo, casa che per lei non sarà mai tale fino in fondo.
Solo dopo averla lasciata, averla vista passare i controlli passaporti, con il suo zainetto sulle spalle, solo da quel momento ho capito quanto dovesse farle male chiudere quella valigia, spegnere per l´ultima volta la luce di camera sua, lanciare un ultimo sguardo alla mini parcheggiata davanti al garage, sorridere a sua sorella che le faceva ciao ciao con le lacrime agli occhi.
So che lo stesso dolore lo proverà Camilla, l´ha provato Federica, e lo proveremo noi... so che le stesse emozioni ci sommergeranno alla fine del mese, ma nonostante tutto sono convinta di quello che stiamo facendo, sono convinta che questa sia la scelta giusta come lo sono state tutte le altre. Una volta una persona mi ha chiesto ma se soffrite ogni volta che cambiate Paese, perché lo fate? Le ho risposto perché la sofferenza non è negativa ma è positiva, perché quello che troveremo alla fine del viaggio sarà talmente forte da farci dimenticare il distacco, perché è un modus vivendi del quale non riusciamo a fare a meno, nonostante le lacrime e nonostante tutto, perché ci rende felici!

sabato 10 giugno 2017

Tanto per chiarire: il mi mancherà non è dolore....

Tenere un blog è un esercizio divertenete e man mano che si va avanti negli anni ci si prende gusto (sono quasi 9 gli anni per me da quando in India ho deciso di aprirne uno dopo anni a chiedermi se farlo o no).
Ci sono tanti motivi per cui si decide di aprire un blog, per me fu all´epoca la voglia di trasmettere la ¨mia¨ India dopo anni in cui trasmettevo il ¨mio Giappone¨ via email e tutti mi chiedevano a quando un blog. All´inizio volevo comunicare in fretta sensazioni ed emozioni a parenti e amici... pian piano negli anni, un post dietro l´altro, ho incominciato a rivolgermi anche a chi non conoscevo ma che poteva essere incuriosito da questo tipo di vita, o a chi cerccava risposte prima di partire per un´avventura all´estero.
Pian piano ho mescolato i miei sentimenti a informazioni più utili in un alternarsi continuo tra lo scopo originario del blog, tramettere la nostra vita a chi ci vuole bene, e il suo nuovo fine, aiutare chi vuole seguire le nostre orme e strapazzarsi in giro per il mondo. Mi piace questo continnuo oscillare tra il diario intimo e il libretto di istruzioni, questo mettermi un po´ a nudo nelle mie e nostre  fragilità e questo tendere una mano a chi è spaventato e cerca risposte prima del grande salto o anche durante!
Parlo di noi nel blog, della nostra vita di famiglia che da 20 anni cresce adattandosi ai nuovi mondi  nei quali di colpo si trova immersa. Parlo del perché delle nostre scelte, della nostra vita quotidiana che poi è uguale a quella di tante famiglie itineranti o stanziali. Parlo delle tante sensazioni che ci abitano quando affrontiamo certe fasi di questo nostro espatriare. Parlo di tutto in modo spesso soggettivo, perché é difficile distaccarsi emotivamente da ciò che si scrive, ma ogni tanto parlo anche in modo , dando informazioni dalle quali i nostri sentimenti sono tenuti lontani.
Nella mia parte di diario ci metto a nudo a volte come esseri umani con quello che proviamo in quel momento, senza finti pudori e senza dipingere il tutto in modo più bello: la nostra realtà, il nostro modo di viverla sono svelati come sono senza essere infiocchettati.
Quello che mi spiace è l´interpretazione che ne viene fatta, il cercare di leggere tra le righe di ciò che è svelato con tanta naturalezza e sincerità, sentimenti che non ci appartengono.
Abbiamo una grande fortuna, quella di essere dei positivi dell´espatrio, dei grandi ottimisti, di avere la capacità di cercare solo il positivo nelle cose e soprattutto nei grossi cambiamenti che ci imponiamo. Siamo così indubbiamente perché abbiamo sempre avuto la possibilità di scegliere quando partire e se partire e nel momento in cui abbiamo preso una decisione non abbaimo mai avuto dubbi di fondo, proprio perche convinti ogni volta che fosse il momento giusto, il posto giusto, la strada giusta.
Certo che ogni tanto nelle nostre parole ci può essere nostalgia, nostalgia per ciò che ci si lascia alle spalle, per quel piccolo mondo sicuro ricostruito con forza al quale dobbiamo dire addio. C´è nostalgia ma non c´è dolore, perché il tutto è compensato dall´entusiasmo per ciò che ci si apre davanti, assolutamente nuovo, assolutamente da scoprire.
Allora il dire che questo mondo mi mancherà non vuol dire che sono depressa e spaventata, vuole dire solo che mi mancherà come mi mancano tutti gli altri piccoli step precedenti, perché essendo umana sono fatta di sentimenti che si mischiano e si scontrano. Non c´è dolore nella nostra partenza, non ce n´è proprio perché questa avventura è stata scelta, ci sono entusiasmo, curiosità, un po´ di apprensione per i primi passi, molta gioia per ritrovarsi in famglia a riscoprire un mondo nuovo.
Nel blog ci mettiamo a nudo sotto tanti punti di vista, e mettiamo anche le nostre fragilità al servizio di chi deve partire e non ha libretto d´ istruzioni. Ma non si deve cercare oltre parole e sentimenti e vedere una sofferenza in quello che facciamo e nelle decisioni che prendiamo, proprio perché il tutto è fatto con gioia, allegria, amore, passione, e con qualche piccola paura da esseri umani!!

giovedì 8 giugno 2017

Stiamo dando i numeri!

4 anni e 11 mesi esatti
1795 giorni
43080 ore
1795 albe e tramonti
Siamo arrivati il 1 agosto
Ripartiamo il 1 luglio
Siamo arrivati in 5 + Macaron (anche se in realtà siamo arrivati in 4 perchè Paolo era qui da 5 mesi, 150 giorni ad attenderci)
Siamo arrivati in 5 + Macaron e ripartiamo in 3 + Macaron
5 primi giorni di scuola
5 anni scolastici che si conscludono all'ultima campanella
1 graduation di quinta elementare
2 graduations di terza media
2 graduations di Liceo
4 scuole al nostro attivo (la Scuola Franco Americana, la Charter School, Egan Middle School, Los Altos High School)
39 pagelle in totale (senza contare i mid terms)
16 esami AP
9 esami SAT tra generale e subject
2470 lunch box (calcolo approssimativo)
2 montaggi dossier per il college
2 college counselors
2 urla di gioia per l''ammissione nel college desiderato
25 ammissioni al college
4 semestri di college pagati
5 Natali
5 Pasque
5 settimane bianche (4 Park City e 1 in Montana)
5 viaggi estivi (dal Messico alle Hawaii, dalla Polinesia alla Sicilia)
5 vacanze di Natale (dal sud della California al Canada, da New York a Los Angeles)
25 compleanni
5 anniversari di matrimonio
Un college tour
1 legamento crociato disintegrato
1 operazione al ginocchio
1 dente rotto
5 punti di sutura i più cari del mondo (3500$- 700 a punto)
5 volte al pronto soccorso per cose varie ed eventuali
20 famiglie di amici venute a renderci visita (chi anche due volte) e qualche cane sciolto....
un numero incalcolabile di BBQ
2 feste di graduation
1 festa di partenza
un buon numero di feste in piscina
una media di 3 nuotate a settimana
una media di 3 corse a settimana
una media di due lezioni di pilates a settimana
4 campionati di ginnastica del liceo
3 campionati di nuoto del liceo
2 anni di competizioni di cheer
3 campionati di tennis del liceo
2 Festival Italiani in Silicon Valley
1 Festival di cinema italiano in Silicon Valley
Molta felicità
Qualche lacrima
Un lutto
Tante liti e mille occasioni per fare pace
Un numero insensato di aerei presi
Tantissimi amici da salutare....
tantissimi sorrisi per tutti e da parte di tutti...

Siamo arrivati un primo di agosto e c'era il sole a Los Altos
Siamo arrivati con 50m3 di mondo, ordinatamente inscatolato.
Calafia il primo ristorante, la prima sera, appena sbarcati.
Sam's a Half Moon bay il secondo, il primo week end qui.
Una sola casa la stessa per 5 anni, il nostro mondo ormai, il nostro nido, con quel giardino speciale dove fa sempre caldo, dove c'è sempre il sole, il mio microclima privato nel microclima della Silicon Valley.
Ripartiamo un 1 luglio, probabilmente ci sarà il sole.
Ripartiamo con circa gli stessi 50m3 ordinatamente inscatolati, il nostro mondo.
Chiuderemo la porta della nostra casa numero 7, 5 anni esatti dalla chiusura della porta della casa numero 6 e apriremo la porta della nostra casa numero 8, il 1 di agosto, 5 anni esatti dall'apertura della porta numero 7...
Siamo arrivati in 5, sono passati 5 anni. Siamo arrivati con una bambina, una pre adolescente e un'adolescente... e un gattino di poco più di un anno.
Ripartiamo in tre con una 15enne in piena adolescenza e lasciando dietro di noi due giovani donne. Ripartiamo con una micetta ingrassata di un certo numero di chili, che di anni ne ha ormai 6 e per la prima volta scoprira la vita senza giardino.
Partiremo in vacanza e questa volta avremo un biglietto di sola andata, nessun ritorno ad agosto per una scuola che aprirà le porte senza di noi.
20 anni e due mesi dalla mia prima partenza, 7360 giorni dopo quel primo aereo che mi ha aperto le porte della mia vita d'expat, sarò seduta su un altro aereo con un po' di nostalgia e tanta eccitazione... come sempre appunto da 7360 giorni....










venerdì 2 giugno 2017

Amicizie che attraversano vite....

Oggi è un giorno felice, la cerimonia di diploma tra qualche ora chiuderà il percorso scolastico liceale di Chiara, il suono dell´ultima campanella darà il via alle tanto attese vacanze per Camilla. Oggi è un giorno felice, anche se con quel diploma in mano Chiara prenderà il volo per la sua nuova vita da studente universitario, lontano da noi. Oggi è un giorno felice ma oggi ho pianto. Ho pianto abbracciata a mia figlia, non quella che deve partire, ma quella che è già partita. Non piangevo per lei ma con lei... abbiamo in quell´abbraccio condiviso il nostro dolore che è lì sempre presente, nonostante il tempo e nonostante tutto.
Oggi h ricevuto una lettera, la lettera di un uomo anziano che aspettavo da settimane, tante troppe. Me l´ha mandata la mia mamma perché era lei la destinataria di questa lettera, ma visto che la lettera parlava anche di me me l´ha mandata.
L´uomo anziano con la sua bella scrittura manda ancora lettere battute a macchina, con una di quelle vecchie macchine da scrivere. L´uomo anziano è uno dei più vecchi e cari amici di mio padre, di quelli con i quali lui è cresciuto, di quelli con i quali da bambino è diventato ragazzo, e poi uomo e poi ha incomiciato ad invecchiare... e come in tutte le storie c´è chi invecchia di più e chi invece si ferma e rimane fermo per sempre ad un´età, ad una vita a dei ricordi.
Nella lettera parla di me, ma questo mi ha fatto sorridere e mi ha fatto piacere, ma poi dopo parla di loro, di un gruppo di bambini appunto, compagni, amici, di quelli che all´uscita di scuola camminavano insieme verso casa, di quelli che si ritrovavano al parchetto a giocare al pallone o a casa gli uni degli altri per lunghissimi tornei di subbuteo. Gli amici, quelli con la A maiuscola, quelli che ci sono sempre anche quando sono lontani o occupati da vite che per forza di cose ti portano lontano, preso tra lavoro e tempo che scorre veloce.
E li immagini questi bambini crescitui a cavallo della seconda guerra mondiale, in una Torino bombardata, dove però la spensieratezza dell´infanzia li ha protetti dagli orrori. Questi bambini sono diventati ragazzi tra le mura di una delle scuole prestigiose di Torino, sotto la  guida rigida e un po´ bacchettona dei gesuiti, e non si sono mai traditi, non si sono mai lasciati o almeno fino ad un certo punto. E poi uno dopo l´altro, alcuni troppo presto, hanno preso commiato da questo mondo e indietro ne è rimasto uno solo, con la sua memoria nitida di quei tempi passati e con una grande nostalgia di quel gruppetto zigagante tra via dell´Arcivescovado e corso Matteotti, all´uscita di scuola, con i pantaloni che pian piano si allungavano, i sogni che man mano diventavano più grandi, la prima barba, i primi amori....
Mio papà era uno di loro, lui se ne andato un po´ prima di alcuni, un po´ dopo altri. Lui era quello che teneva le liste del subbuteo, lui era quello che suonava il piano e cantava, lui era la prima tappa in quel percorso che dall´Istituto Sociale li portava a casa uno dopo l´altro,accompagnandosi e raccontandosi vite che sarebbero state e cha adesso sono o non sono più.
Mi manca mio padre, mi manca ancora di più quando come oggi festeggeremo un momento bello, ma non è per questo che piangevo. Ho pianto pensando alla forza dell´amicizia, a quanto sia bello crescere insieme, diventare grandi con i bambini con cui si è stati bambini. Ma fa male pensare che per forza ce n´è uno che rimane indietro, abbandonato dagli altri, immerso in ricordi che non hanno più futuro, immerso in una vita dove prima loro c´erano e adesso non ci sono più....
La vita è così... adesso sorrido, rido, guardo su e mi dico che forse, magari, quel gruppo di ex bambini ed ex ragazzi, sono li, seduti e guardano giù e si godono noi e la nostra giornata di graduation qui a Los altos California, e magari ripensano allegramente ai loro balli dei 18 anni, alle emozioni della maturità, alla vita vissuta quaggiù, il cui senso è rinchiuso proprio in un nipote che diventa gande che stringe tra le mani un suo primo diploma e che vive oltre 60 anni dopo le stesse emozioni che hanno vissuto loro, con amici che spero rimarranno per la vita, anche se sparpagliati da una parte all´altra del mondo!

lunedì 29 maggio 2017

Graduation!

Ci siamo quasi, meno di una settimana alla graduation di Chiara, ed eccola anche lei pronta a prendere il volo.  Venerdì si concluderanno questi 4 anni di liceo  e dopo la parentesi estiva sarà pronta per New York e questa nuova tappa della sua vita, da sola
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Ci siamo e  sono felice quando guardo la giovane donna piena di energie che è diventata, la ragazzina curiosa e ambziosa, con le idee chiare e mille sogni nel casseto. La guardo e  penso a lei, alla bambina che era, a quel cucciolo che mi si aggrappava addosso varcando la porta del nido,  alle sue lacrime ogni volta che la lasciavo alla scuola materna, quando a fatica mollava la mia mano e i suoi piccoli passi diventavano infiniti pur di non arrivare mai alla porta della classe. Penso a tutti i cambiamenti che ha sopportato in silenzio, con il sorriso. Penso a tutti i piccoli amici che ha disseminato in giro per il mondo, nei suoi passaggi da un Paese all´altro. Penso alle sue lacrime e alla sua mano che cercava di aggrapare per l´ultima volta quella della sua migliore amica, mentre la macchina filava veloce verso l´aeroporto. Penso alle ore passate a convincerla a leggere una benedetta pagina di un benedetto libro. Penso a lei seduta sotto il piano a Tokyo, a 7 anni, perché era troppo difficile... Penso a tutti gli insegnanti che ha incrociato sul suo percorso, dal Giappone all´India, dalla Francia agli Stati Uniti. Penso a tutti quegli adulti che hanno saputo trasmetterle qualcosa e anche a tutti quelli che non hanno saputo lasciare un segno in lei. Penso alle sue ansie, alle sue paure. Penso alle tante gite fatte, alla gioia nei suoi occhi ad ogni partenza, alle sue manie, alle sue conquiste. Penso a come sia cresicuta in fretta, schiacciata tra quei due tornadi di sorelle, più silenziosa, più riflessiva. Penso al suo profilo appoggiato sul cuscino, ho passato del tempo ad osservarla. Penso ai nostri deliri sciocchi mamma-figlia, alla complicità, alle liti, ai suoi malumori prima di mezzogiorno, perché alzarsi presto no, non si può. Penso al suo dolore nel veder partire sua sorella prima di lei. Penso alle sue lacrime di gioia quando ha scoperto di essere entrata a New York. Penso a tutte le volte che ci ha detto ¨c´est trop dure¨ e a tutti i suoi piccoli successi, alla tenacia con la quale  li ha raggiunti.
Fa un certo effetto un figlio che diventa grande e che sta per vivere lontano da casa. Fa un certo effetto immaginare che quel bambino che per anni e anni hai accudito e tenuto per mano, sia grande abbastanza ormai per vivere lontano da te.
Tante volte ho asciugato le sue lacrime e tenuto la sua mano, tante volte l´ho rassiucurata e ho cercato di trasmetterle fiducia in se stessa. Tante volte l´ho osservata da lontano immersa nei suoi pensieri, con curiosità, perché un figlio ti incuriosice sempre, ti sorprende sempre. Tante volte me la sono immaginata grande, perché un genitore cerca sempre di capire come un figlio sarà.
Venerdì camminerà con le sue amiche, quelle che hanno condiviso con lei questi anni di liceo, quelle che sono crecsiute proprio come lei in questi anni. Avrà una toga e un tocco blu, i colori della scuola. Sarà sorridente e emozionata. Camminerà verso il palco, in una coreografia che imparerà a memoria nei prossimi giorni. Guarderà davanti a lei ascoltando l´inno americano, quell´inno che ha scandito tanti momenti di questi suoi anni. Guarderà davanti a lei e noi saremo li, in quel misto di sorridente e emozionato, ma il suo sguardo andrà oltre, volerà verso il futuro con tutte le sue sfide e i suoi successi. In bocca al lupo cucciolo mio, hai il mondo in mano e un futuro brillante davanti a te!

mercoledì 24 maggio 2017

20 anni...

20 anni fa c´era il sole a Torino, unica giornata di sola incastrata tra giorni piovosi.
Sono uscita di casa e, mi ricordo, in via Palazzo di città, andando verso la macchina parcheggiata in Piazza Castello, dei tursiti si sono fermati e hanno chiesto di fotografarmi. Guarda la sposa, auguri signorina. La sposa ero io.
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Sono passati vent´anni da quel si a Baldissero Torinese davanti al Sindaco, alle nostre famiglie e ai nostri amici. Sono passati 20 e non sembra possibile averne accumulati così tanti.
20 anni, tre figlie, una gatta, quasi 7 città insieme nel nostro bagaglio di radici confuse. Torino e quel giorno sembrano così lontani. Mi avessero dato una sfera di cristallo allora non ci avrei creduto, non avrei creduto a questa vita, questo itinerare continuo, questo folle rimettersi in gioco. Mi piace pensare che sia la nostra formula vincente, quella che ci tiene insieme uniti da così tanti anni, la prova del nove della nostra vita di coppia, sempre sotto tensione, sul filo del cambiamento.
Non so se sia la formula per tutti ma incomincio a pensare che per noi sia quella che funziona. Non siamo mai caduti nella noia di una vita tracciata, non ne abbiamo mai avuto il tempo, nel momento in cui posavamo i bagagli ecco una vocina pronta a dirci ¨è ora di ripartire¨ e da bravi soldatini siamo sempre stati pronti a lanciarci nell´avventura, trovandone l´ossigeno per andare avanti solidi.
Per noi funziona, per altri forse non funzionerebbe.
Eravamo in due allora, quel 24 maggio, o meglio eravamo già in tre, e proprio lei mi ha dato le ali per partire quella volta, lei, il suo esserci già mi faceva dire che Parigi sarebbe stata semplice semplice.... non pensavo che poi ci avrei preso gusto.
20 anni, mi ricordo quando ci arrivarono i miei genitori, mi sembrava una meta irraggiungibile, o raggiungibile ma lontana... adesso ci sono, ci siamo e le mie figlie la vedranno con lo stesso stupore con cui la vedevo io, come si fa a rimanere insieme 20-30-40 anni....
In questi ultimi anni intorno a noi non contiamo più le coppie che scoppiano, anche quelle sulle quali avremmo messo la mano sul fuoco, anche quelle che sembravano indistruttibili. Penso a noi come dei sopravvissuti, sopravvissuti al logorio del tempo, al ritmo frastronante della vita, ai compromessi che per forza si devono fare in 20 anni. Non l´ho trovato faticoso, l´ho trovato bello e normale condividere questi 20 anni. Non mi ha mai spaventata il quotidiano e neanche l´eccezione alla regola che spesso ha fatto parte delle nostre vite.
Vivere in due è un incessante compromesso, un continuo riequilibrare l´ago della bilancia, una lotta contro il proprio naturale egoismo per un bene comune. Non sono per il vivere insieme a tutti i costi per proteggere i figli, facendosi del male, se non funziona ci si deve lasciare, in modo sereno e dignitoso. Sono però per lo sforzo comune a trovare soluzioni, per il dialogo quotidiano, per dirsi anche i peggiori orrori per riuscire ad amarsi come e più di prima.
20 anni fa avevo tre certezze: un marito e compagno di avventura con il quale speravo di condividere il mio futuro, un bebé nella pancia che si è trasformato in una splendida giovane donna, una città che sarebbe diventata mia: Parigi.
Avevo 27 anni e il mondo in mano, avevamo 27 anni e il futuro davanti a noi da plasmare come lo avremmo voluto. Ne abbiamo 20 di più adesso, con la saggezza degli anni che si sono accumulati, abbiamo molte più certezze e anche molte più responsabilità, ma lo stesso entusiasmo di allora, la stessa forza, la stessa curiosità, la stessa capacità di sorprenderci e la voglia di non dare mai nulla per scontato.
Abbiamo trovato il nostro equilibrio in giro per il mondo, equilibrio fatto di arrivi e partenze, di sms per salutarsi da un aeroporto, di lontananze accettate che rendono il ritrovarsi speciale. Abbiamo acquisito certezze e sicurezze, siamo diventati genitori tre volte, inciampando nelle difficoltà dell´esserlo.
Vorrei una sfera di cristallo per immaginarmi i prossimi 20 anni, li vorrei uguali a questi venti passati, sempre così ricchi di movimento e di un pizzico di follia... o forse non la vorrei questa sfera proprio perché è nella sorpresa e nel sorprenderci che ci siamo costruiti. Ecco forse è questa la formula giusta non smettere mai di sorprendersi ed essere capaci di ridere sempre!

domenica 21 maggio 2017

10 passeggiate da fare a San Francisco

Quando si vive in una città o non lontano da essa, si tende ad impossessarsene non come un turista, ma in modo piu profondo. La si vive diversamente rispetto ai posti in cui si passa e si va. Non si scopre mai tutto, ma ci si sofferma a vivere le stesse cose con una certa gratificante abitudine.
In questi 5 anni ci sono strade che ho riprercorso spesso, complici anche i tanti amici venuti a trovarci ai queli ho fatto da guida.
Adesso ho i miei percorsi, i miei classici, che nonostante tutto sanno sempre sorprendermi e per me sono imperdibili se si viene a San Francisco
in ordine sparso...
The Latino Mission con i suoi Murales: il fascino del sud America nel cuore di San Francisco. Tutto parla sud americano in questa passeggiata entusiasmante in uno degli angoli più caratteristici di San Francisco.. Partite da Hampshire angolo 24th e percorrete la 24th direzione Mission, con qualche deviazione laterale. Tra Alabama e Harrison sulla vostra sinistra c'è il Mural Arts and Visitor Center dove troverete informazioni sulla zona e una cartina dettagliata dei Murales.
Splendid in BalmyAlley, dove troverete i murales più vecchi della zona. Una passeggiata piena di fascino macchina fotografica alla mano, ogni murales vale una foto, un susseguirsi di opere d´arte!
Girando a sinistra su Mission fermatevi a degustare i migliori burritos della città alla Taqueria. Non potete sbagliarvi c´è sempre coda.E poco più in là, se avete voglia di dessert, fate uno stop a Mission Pie.


Sausalito e le case galleggianti: potete arrivarci in bici dopo aver attraversato il ponte o venirci apposta in macchina, ne vale la pena. Fate un giro nel mondo delle case galleggianti, delle vere e proprie ville con tutti i confort, ma sul mare. Se vi capita di passare nel week end intruffolatevi in un open house (visita di casa in vendita), per curiosare, sarete sorpresi dalla bellezza di queste case-barche!

E per mangiare in zona c´è un ottimo ristorante francese, Le Garage, che come dice il nome è in un garage...
Un giretto ad Angel Island con pic nic: traghetto da Tiburon se siete da questa parte della baia (se non siete in vena di pic nic fermatevi da Sam´s a farvi un piatto di calamari fritti e una clam chowder), o dal Pier 41, se siete a San Francisco, diverse corse giornaliere. L´isola nel passato è stata un centro di detenzione-smistamento degli immigrati cinesi (dal 1910 al 1940). Molti di loro rimanevao sull´isola per oltre un anno, prima di poter legalmente essere ammessi sul territorio americano. Angel Island è la Ellis Island dell´ovest Americano... e ad Ellis Island erano gli italiani ad arrivare!! La passeggiata intorno all´isola è lunga 5.5 miglia, i più coraggiosi possono anche fare un tuffo nell´acqua gelida... quando fa molto caldo è fattibile. Diverse aree da Pic nic. Noi ci siamo sempre arrivati con la nostra barchetta... bellissima pausa per riprendere le energie dopo la navigazione con vento forte...
pic nic con vista
Castro: per me un dei quartieri più affascinanti, ricco di eccessi! È noto come essere quello degli omosessuali, e diciamo che in molti negozi la gay pride viene ben messa in evidenza.
strisce pedonali
Prendere Castro all´angolo con Market, salendo per qualche isolato direzione Liberty street. Prendere Liberty a sinistra e ammirare le splendide case vittoriane, belle e ben tenute. Proseguire fino alle scale, in cima alle quali si godrà di un panorama eccezionale sulla città. Scendere verso Market da Sanchez Street.
qualche eccesso nelle vetrine
Alamo square and the lower High: Alamo è una delle zone più fotografate di San Francisco con le Painted Ladies a fare da sfondo e una vista splendida sulla città. Le Painted Ladies sono le 7 case vittoriane lungo uno dei lati del parco, una vicina all´altra. Lasciandosi alle spalle Alamo Square prendere Pierce Street scendendo verso Duboce park, un susseguirsi di splendide case anche qui. Attraversato il parco, dove non è inusuale vedere gente in cosstume da bagno distesa sul prato a prendere il sole proseguire  poi verso Market. Ottima pausa ristoratrice in un localino che mi ha conquistata: Duboce Park café.

Il Ferry builbing e Embracadero: Il ferry building, nasconde al suo interno uno splendido mercato coperto, che ricorda, in tono minore Chelsea Market di NY. Si trova dell´ottimo pane e dell´ottimo olio d´oliva prodotto in California. Dal Ferry Building passeggiare lungo Embracadero almeno fino all´Exploratorium, stupendo museo interattivo,che ha aperto in questa nuova sede nel 2013...  non solo interessante per i bambini, ma anche per gli adulti... Camminando cammniando arriverete nella zona super turistica del Pier 39, dove onestamente , leoni di mare a parte, non c´è veramente nulla di interessante da vedere (abbiamo avuto lì la barca per diversi anni, proprio nel porto del Pier 39 e raramente abbiamo visto un luogo più gabba turisti... ma è su tutte le guide... mistero) Se avete voglia di continuare lungo il mare, chiudendo gli occhi nella parte più super turistica, potrete  addirittura spingervi fino a Fort Mason, anche qui grande fascino di questa ex zona militare conpletamente ripensata! Il venerdi sera potete mangiare alle roulette che vi si installano, cucina di tutti gli orizzonti e buona! ( da sorvegliare le date sul sito https://offthegrid.com/event/fort-mason-center/)

Filbert da Coit Tower a Levi´s Plaza: La Coit Tower di per sé ( a mio avviso) è abbastanza brutta, ma da essa si gode di una vista spettacolare sulla città ed è l´ottimo punto di partenza per scendere verso Filbert steps e gradino dopo gradino arrivare a Levi´s Plaza. Passeggini astenersi... sarebbe un calvario. La discesa è splendida tra case incredibili e una vegetazione lussureggiante. I più fortunati hanno in bonus la vista dei pappagallini, decantata dalle guide turistiche, che secondo me è una leggenda metropolitana... mai visti! In fondo in fondo attraversando Embarcadero poetete godervi una meritata pausa ristoratrice al pier 23 con panini al granchio e Ahi Tuna con avocado, il tutto con vista baia abbastanza piacevole. (meglio mangiare qui che tuffarsi nel super turistico mondo del pier 39...)
Coit tower vista da Embracadero

The costal trail: per me una delle passeggiate più belle. Partendo da Sutro Heights Park (Point Lobos Avenue) si prende il costal trail che pian piano ci porta verso l'interno della baia, lo spettacolo che appare davanti ai nostri occhi è sensazionale: il golden Gate pian piano si svela ai nostri occhi. Il paesaggio è impressionante, incredibile pensare di essere in città. Alla fine del percorso si arriva a See Cliff, quartiere di case spettacolari che vale la pena di essere visitato. Terminare poi con un pic nic a China Beach con il Golden Gate a farvi da panorama è la ciliegina sulla torta! Portarsi cibo e acqua, sul percorso non si trova nulla.
il Golden Gate che appare nella nebbia


Un giro sul Golden Gate: che sia a piedi, in bici o in macchina ne vale veramente la pena...se poi come noi si ha la fortuna di esserci passati spesso sotto velggiando verso
il mare aperto, beh ciliegina sulla torta. Si possono affittare le bici su Embracadero e pedalare poi fino a Sausalito, riprendendo poi il traghetto per rientrare a San Francisco. Stanchezza assicurata, ma ne vale la pena! Se fatto in bici o a piedi megli avere una giacca a vento,il vento soffia forte sul ponte. Dal vista point a Nord si gode di una vista mzzafiato sul ponte e sulla città

Alcatraz: per i primi anni avevamo come un rifuto, ci sembrava che andare ad Alcatraz fosse una cosa troppo da turisti... Per anni abbiamo veleggiato intorno all´isola, scrutandola da ogni suo lato...pian piano gli amici in visita ritrornavano entusiasti da questa gitarella, e alla fine ci siamo convinti e ci siamo andati. Onestamente ne vale la pena. La visita è fatta benissimo, le audioguide sono disponibili in tutte le lingue, in quella in inglese ci sono le voci originali dei detenuti che raccontano com´era la vita in questo carcere di massima sicurezza. E poi con il giro del carcere in omaggio la splendida vista sulla città che ci fa dire quanto dovesse essere orribile vedersi davanti giorno e notte tanto splendore ed essere bloccati tra quelle 4 mure... di che pensarci due volte al giro successivo e rigar dritti!
San Francisco vista da Alcatraz

San Francisco offre mille scorci incredibili, è una città dove lasciarsi andare a camminare camminare, uscendo fuori dai sentieri battuti e scoprendo angoli insoliti...insomma non si deve avere paura di non fare i turisti ma viverla come chi ci vive...



giovedì 18 maggio 2017

Le cose che mi mancheranno ...

Partire non è mai semplice, e questo anche quando si è felici di farlo. Paritre da un posto che si è chiamato casa per 5 anni, è ancora più difficile. Manca poco più di un mese alla nostra partenza e come sempre la voglia di imprimersi di ricordi è forte... riflettevo a cosa mi mancherà di questo angolo di mondo del quale mi sono lentamente innamorata, di questa valle arida schiacciata tra l´oceano e la Baia di San Francisco. Di questo posto vivace e tecnologico dove tutto va veloce e ti entusiasmi ad essere sempre in corsa.
Mi mancherà il sole, quel sole sempre caldo che non ci regala stagioni chiare e precise e che ci da la sensazione di vivere in un´eterna primavera. (forse andando a vivere a Stoccolma mi mancherà ancora di più...
Mi mancherà passeggiare lungo la Baia, con quello stupore che mi coglie sempre da 5 anni anni davanti ad una natura talmente bella da togliere il fiato.
Mi mancheranno i miei pranzi da Sumika e la terrazza soleggiata di Voyageur du Temps.
Mi mancherà il mio mercato, i miei banchi, quelle piccole abitudini che si sono pian piano installate e che danno sicurezza.
Mi mancheranno le passeggiate a Los Altos, dove tutti vanno in macchina e io a piedi, le lunghe passeggiate riempite di chiacchiere a raccontarsi vite, sensazioni, emozioni.

Mi mancheranno la mia casa e il mio giardino, rimarrano per sempre la mia casa e il mio giardino, andandosi a sommare a tutte le altre...
Mi mancheranno i ragazzini che passano in bici sotto casa, sfrecciando verso la scuola con quell´aria di libertà che si respira qui.
Mi mancherà passeggiare in strade che conosco, che ormai sono il mio mondo, e il sorriso cordiale della gente che incrocio.
Mi mancherà vender fette di pizza e disgustosi panini al burro di arichidi al baruccio del liceo, momento divertente per impregnarmi un po'della vita da mamma americana.
Mi mancheranno le competizioni di ginnastica del liceo, a fare il tifo per le mie fanciulle, a ascoltare l´inno americano mentre tutti hanno la mano sul cuore e io a chiedermi, come sempre, se non sarebbe bello ascoltare nello stesso modo quello italiano.

Mi mancherà veleggiare sotto il Golden Gate, imponente e splendido, e contemplare dal mare San Francisco nel suo sali scendi maestoso.

Mi mancheranno le amicizie intense che ho creato in questi anni, so che resisteranno, ma fa male sapere che saranno lontane.
Mi mancherà il mio lavoro, costruito con forza.
Mi mancherà il mio fischio serale per far rientrare la micetta, adesso per lei la vita non sarà più giardino....

Mi mancheranno le mie belle nuotate al JCC, incorniciate dal cielo blu!
Mi mancherà il mio jogging mattutino sempre lo stesso percorso, le stesse case, gli stessi spazi.
Mi mancheranno le tante persone con le quali ho lavorato, che hanno creduto nei miei progetti, che mi hanno tenuto la mano e spinta a continuare anche quando avevo l´impressione di scalare montagne.
Mi mancherà l´energia continua di questa valle, dove tutto è possibile.
Mi mancherà San Francisco, città unica al mondo, con i suoi mille contrasti e Alcatraz a fare da sfondo.....

Mi mancheranno i calamari fritti di Sam´s a Half Moon Bay,uno dei primi posti scoperti qui che non ho mai abbandonato.
Mi mancherà Trader Joe´s con le sue mille sorprese, prodotti di ogni parte del mondo che arrivano e spariscono e non si sa perché.
Mi mancherà questa vita fatta ormai di tante abitudini, ma mischiate sempre con l´entusiasmo di qualcosa di nuovo da scoprire.
Mi mancherà tutto ciò ma so che alla fine non sarà una mancanza dolorosa. Ho amato questo posto ma sono pronta a partire, a voltare pagina e costruire qualcosa di nuovo da un´altra parte, all´inizio sarà adrenalina allo stato puro... questo è quello che mi da le ali per ricostruire tutto ancora e ancora... la mancanza diventerà dolorosa solo nel momento in cui non sarà più scelta e non sarà più entusiasmo!!

martedì 16 maggio 2017

Comprar casa nella grande mela: considerazioni.

Comperare casa negli Stati Uniti, almeno qui in Silicon Valley, è un processo di una rapidità assoluta, anche perché si arriva all´acquisto già con i documenti in regola, il che vuol dire o mutuo approvato o abbastanza cash disponibile per coprire il tutto.
Di solito una casa rimane sul mercato pochissimo e in quattro e quattr´otto si può diventarne i felici proprietari e abitarla rapidamente.
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Quando ci siamo messi a cercare casa a New York pensavamo che le cose sarbbero andate con la stessa rapidità, una volta trovata la casa nella nostra testa nel giro di qualche settimana avremmo potuto incominciare i lavori e renderla come piace a noi per la fine di agosto, momento in cui il college riprende e Federica dovrebbe installarsi. Non abbiamo fatto i conti con i meccanismi contorti del comprar casa nella grande mela però!
Se tra la mia visita e l´accettazione della nostra proposta di acquisto da parte del proprietario è passata una settimana esatta. per chiudere il tutto ci vorrà molto ma molto più tempo del previsto e questo perché a New York city quando si compra un appartamento lo si può comprare o in un CONDO o in una COOP.
Cosa vuol dire? il condo è direi equiparabile ai nostri condomini, mentre la coop da noi non esiste....
Se si compra in una coop come nel nostro caso ds entra a far parte diciamo di una cooperativa di proprietari dell´immobile, del quale si possiedono come delle azioni che corrispondono alle dimensioni dell´appartamento. Le regole della coop sono rigidissime... questo lo sapevamo,  ma stanno superando le nostre peggiori aspettative... Le regole del condo non esistono, nel senso che una volta che hai comperato il tuo appartamento, ne fai quello che vuoi senza dover ricevere l´approvazione degli altri inquilini. Vuoi metterci dentro la lontana zia? benissimo. Vuoi affittarlo ad una setta di frati hinduisti? no problem. Vuoi farne una succursale della caritas locale? vai tranquillo.
Per la Coop invece non puoi neanche vendere senza avere l´accordo degli altri membri del palazzo...
Purtroppo i condo sono più rari e quindi spesso non si ha scelta. Per nostra sfortuna poi l´appartmento che abbiamo trovato corrispondente alle nostre esigenze e al nostro gusto è in una coop, quindi ci siamo trovati in mezzo a queso folle balletto di permessi condominiali che sta leggermente snervandoci e soprattutto facendo slittare a non si sa quando la presa di possesso del nostro appartaentino newyorkese.
Dopo averci chiesto una quantità di documenti che sa del ridicolo, attraverso i quali la nostra famiglia, i nostri conti in banca e tutto ciò che abbiamo non ha più segreti per nessuno degli altri proprietari del nostro futuro condominio, la saga che pensavamo all´ultimo atto continua. Sanno tutto di noi ma non basta, così come non basta 1) che il proprietario attuale abbia scelto noi come i proprietari successivi ( e come si usa qui lui aveva foto nostre e storiella che gli racconta quanto siamo super e quanto siamo noi la famiglia giusta) 2) che la nostra situazione sia solida da permetterci l´acquisto e il mantenimento di un appartamento nell´East village.
Fondamentalmente i punti uno e due sono quelli che ci permettono di andare avanti nel processo che, per fortuna, sta seguendo direttamente un avvocato che si occupa si acquisizioni di appartamenti e che pare anche molto efficace. Il processo dovrebbe culminare in un incontro tra noi e i membri del palazzo (i governanti, i capi condominio), incontro che a quanto pare dovrebbe avvenire in carne ed ossa, perché nell´era di skype si torna indietro di un passo e, cosa molto pratica, noi dobbiamo spostarci dalnonsisadovesaremo a New York solo per andare a raccontare ai futuri vicini quanto siamo splendidi e splendenti e quanto le nostre fanciulle siano non solo brillanti studentesse ma anche brave come delle statue (ehm come dire ).... insomma un´operazione di marketing di tutto rispetto!
Alla fine di questo incontro i capi decideranno se siamo degni di entrare nella cricca del loro condominio, se possiamo fare parte dell´éite che lo abita, se non stoniamo con il resto...
Il regolamento di condominio, tra l´altro, mi ha fatto ridere dalla terza riga... sembra un lager...già mi immagino le riunioni annuali, quelle in cui si discute del cambio del lampadario dell´ingresso in cui ognuno avrà da dire e ridire sullo stile e nostra figlia perplessa si troverà tuffata in questo mondo surrealista, quale nostra rappresentante (eh si cara ragazza sari tu a doverti prendere questi mal di pancia0... le riunioni del Clos de la Tournelle, ultima tappa francee, prima degli States, in cui discutevamo per ore sul taglio arzigogolato delle parti di praticello lungo la strada comune, ci sembreranno una passeggiata tra i boschi.... Benvenuti a New York city... forse, se sopravviviamo fino alla chiusura del contratto...

lunedì 15 maggio 2017

Di Prom e di altre storie....

2 Agosto 2012, una famiglia itinerante sbarca in Silicon Valley per una nuova avventura. In bonus un cambio di sistema scolastico e il catapultarsi a testa in giù nel sistema americano.
Graduation 2015
5 anni scolastici ormai al teminre dopo, sorrido pensando allo stupore che mi colse allora quando mossi i primi passi nello splendido campus che doveva accogliere la maggiore delle nostre fanciulle (e che in seguitoha accolto allegramente numero due e numero tre). In realtà lo stupore di allora non mi ha mai abbandonata, e questo è uno dei pregi della vita d´expat, darti sempre gli strumenti per essere sorpreso in un modo o nell´altro.

Alla prima riunione a scuola qualche settimana dopo il nostro sbarco, ci guardammo con Paolo tra una fila di armadietti e l´altra come tuffati di colpo in uno di quei telefilm americani che animavano la nostra infanzia torinese, portando nelle nostre italiche case immagini di scuole così diverse da quelle a noi note. Di colpo toccammo con mano una realtà che sarebbe diventata nostra, constatando dal primo momento le mille differenze tra il loro e il nostro sistema, anche solo riassunte dall´immensità del campo di football americano e dagli spazi all´aperto assolutamente incredibili....
In 5 anni poi abbiamo avuto molteplici occasioni di stupirci e direi sempre e solo positivamente, e di constatare come la TV della nostra infanzia dicesse il vero: l´high school di happy days esiste, adeguata ai ritmi dei tempi nuovi e di una Silicon Valley frenetica, ma esattamente come la combriccola di Fonzarelli ce la metteva in mostra settimanalmente!
E con l´high school e il suo campus infinito tutti quegli aspetti cerimoniosi nei quali gli americani sono dei campioni: Prom, premiazioni varie, eventi e sfilate, cerimonia di graduation.
In questi 5 anni pian piano ci siamo impossessati di tutte queste piccole cose che fanno la differenza, di questi eventi formali che sottolineano certi passaggi importanti che da noi si riassumevano, se la classe era simpa, nella pizzata di fine anno, di tanti momenti di vita scolastica tipici di questo Paese che nulla hanno a che vedere con il nostro background scolastico...

Mille volte ho pensato a quanto avrei voluto anch´io essere adolescente in una scuola così, a quanto avrei voluto che mi servissero sport su un piatto d´argento, spazi immensi in cui sgranchirmi le gambe tra una lezione e l´altra, cerimonie un po´ formali per sottolineare piccoli successi, balli in lungo in cui le ragazze per qualche ora sono vestite come alla cerimonia degli Oscar e i ragazzi tirano fuori buone maniere altrimenti un po'abbandonate con la scusa dell´adolescenza.
Ci sanno fare in questo concatenarsi di cerimonie ben orgnaizzate gli americani, sanno sottolineare i passaggi da una fase all´altra della vita dei ragazzi in modo bello e cerimonioso.

Sabato abbiamo avuto Prom, il ballo di fine liceo, quello atteso come un momento culminante. 450  ragazzi e ragazze in smoking e abito lungo, tirati a lucido, con i fiori all´occhiello i govanotti e al polso le faniculle. Con cavallieri attenti e ragazzine con gli occhi brillanti pronti per una serata di festa, la prima di una serie che in tre settimane scarse ci porterà alla cerimonia di diploma.
Sabato eravamo nel prato di un bel parco appoggiato ai piedi delle colline di Los Altos, li si ritrovano tutti i ragazzi dell´ultimo anno prima di andare al ballo, li si ritrovano anche i loro genitori per 45 minuti di foto... lì ovviamente c´eravamo anche noi a constatare nuovamente come la TV non ci abbia mentito, questa è la scuola americana che mi faceva sognare seduta sul divano, bambina, nella mia casa di Torino... chiudevo allora gli occhi per immaginare di poter fare lo stesso... e come per incanto eccomi a viverlo non in prima persona, un po'di riflesso .... fortunelle le mie ragazze! Prossima prom per numero tre sarà in quel di Stoccolma... chissà come sarà, chissà se ci sarà un parco per fare le foto, chissà ...... Appuntamento tra tre anni....

giovedì 11 maggio 2017

Che atteggiamento avere nei confornti di una nuova partenza per avere bambini positivi: spunti pratici.

Quando sono partita per Parigi, 20 anni fa, ero incinta della nostra prima bambina. Non avevo altri pensieri nell´affrontare questa prima avventura oltre frontiera, che quelli legati a me, al mio adattarmi e alla capacità della nostra copia di costruirsi all´estero e di gestire da sola le problematiche legate alla nasciata lontano dai propri punti di riferimento. Eravamo due adulti con le nostre ansie e senza nessun pensiero legato al fragile esserino che avremmo messo al mondo. La bambina che avrebbe mostrato il suo visino qualche mese dopo il nostro ricongiungimento in terra francese, infatti in espatrio ci sarebbe nata e per lei Parigi sarebbe stato il suo ¨chez moi¨ dal primo momento.
Negli spostamenti successivi da coppia itinerante siamo diventati famiglia. Famiglia che si sposta dovendo tener conto delle esigenze di tutti. Le cose si complicano quando a far parte del viaggio si aggiungono bambini e adolescenti. Si complicano logisticamente in primis e psicologicamente poi.
I problemi logistici in realtà sono facilmente superabili, soprattutto quando spostarsi diventa la norma, e ad ogni nuovo spostamento ci si migliora in organizzazione.
 Per la parte psicologica ovviamente il tutto è più complicato, e anche se ci si sposta spesso, non sarà mai la stessa cosa.... i bambini crescono e le esigenze cambiano, così come cambia soprattutto l´atteggiamento che possono avere nei confronti di una nuova partenza.
Certo in famiglia quando l´esercizio del partire e dell´atterrare in un nuovo posto diventa routine, tutti di per sé nel loro angolino, saranno capaci di gestire ansie nascenti, di tirar fuori angosce che tolgono il sonno e di esprimere disappunto.... ma ci sono sempre dei ma legati all´età dei nostri compagni di viaggio.
In questi vent´anni mi sono resa conto che fino a quando i bambini sono piccolini, diciamo fino alle scuole elementari, partire è molto più semplice. I bambini sono sereni se i genitori lo sono e se i genitori sono convinti della scelta fatta lo saranno anche i loro fanciulli. Atterrare in un nuovo Paese sarà semplice se gli adulti di famiglia sapranno trasmettere energie positive e entusiasmo: i bambini sono felici quando hanno intonro serenità familiare, patiranno si del distacco dagli amichetti del cuore, ma rapidissimamente ricostruiranno un nuovo mondo se bene accompagnati.
Il gioco si fa più complesso quando da bambini ci si trasforma in adolescenti, fase in cui gli amici hanno un ruolo primario e la famiglia viene giustamente relegata in qualche angolino...
È qui che la psicologia si fa complessa e i genitori dovranno essere empatici e sensibili, ascoltare i propri teens, ma non dare loro la possibilità di contestare la scelta, quella deve rimanere una cosa da adulti.
Sulla mia pelle ho provato le diverse fasi, avendo spostato bambini e ragazzi di ogni età. La logistica ormai non mi spaventa, una volta trovata la scuola adatta, so come muovermi per rtirovare dei punti di riferimento. Per la parte psicologica devo fare i conti con sensibilità diverse e quindi adattarmi, non posso applicare uno schema comune.... insomma l´improvvisazione regna sovrana, mischiata con un po´ di fortuna e con la mia naturale predisposizione all´entusiasmo....
Fa paura spostarsi in famigia per la prima volta, e fa paura proprio perché si pensa che i bambini siano il problema, che saranno loro a non adattarsi, che saranno loro ad essere traumatizzati dalla lingua nuova, che saranno loro ad aver paura di fare i primi passi nella nuova scuola. La paura è normale quando si affronta un mondo sconosciuto come quello della vita all´estero nei primi mesi, ma saranno proprio i nostri figli a mostrarci come in realtà tutto sia molto più semplice, come alla fine la nuova scuola sarà come la vecchia, solo con delle facce diverse che parlano una lingua che in un baleno diventerà nostra, come l´amico del cuore potrà continuare ad esserlo, ma un altro arriverà a sommarsi al primo,al secondo, al terzo, come se noi siamo positivi lo saranno anche loro, se comunicheremo entusiasmo (magari anche un po´ forzato) anche loro lo comunicheranno, ma non forzato, sincero.
Il nostro ruolo di genitori quando si espatria diventa quello di una vera guida, siamo noi ad indicare la strada del successo della nostra avventura, se ne siamo convinti per i nostri figli sarà una passeggiata, se abbiamo dei dubbi e li esprimiamo forti e chiari davanti a loro, beh saranno il riflesso delle nostre ansie e allora per tutti sarà dura rendere l´avventura straordinaria!!