domenica 10 dicembre 2017

Natale come dentro un catalogo Ikea!

Ci siamo, siamo ormai  in pieno ritmo natalizio e gli svedesi sono veramente bravi nel creare l´atmosfera giusta: sono sicura che quando sarà il momento di lasciare la Svezia ci porteremo sicuramente via un po´ di queste tradizioni che ci piacciono già (non solo glögg e prosiutto al forno !)
Le luci natalizie a Stoccolma sono accese ormai da tre settimane, dicembre e le sue giornate sempre più corte, passerà quasi inosservato con tanto illuminarsi... i balconi sono addobbati a festa esattamente come a Los Altos le lucine brillavano per tutto il mese sui tetti delle case.
Le stelle di Natale, adventsstjärna, sono sospese alle finestre delle case, bianche, rosse, argentate, di dimensioni varie, illuminano le lunghe notti svedesi che ci fanno accendere la luci già all'ora di pranzo, portando calore e allegria.
Dietro le finestre di ogni casa i candelabri a 4, 5, 7 braccia, adventsstake, di materiale vario, elettrici o con candele scandiscono l'avvicinarsi del Natale.
L'adventsjusstake  con delle vere candele da il ritmo, 4 candele da accendere una dopo l'altra nelle 4 domeniche dell'avvento. Si arriverà al Natale con 4 candele di misura diversa, che formeranno una scaletta luminosa simbolica e suggestiva.

Il Julbocken di paglia o di qualsiasi materiale da posare sul camino, sulla finestra ai piedi dell'albero o anche appeso come decorazione, unica decorazione che manca all´appello in casa nostra!
Il calendario dell'avvento, Julkalendar, di qualsiasi stile e colore.
I dolcetti natalizi tipici, alla cannella, allo zafferano, di forma diversa, da offrire, esporre divorare. Lussebullar, lusssekatter, polkagrisar...( quelli allo zafferano proprio non mi piacciono ma non lo dico a nessuno!)
Le casette pepparkakor, da costruire, decorare e alla fine divorare.
Il babbo Natale tipico svedese Jultomte con il suo nasone e la faccia simpatica mezza coperta dal cappello.

E poi ovviamente l´albero decorato e illuminato, le belle ghirlande da appendere alle porte  di casa per mettere allegria già varcando la porta!
E dulcis in fondo, il Julbord, il pantagruelico pranzo natalizio sotto forma di buffet,  dove si parte dalle arringhe in tutte le salse, accompagnate da una specie di grappa di queste parti detta snap.Si passa attraverso salmone cotto e crudo, ci si incontra con paté, insalate di cavolo rosso e pani vari per poi atterrare sui piatti caldi, dove il julskinka, il prosciutto di Natale, gioca la parte del leone, ovviamente accompagnato dalle famosissime polpette svedesi. Dicembre è un susseguirsi di Julbord con gli amici, con l´ufficio, per provare, e il tutto culminerà in quello del 24 sera in famiglia.


Altro protagonista assoluto di questo periodo di festa il glögg, vino rosso aromatizzato con spezie tipo cannella, che si beve caldo, spesso serivito con mandorle e uvetta.



martedì 5 dicembre 2017

Turista per un giorno...

Oggi mi metto nei panni del turista, quello che arriva in Italia per godersi tutto il bello mondialmente conosciuto di cui il nostro Paese è ricco.

Eccomi atterrare a Milano Malpensa, mi sono goduta al passaggio una vista mozzafiato sulle Alpi innevate e baciate dal sole. Le aspettative ci sono tutte.
Volo senza storia, scendo piena di entusiasmo ma mi scappa la pipì! Prima tappa alle toilette, le prime sono impraticabili , nelle seconde la pipì si può fare, il lavandino però è fuori uso, pazienza per lavarmi le mani ne scelgo altre, qui tutto funziona, la pulizia però è sommaria, faccio come posso per evitare di appoggiare borsa e giacca... viaggiando spesso sono diventata abile come contorsionista.
Ho fame, sveglia all'alba, un caffè veloce, ho voglia di un buon espresso. Cammino e intorno tutto è di uno squallore disarmante, non quell'immagine di Italia che mi sarei aspettata ( come turista, non io io, ormai prendo il buono che c'è e cerco di bypassare il resto). C'è un baruccio , ovviamente mi danno del tu, ma io son turista, vengo dall'estero e al limite non me ne rendo conto ( io io però si è mi viene l'orticaria... E pensare che ho rotto abbondantemente pur di inculcare l'uso di  un buongiorno signora alle mie ragazze... Son fuori moda). L'Espresso è mediocre... Mi cade un mito ormai, ma da anni, il caffè nei bar italiani è sempre peggio! Con il mio caffè cerco un tavolino, c'è l'imbarazzo della scelta, unico neo trovarne uno pulito è un'impresa disperata. Bere il mio caffé tra le briciole dei 10 avventori precedenti, francamente, non mi alletta. Mi rassegno e mi siedo, è l'una, chissà se qualcuno passerà uno straccio su questi poveri tavolini prima di cena?
Raccatto le mie cose ed esco. Ho 40 minuti di attesa ma onestamente non vedo l'interesse di aspettare all'interno in un'atmosfera da sala d'aspetto della mutua. Ho un pullman da prendere direzione Torino. Vengo approcciata più volte con offerta di potenziali taxi che declino. Ricevo en passant una serie di occhiate da maschi che evidentemente non sanno come orientare i loro ormoni, e devo dire che non sono al massimo della forma, sveglia dalle cinque, nessun trucco, insomma niente che può invitare all'approccio... Ma benvenuta in Italia, se sei donna e io uomo ti passo al dettaglio, figa o cesso che tu sia.
Mi avvicino alla pensilina, il mio pullman è indicato alla sei, ma in realtà è la quattro, almeno sono vicine. Attendo. Nessuno da indicazioni, parlo italiano per fortuna ( come pochi turisti direi) altrimenti sarei morta.
La Torino-Milano è tristanzuola, soprattutto a novembre. Aspetto con ansia l'arrivo a Torino.
Stazione dei pullman, corso Bolzano. Mi avvio a piedi, l'aria è freschina, cammino sul marciapiede, osservo i palazzi alcuni tirati a lucido altri sporchi e pieni di tag, che peccato... Il marciapiede è cosparso di cicche, la cosa mi colpisce. Cartacce un po ovunque, macchine parcheggiate alla rinfusa che bloccano le strisce pedonali, per fortuna sono abile, non ho passeggino e mi destreggio nel passaggio.
Non capisco cosa facciano i vigili urbani in queste situazioni di inciviltà, francamente inammissibile, lo so che è così ovunque in Italia è più si scende al sud più le regole di civiltà stradale sembrano liberamente interpretate!
 La città è splendida non c'è dubbio. Le luci di Natale la illuminano in modo piacevolissimo. Mi gusto un caffè con panna per recuperare energie e proseguo nelle vie del centro... C'è qualcosa che non mi convince, città elegante in declino, negozi vuoti, belle vetrine, clacson di auto che cercano di passare dove non devono, tantissimi mendicanti installati ovunque, chi solo, chi in compagnia di un animale con gli occhi tristi. Cammino ed evito di trascinare il mio trolley nei laghetti di pipì che padroni irrispettosi hanno lasciato fare contro i muri di storici palazzi...
Cammino e capisco che quella che manca è l'educazione, l'educare gli individui al rispetto. Il rispetto delle toilette dell'aeroporto, delle bellezze che l'Italia ci regala, degli spazi comuni... Un po di senso civico per ridare un tono a questo nostro sgangherato Paese... Incominciando da bagni pubblici !

giovedì 30 novembre 2017

Da una parte all'altra del mondo!

Un mese fa volavo a New York a respirare un po' delle mie ragazze, con quel sentimento misto di casa un po' là oltre oceano, un po' qui nella vecchia Europa, in questa Stoccolma che ha saputo subito conquistarmi e che in questi primi quattro mesi non mi ha mai delusa. Oggi volo a Torino, la mia città, una di quelle toccate e fuga che posso regalarmi ogni tanto da quando non sono più dall'altra parte del mondo. Più rilassante arrivarci senza un eterno volo sulle spalle e nove ore di fuso a stordirti per i primi momenti.
Volo a Torino là dove una parte del mio cuore è rimasta, dove ho radici profonde, dove m sentirò sempre a casa nonostante tutte le case accumulate.
Quelle radici lì mi fanno sempre compagnia e ogni tanto è bello recuperarle, affondarci il viso, respirarne l'aria.
New York, Stoccolma, Torino, mondi di affetti che si intrecciano, sentimenti che si abbracciano. Una città in cui non ho mai vissuto, la prima, ma che sento un po' mia, con quell'appartamentino in cui posare le valigie e quelle sue splendide donne in divenire che ormai la chiamano casa. Una città, la seconda, che rapidamente ho sentito parte di me, di cui mi sono innamorata nonostante delle ore di luce ormai ridotte all'osso e un freddo pungente. Una città, la terza, in cui sono nata, cresciuta, mi sono innamorata e sono diventata sicuramente in parte l'adulto che sono... Il resto del mio essere poi è stato un lavoro di squadra di tutti gli altri posti che ho chiamato casa.
Torino la mia città, quella che conosco ma che a volte non riconosco.
Torino con i miei ricordi di giardini, pedalate in bicicletta, corse a perdifiato.
Torino con i libri il vocabolario di latino sotto il braccio e la cartella pesante.
Torino e le serate in birreria a cercare di diventare grandi.
Torino che mi fa arrabbiare, strade sporche, aria mesta.
Torino che mi rende orgogliosa, bella e austera.
Torino e i suoi mercati.
Torino e il mio primo bacio.
Torino con quegli amici con i quali non serve neanche spiegare, dire, parlare.
Torino fatta di strade mischiate di ricordi.
Il mio passato è Torino.
Metà vita, poco più.
Da lì sono partita un bebè nella pancia, un groppo in gola.
Li ritorno sempre con gioia a respirare affetti profondi, il tempo di una vacanza.
Negli anni ho imparato a ripartire serena dalla mia città verso le altre mie in cui ho costruito casa. Non ho più un groppo in gola ma la consapevolezza della fortuna che ho ad avere sempre un mondo intenso di affetti che mi aspetta e che è stato capace di lasciarmi partire verso altri mondi che hanno saputo accogliermi con calore.
Questo vuole dire essere cittadini del mondo e sentirsi a casa ovunque? Forse si!

sabato 25 novembre 2017

Natale nell´aria!

Ci sono mille prime volte nelle nostre vite e in espatrio c´è un affollarsi continuo di prime esperienze che spesso ci lasciano a bocca aperta e ci trasmettono tutto l´entusiasmo per il nostro nuovo Paese.
Primi mesi svedesi per noi e l´avvicinarsi del primo Natale in terra scandinava che ci regalerà, almeno le premesse ci sono tutte, tantissime ¨prime¨ ( e non vi dico quanti post)

Il Natale qui è molto sentito ed è animato da una serie di eventi che da metà novembre in poi scandiscono il passare dei giorni fino al 25 dicembre.
Sto cercando di appriopriarmi di tradizioni locali, ogni scusa è buona per dar sfogo a shopping compulsivo che anche in termini di candele può dare le sue soddisfazioni.
Domenica scorsa a Stoccolma hanno svelato le vetrine natalizie dello storico e splendido Nordiska Companiet, diciamo le Galleries Lafayette di qui! e proprio come a Parigi anche a Stoccolma la scoperta di queste vetrine fa venir fuori il bambino che c´è in noi. Nonostante il freddo e un venticello gelato io c´ero! Il tema delle vetrine era ispirato da uno dei film del grande Ingmar Bergman, Fanny e Alexander, dire splendide è dire poco...
il film
una delle vetrine
Le diverse patinoire in giro per la città sono invase da pattinatori di ogni età, spirito invernale a mille (tra l´altro tutte gratuite e aperte a chiunque!)
a pochi passi da casa
Domani il centro di Stoccolma si illuminerà di mille colori e abbiamo già ricevuto la mappa delle luci
luci a Stoccolma

E ieri ho visitato il mio primo mercatino di Natale scandinavo, ed è di questo che voglio parlare.
Il mio primo Julmarknad nel quadro stupendo del castello di Taxinge a circa un´ora di auto da Stoccolma, peccato solo che la neve caduta abbondante maartedì si fosse già tutta sciolta, complice il diluvio di mercoledì e temperature inaspettatamente alte nei due giorni successivi, penso che la neve sarebbe stata la ciliegina sulla torta!
Comunque quadro splendido e mercatino molto carino. Bella la parte di cibo, dove sono passata da una mandorla dolce ad un pezzo di salmone, da un bicchiere di grog ad un assaggio di camambert locale... alla fine non sapevo neanche più se avevo assaggiato del dolce o del salato.
Hamburger di aringhe...
Ma passiamo all´oggettistica, di tutto e di più, molto in tema natalizio svedese, i tipici babbo Natale svedesi, Jultomten o più semplicemente Tomten, declinati in tutte le salse.... anche nudi con enormi falli al vento, o meglio penduli, dolcemente accompagnati da simpatiche mamma Natale con le tette in mostra e cespugli paurosi tra le gambe... una versione naturalistica del Natale (non ho potuto fare foto perché la blogger che c´è in me si è inibita di fronte al cartello no foto o forse difronte a tane frattaglie al vento??).
Dal lato abbigliamento ho trovato un po´ di materiale invernale che ben potrebbe sposarsi con il gonnone che vi ho presentato un po´ di tempo fa, il tutto per dar vita a quella tenuta semplice e passe partout con la quale affrontare i rigidi inverni svedesi. Copricapo in pelle di montone modello pecora nera, assortiti da polsini titengocaldoaipolsi e da calzettoni di lana pettinata che pare tengano i piedi caldissimi ma che onestamente sembrano carta abrasiva al tatto. Se poi il gonnone non bastasse e si temesse di aver freddo pedalando nella neve, fantastici copri sella di pelo sono venduti di vari colori....
Il tutto poi può essere completato da mantelline modello nonna Abelarda e da giacchette che neanche all´Oktoberfest riescono a tirare fuori.

Non preoccupatevi mi sono trattenuta dal rifarmi il guardaroba, distogliendo la mia attenzione da questa moda scandinava per  orientarmi verso il reparto candele, dove ce n´erano veramente di ogni forma e colore, e diciamo che anche qui non mancava un grande fallo di cera, pronto a bruciare lentamente (non di passione) e illuminare le nostre case... dove metterlo in bella vista? Ma direi vicino al Babbo Natale con tutto il suo armamentario al vento, dove se no???
Attendo il prossimo mercato con ansia, chissà quali sorprese !!!













mercoledì 22 novembre 2017

Questione di punti di vista: ma l´espatrio fa bene o no ai nostri ragazzi?

Due ann fa o poco più venni intervistata da un giornalista del Fatto Quotidiano e poco dopo uscì un aritcolo che parlava di noi, delle nostre scelte di vita, di questo nostro perenne itinerare che ci ha portati in giro per il mondo, con entusiasmo. L'articolo in questione si tiró dietro un innumerevole numero di commenti, tantissimi incazzati che un giornale si inetressassee a gente come noi, definita di successo e fuori dai canonici schemi, molto pochi gentili e con timidi tentativi di difesa.
All´epoca fui stupita da queste reazioni, lessi e rilessi i commenti assolutamente senza parole, molti sembravano scritti con la rabbia di chi si sentiva prigioniero di un mondo senza via di scampo, altri sembravano dettati dalla convinzione che chi riesce a fare cose interessanti per foza sia nel torto.
Per caso oggi sono capitata su articolo e commenti, li ho riletti tutti e uno mi ha colpita in particolare ed è questo:
Mah, io non avrei mai fatto figli se fossi stato in loro oppure mi sarei stanziato, lo trovo molto egoistico ma ovviamente è una mia opinione personale. Sono il primo ad aver viaggiato e continuo a farlo ma solo un anno fa sono diventato padre e ora sono stabile in un posto.

Questo genitle signore scrisse allora ciò che in tanti pensano: vita itinerante si, ma solo finché non ci sono i figli ai quali in questo moto continuo non si potrebbe dare stabilità.
Ecco lo spunto di oggi per affrontare un tema che mi sta a cuore: come reagiscoo i nostri ragazzi a questo perenne spostarsi, a questo saltare senza sosta da un Paese all´altro, come riescono a mantenere dei legami e degli equilibri?
Non è semplice certo, lungi dall´esserlo... ma ci sono dei ma... se i genitori sono contenti, convinti e sicuri della loro scelta, i figli seguiranno e lo faranno con il sorriso, soprattutto fino alle porte dell´adolescenza.
Se gli adulti affrontano il nuovo spostamento in modo positivo, i figli verranno avvolti dalla positività e le difficoltà saranno più facili da affrontare.
I bambini sono sensibili agli umori genitoriali, se vedono che c´è reticenza ad accogliere il nuovo si ritroveranno a riprodurre gli stessi umori e ad adattarsi con maggiore difficoltà.
Con questo noi adulti possiamo, ovviamente, avere dei momenti di sconforto, ma meglio mantenere il sorriso davanti alla nostra progenitura, loro saranno contenti e il fatto solo di vederli contenti aiuterà anche noi a superare magari dei momenti di nostalgia... un circolo vizioso della felicità!
Noi non abbiamo mai coinvolto le ragazze nella decisione finale, nel senso che abbiamo sempre ritenuto che il decidere di partire, di accettare un nuovo challenge, di saltare nel vuoto, dovesse essere una scelta nostra, da fare noi due e solo una volta sulla via della decisione coinvolgere loro. Questo non vuol dire che non ci siano stati degl scambi con le nostre ragazze, ma solo che la decisione doveva essere nostra e nel processo decisionale era chiaro che loro non avrebbero avuto posto, pur tenendo conto dei loro desideri e delle loro aspettative.
Più i figli crescono più è necessario che vedano la decisione di partire come un qualcosa da cui non si torna indietro. Con loro si potranno discutere i dettagli, scegliere la scuola, cercare casa, navigare su internet per capire dove si andrà, ma la scelta no, è solo una scelta degli adulti.
Premesso tutto ciò arriviamo al perennne spostarcsi, a questi figli sballottati da un paese all´altro, apparentemente senza radici, in un turbinio di aerei, sempre ad affrontare lingue nuove, sempre gli ultimi arrivati, sempre quelli con una valigia pronta per essere riempita.
Ci sono momenti difficili. Ci sono momenti in cui le loro lacrime ci fanno male. Ci sono momenti in cui vederli soffrire ci fa vacillare. Ci sono momenti in cui ci facciamo delle domande, ma poi... poi basta guardarli, vedere la sicurezza con la quale affrontano il mondo, la maturità acquisita, la forza che questo continuo spostarsi ha regalato loro. Ci vogliono energie per essere i nuovi, per dire ciao alle sicurezze e crearne di nuove. Ci vuole forza per entrare in classe e vedere 40 occhi che ti guardano, tu il nuovo, con curiosità.
Può far male, così sul momento, ma poi diventa quasi un esercizio divertente, ma poi la nuova esperienza imparano a guardarla come un nuovo interessante passaggio, e il nuovo Paese diventerà casa e piccole radici l´avvolgeranno. Non è vero che questi ragazzi crescono senza radice alcuna, ne hanno tante di radici, tante quanti i Paesi in cui hanno vissuto e se le portano dietro tutte perché fanno parte del loro essere, della personcina che cambiamento dopo cambiamento sono diventati.
Non è vero che non hanno punti di riferimento, ne hanno uno molto forte che è la famiglia, i genitori e fratelli, unico elemento invariabile in questo mondo in continua evoluzione. Si impara a contare molto sulla famiglia, i ragazzi si appoggiano a fratelli e sorelle perché sanno che ci si capisce perch;e si vivono le stesse cose, così come nella coppia ci sia appoggia l´uno sull´altro. La famiglia diventa il fulcro, ma poi c´è anche il resto, il modo intorno può dar loro solidi punti di riferimento, perché in espatrio tutto diventa più intenso, si condividono emozioni forti, momenti difficili e gli amici diventano una forma di famiglia, e questo da ai nostri figli quel sentimento di essere protetti.
Abbiamo zii e zie sparsi da una parte ll´altra del mondo, adulti con i quali si è percorso un pezzo di starda e che saranno sempre presenti per i nostri figli, ragazzini con i quali si è rifatto il mondo come con dei cugini, e i legami rimarranno, si rimarranno nonostante tutto.
Allora non si dica che questa vita è negatività, dolore, sradicamento. Fa male ogni tanto, quando si part, si saluta, ci si allontana, ma molto più spesso ci rende, li rende, più forti, più solidi, pronti ad affrontare il mondo con grinta, perché di ostacoli hanno imparato anche da piccolissimi ad affrontarne, perché in espatrio ci si muove sempre ai limiti di una confort zone, e questo fa crescere!
Non c´è, caro signore, nessun egoismo nella nostra scelta di vita, ma tantissimo amore e la profonda convinzione di aver regalato il mondo alle nostre ragazze, nonostante le distanze e nonostante le lacrime.

domenica 19 novembre 2017

Genesi di un libro e idee regalo!

Perchè un blog? Me lo chiedono in tanti. Com' è nata la voglia di raccontarmi e di raccontarci, cosa voglio trasmettere con quello che scrivo, qual'e il messaggio che voglio veicolare?
Dopo tre anni in Giappone a scrivere regolarmente email ad amici e parenti per aggiornarli sulla nostra vita nipponica, dopo tre anni a scrivere di un Paese che mi aveva completamente affascinata, a cercare di comunicare con le parole quello che vedevo e provavo, una volta arrivata in India mi sono detta perché no, perché non aprire un blog e metterci dentro le stesse cose che scrivo nei mie messaggi e lasciare a chi vuole il piacere di leggermi senza impormi loro con le mie storie avventurose di expat ormai di lunga data.
All'inizio l'idea era solo raccontare e raccontarci, far vivere il nostro quotidiano a chi ci stava lontano, condividere le nostre scoperte, far entrare nel nostro nuovo mondo chi ci stava lontano. Poi pian piano il blog ha incominciato a diventare altro, qualche curioso e perfetto sconosciuto ha incominciato a seguire le nostre avventure di famiglia itinerante e mi sono resa conto che attraverso le mie parole potevo non solo raccontare quello che stavamo vivendo ma anche dare una visione della vita all'estero, consigliare chi voleva paritre, consolare chi era gia partito e faticava a muovere i primi passi.
Quando ho aperto il blog, la blogosfera era sensibilmente piu piccola di adesso, tutti i blogger muovevano i primi passi un po' spaventati su un terreno sconosciuto, cercando pian piano di crearsi un pubblico e di appropriarsi di tematiche varie. Sono passati 10 anni e da allora il panorama si è trasformato, in rete si trova di tutto e di più, ci sono blog su qualsiasi argomento e i blog d''expat sono aumentati in modo vertiginoso... forse anche perché sono aumentati gli expat stessi, negli anni, per forza di cose molti sono stati costretti a muoversi per trovare equilibri e soddisfazioni fuori dal proprio Paese.
io ho continuato sulla mia strada mantenendo quel buon equilibrio tra racconti di vita vissuta e consigli di chi ormai ha fatto del perenne itinerare il suo modo di vivere e del mondo la sua casa.
Penso che la vita vissuta sia importante perché solo in questo modo chi vuole partire si rende conto di come realmente si puo vivere, di quali sono gli ostacoli, di come affrontare certe situazioni e soprattutto di come tutto sommato il quotidiano di una famiglia sia poi lo stesso che si viva nel proprio mondo o che ci sia sia sradicati per radicarsi più o meno altrove.
Certo ci sono mille componenti che possono destabilizzare all''estero e rendere il quotidiano a volte meno liscio nel suo procedere, e proprio per questo alla parte del ti racconto cosa facciamo oggi alterno i consigli pratici e le riflessioni sulla vita all'estero spesso dettate da vita vissuta.
Il blog poi ad un certo punto, un anno o poco più fa, e diventato grande ed è diventato libro, come in tanti sapete...ed il libro è animato esattamente dalla stessa idea, alternare vita vissuta e consigli che ne derivano, mettendo a fuoco certe problematiche di vita affrontate un po' da me e un po' dalle tante persone che ho incontrato sul nostro cammino.
diciamo che il libro e il blog diventato grande e maturo!
Ammetto che ogni tanto, soprattutto adesso che sono agli inizi della nostra nuova vita in un nuovo Paese, ogni tanto mi rileggo dei passaggi, che poi li conosco quasi a memoria, ma quasi per confrotarmi nei miei piccoli passi, conscia che anche dopo vent´anni a zonzo ogni tanto ho bisogno dei un piccolo ripasso!
Adesso che ci avviciniamo a grandi passi al Natale fate felice un amico, un parente, un conoscente, o semplicemente voi stessi,  e regalate un libro, regalate questo libro, un po´ viaggio, un po´ avventura, un po´ follia, un po´ passione!
Troverete delle risposte alle mille domande,troverete delle idee, vi sentirete meno soli in questa grande follia che è la vita itinerante!
Manuale pratico dell´espatrio. Amzon.it

martedì 14 novembre 2017

Mamma di figlia femmina!

Quando ero ragazzina mi immaginavo mamma di maschi, quando pensavo alla me mamma, mi vedevo circondata da saltellanti maschietti che mi avrebbero guardato con occhi innamorati e che mi avrebbero considerato a lungo la donna della loro vita.... Io ero in sostanza un maschiaccio, tutto pallone e scorribande sullo skate, non sopportavo le bambine lamentose, quelle che non volevano correre a perdifiato per paura di rovinarsi le treccine, quelle che non si arrampicavano sugli alberi per non strappare i collant. Quando mia mamma mi imponeva la gonna soffrivo, in silenzio, le pene dell´inferno. Adoravo i miei capelli corti a caschetto. Mi divertivo a correre dietro ad un pallone e giocavo ore e ore con i miei tanti robot... e soprattutto avevo tanti amici maschi, mi sono sempre piaciuti di più, più genuini, schietti, sinceri, senza triple letture....
Ero felice di essere bambina ma sognavo di fare pipì in piedi, contro un muro,
Questo però era prima, prima che mi mettessero tra le braccia, 20 anni e poco più fa, quel corpicino caldo e delicato, prima che osservassi quella testolina ricoperta di una massa leggera di capelli neri, prima che appoggiassi le mie labbra su quelle guancette paffute, prima che mi innamorassi perdutamente di lei e diventassi mamma di femmina.

Da quel momento in poi ho vestito felicemente le vesti di mamma di piccolo personaggio femminile.
Nelle gravidanze successive ho sempre sperato di aspettare una femmina, così è stato.
A volte mi chiedo come sarebbe andata se anziché Federica avessi stretto tra le braccia Niccolò, chissà se per i successivi avrei voluto ripetere l´esperienza o se una voglia di femminuccia improvvisa mi avrebbe assalita...?
2007 Kiso Valley

2017 New York City

Comnque da 20 anni sono mamma di figlia femmina e ne sono felice.
Palo Alto 2016
Premetto che le mie ragazze non sono cresciute rinchiuse in stereotipi femminilii ben definiti, e visto che buon sangue non mente sono state anche loro un po´ maschiacci. Se c´era da recuperare un pallone in alto in alto, se c´era da saltare, urlare, arrampicarsi, erano sempre presenti. Avevano da piccole bisogno di correre e saltare fino allo sfinimento e non sono mai state delle statuine attente a non macchiare il vestitino o a far cadere la molletta... In questo erano come me le sarei immaginate, come ero io bambina, un po´ super eroe un po´ principessa, quel giusto mix di sano equilibrio.
Non so se per una donna, una mamma, sia comunque più naturale confrontarsi con un personaggino, anche se formato mignon, del nostro stesso sesso, per facilità forse...
non lo so anche perché non avendo un figlio maschio non so quanto più facile o difficile sarebbe stato entrare nei suoi pensieri.
Normandia 2004
Adesso che le mie ragazze sono tutte ormai tra l´adolescenza e l´età adulta, beh sono felice di avere tre donnine con le quali interagire, con la loro sensibilità tutta femminile. Trovo che crescendo si instauri una forma di sana complicità, (anche se ammetto che le mie girls hanno creato la stessa complicità con il loro papà, che essendo una persona molto sensibile e capace di ascoltare, ha sempre avuto un dialogo schietto e tenero con le sue ragazze), ci sono cose delle quali si parla con più facilità (loro a me e ne sono felice, nonostante i ruoli precisi e ben definiti che esistono tra di noi, io rimango la mamma, ma sono anche una donna e una donna abbastanza aperta di mentalità). Ci sono mille cose da fare insieme, cose frivole come una manicure, o più serie come osservare un quadro con lo stesso tipo di sensibilità.
Sono mamma di figlie femmine con debolezze tutte femminili, le lacrime forse più facili, un po´ di drammaticità in cose e azioni. (anche se ogni tanto giuro vi vorrei molto ma molto meno drama queen)
Vernon 2003
Soni mamma di figlie femmine che scopre prodotti di bellezza mai sentiti e impara ancora trucchi e astuzie per mettere in risalto qualcosa, anche abbondantemente passati i 40! (che poi adesso quasi mi imbarazzo a darmi solo un colpetto di mascara)
Sono mamma di figlie femmine quando mi sento dire guarda che quella giacca sta meglio a me (gioia mia come se non lo sapessi che tra me e te ci sono quel certo numero di anni che fanno si che tu stia sempre meglio di me, ma ne sono felice)
Sono mamma di figlie femmine che ascolta per ore tiritere su dimensioni di seno, di sedere, su brufoli che vanno e vengono. (ho anche integrato il fatto che la frase hai preso il sedere della mamma non sia un complimento....)
Sono mamma di figlie femmine che aspetta ore e ore che siano pronte per uscire e vede sfilare un vestito dietro l´altro che si accatasta poi sul pavimento nella scelta di quello giusto, perché non è facile piacersi, sempre, tutti i giorni. (vabbé anch´io ogni tanto mi cambio due volte perché non tutti i giorni ci guardiamo con gli stessi occhi e il vestito che ci stava bene ieri , oggi ci sta da schifo)
Central Park 2012
Sono mamma di figlie femmine seduta tra due camerini, aspettando di vederle uscire con il sorriso, sicure nel pantalone nuovo, o arrabbiate perchélalucedelcamerinomifaorrenda..... (portatemi un caffé con due biscotti... l´attesa sarà lunga)
New York ottobre 2017
Sono mamma di figlie femmine perché mi rivedo un po´ alla stessa età, gli stessi sogni e le stesse insicurezze. (perché era ieri che ero adolescente anch´io... si lo so che di anni ne sono passati tanti, ma era ieri lo stesso)
Sono mamma di figlie femmine nelle telefonate piene di singhiozzi, dove mi chiedo se stiano per morire, se siano state aggredite, se sia successo il finimondo, per poi scoprire che hanno perso un guanto (dai forse esagero)
Sono mamma di figlie femmine accoccolata con loro sul divano a guardare un film commentando gli attori (maschi).(quello è veramente troppo ma troppo figo!! Se mi invita a cena ci vado, ma mamma, ma sucsa e papà... beh se Brad Pitt mi invita a cena papà aspetterà a casa che ritorni per raccontargliela.... dialoghi di vita vissuta)
Sono mamma di figlie femmine quando mi sento dire ¨sono enorme¨ duecento volte al giorno.( e per duencento volte ripeto che 20 chili bagnata con i pesi nelle tasche... non puoi essere enorme)
Sono mamma di figlie femmine quando cancella la foto che non sorridevo bene ( e fare le foto diventa un incubo, sopratttutto con tutte e tre insieme, statisticamente una chiuderà sempre gli occhi).
Sono mamma di figlie femmine quando cerco quel maglione e non lo trovo e so già che lei rientrerà da scuola e ce l´avrà addosso (adesso adotto la stessa tecnica, almeno con maglie e giacche funziona... per pantaloni gonne e vestiti, beh sono la mamma, non ci entro!!)
Sono mamma di figlia femmina quando il mio rossetto preferito è ridotto malissimo....(e che cavolo!)
Sono mamma di figlia femmina quando già a tre anni non riuscivo a farla uscire di casa senza il ciuffo.(o con le scarpe che volevo io, con la giacca adeguata alla stagione, con il cappello che andava bene... perché decidono loro, e ci sono battaglie che non vale la pea di combattere e allora ci sono 30 gradi e vuoi il cappello di lana, metti il cappello di lana)
Sono mamma di figlia femmina perché so come le batte il cuore (...)
Sono mamma di figlia femmina da 20 anni e un mese e ne sono felice, estremamente felice!
Forse in un'altra vita sarò mamma di figlio maschio e lo troverò talmente più bello da rimangiarmi tutto.... ma per ora è così!












sabato 11 novembre 2017

Regista da stadio

Erano pìu di 30 anni che non andavo alla stadio, le prime e ultime volte dovevo avere un quindicina d´anni, schiacciata in curva Filadelfia tra i tifosi più accesi, dove un carissimo amico di mia sorella mi portava con lui per qualche partita importante. Ci andai allora forse 4 o 5 volte e in seguito mi limitai a guardare qualche partita in TV, quelle dei mondiali, quando di colpo ci sentiamo tutti un po´ più italiani.
Ma ieri era l´occasione speciale, l´Italia giocava contro la Svezia, ghiotta e rara opportunita per vedere la squadra del nostro Paese giocare contro quella del Paese che ci ospita.
Eccomi dopo oltre 30 anni a sorprendermi in uno stadio super moderno, ben lontano dalle immagini che avevo nella mia testa di tifosi stretti come sardine sulle gradinate.
Ma non è né dello stadio che voglio parlare, né della partita bruttina e deludente...
il tifo, io voglio parlare del tifo, perché ecco benché mi ricordassi i cori di allora, non mi ricordavo per nulla la coreografia che li accompagna, la regia che li produce, l´impegno presonale di due o tre tifosi che prendono in mano il tutto ergendosi a guida delle masse.
Ieri ho scoperto che ci sono tifosi di vario tipo, ma sopra tutti ce n´è uno il leader, quello che sacrifica se stesso in nome del coro collettivo, quello che mostra la schiena al campo per tutti i 90 minuti, non vedendo praticamente nulla della partita, per guardare negli occhi il resto della tifoseria e cercare di trascinarla nell´esprimersi il più rumorosamente possibile.


Non era semplice ieri sera a Solna, dei 40000 spettatori se ce n´erano 3000 italiani era tanto e farsi sentire prevaricando i cori svedesi che si rimbalzavano canzoni che sembravano botte e risposte da un lato all´altro dello stadio, non era cosa da poco.
Di registi ne avevamo tre, o meglio direi un regista e due assistenti ai sui lati. In piedi su sedili per 90 minuti senza cedimenti hanno mosso le braccia da bravi direttori d´orchestra, con un´energia notevole, direi la stessa che li ha spinti fin qui dall´Italia per seguire, schiena al campo, una partita, nulla più.
Ammetto che tanta passione mi spiazza....

Ammetto anche che il resto della tifoseria credo li abbai un po´ delusi.... abbiamo cantato, si, abbiamo cantato l´inno un paio di volte, abbiamo urlato scemo al vichingo che aveva sbagliato il tocco di palla, abbiamo saltato urlando chi non salta uno svedese è... ma tutto ciò forse con meno forza e passione, o meglio tutto ciò come una parentesi divertente alla nostra quaotidiana routine e senza le stesse energie delle nostre guide.
Poveretti si son fatti un volo dal sud d´Italia per venir fin qui a dirigere un gruppo smidollato di tifosi e in più a veder l´Italia rientrare a casa la coda tra le gambe, ricoperta di critiche, e con la paura di un grosso flop tra un paio di giorni in terra nostrana.
Mi chiedo se i nostri energici registi da Stoccolma voleranno direttamente a Milano per dirigere un nuovo coro che, speriamo, abbia la fortuna anche di gridare un paio di ¨goal¨ liberatori che apriranno all´Italia le porte die mondiali....
Stiamo a vedere.....





giovedì 9 novembre 2017

LAGOM : il segreto svedese per vivere felici.

La Svezia è uno dei Paesi d´Europa più ambiti, non per le vacanze, ma per viverci. Strano, così sulla carta chi avrebbe voglia di vivere al freddo e al buio per un tot di mesi all´anno? E invece freddo e giornate cortissime a parte, questo Paese offre una qualità della vita indubbiamente eccezionale, premettendo un buon equilibrio tra vita famigliare e professionale e offrendo a tutti buone possibilità di realizzazione.
Ma cosa rende la Svezia un Paese così accogliente?
L´essenza del tutto è rinchiusa in una sola curiosa e praticamente intraducibile parole : LAGOM.
Lagom è la parola magica che governa la vita qui. LAGOM è l´equilibrio, la giusta proporzione, il non troppo né troppo poco, la felice via di mezzo, il ragionevole, l´armonioso, ciò che di più vicino alla perfezione per noi stessi e i nostri equilibri e per il gruppo nel quale eolviamo e i suoi equilibri, esiste. E attenzione con perfezione non si intende la prefezione assoluta, ma semplicemente quello che ci calza addosso e che calza perfettamente alla società.

Questo senso di equilibrio, di moderazione, di felice bilanciamento domina le azioni e la vita degli svedesi e, di conseguenza, coinvolge anche noi stranieri e il nostro qutidiano vivere qui.
Ad esempio se di primo acchito gli svedesi ad alcuni possono sembrare fereddi e distaccat nelle relazioni sociali, beh LAGOM, nel senso che se non ti saltano addosso e ti marcano a uomo travolgendoti con discorsi a fiume, é perché rispettano i tuoi spazi, il tuo equilibrio senza metterti a disagio. Lo stesso vale nelle conversazioni dove molto spesso dominano lunghi momenti di silenzio, che possono essere percepiti da uno straniero come un momento di estremo imbarazzo, mentre invece servono a mantenere moderazione e equlibrio. Noi italiani con il nostro gesticolare e parlare qualche decibel sopra la media siamo proprio un po´ fuori LAGOM in questo mondo e possiamo imparare molto in questo senso: rispettare le pause, i silenzi, capire se ciò che dobbiamo dire è veramente interessante e importante o no.
Questo senso di moderato equilibrio ovviamente affetta positivamente tutti gli ambiti, al di là delle relazioni sociali. Allora LAGOM a tavola e in cucina, mai troppo speziato, mai troppo salato, mai troppo abbandonate, mai troppo caldo, freddo e via discorrendo e così nasce il concetto di smärgosbord, letteralmente sandwich, in modo più generico una forma di chiamiamoli assaggi da buffet.
LAGOM è la pausa caffé che gli svedesi chiamano Fika, che a differenza del té inglese a orario invariabile, è a orario variabilissimo, e si può far Fika diverse volte al giorno (niente di volgare ehhh). Fika = prendersi un momento per riconnettersi con sé stessi e il mondo circostante, fondamentale appunto per il giusto equilibrio personale.
LAGOM è nella natura vissuta al 100%, nel prendersi gli spazi giusti per approfittare di questa natura, nel saper camminare ovunque senza fretta e affanno.
LAGOM nel grande sostegno che vivene dato alle famiglie per equilibrare i compiti, per poter vivere vita professionale e famigliare in modo complementare, senza togliere nulla da una parte o dall´altra.
LAGOM è in uno stato che è assistenzialista ma in un senso postivo, aiuta a sviluppare le capacità individuali, aiuta a inserirsi nella società proprio per questo senso di equilibrio: pensiamo solo ai corsi di svedese gratuiti per i rifugiati.
LAGOM sono i mobili IKEA, che ben racchiudono questo sensa di moderato equilibrio nel loro stile sobrio, che è quello degli svedesi. Semplici, funzionali ma con qualcosa di carino.
LAGOM è una società dove non c´è sfarzo. Le differenze sociali ci sono, forse meno forti che in tanti Paesi, ma chi ha molto ma molto di più non lo sbatte in faccia agli altri, vive nello stesso modo, non c´è un reale sentimento di essere diversi (tolti ovviamente i tanti mendicanti  che affollano gli angoli delle strade). Chi è ricchissimo non si presenta con il macchinone e i vestiti tutti firmati per far vedere quanti soldi ha. Chi è ricchissimo vive di equilibrio e moderazione.
LAGOM è nel mostrarsi sempre moderati nei giudizi, non troppo né troppo poco.
LAGOM è saper aspettare il proprio turno anche alla fermata del pulman.
LAGOM è nel rispettare gli orari, mai in ritardo, piuttosto un po´ in anticipo.
Ammetto che questa filosofia di vita non mi dispiace affatto.... se solo le giornate a novembre fossero un filo più lunghi, tutto sarebbe perfetto.

lunedì 6 novembre 2017

Alla scoperta della Svezia e delle sue tradizioni: Skogskyrkorgarden e la festa di Ognissanti.

Sabato all´una eravamo a casa, un po´ fuse dal volo notturno da New York con scalo a Helsinki, un po´ tristi dopo la bellissima settimana passata con le nostre newyorkesi preferite, ma anche contente di rituffarci nella nostra vita svedese! Certo lasciare i 21 gradi di venerdì con un bellissimo cielo blu  per rituffarci nel grigiore di Stoccolma, assortito con giornate sempre più corte, beh poteva essere traumatizzante! Per evitare di stare troppo a rimuginare sui bei giorni passati, mi ero già segnata da tempo in agenda un appuntamento tipico locale, una specie di festival delle luci che ho simpaticamente ribattezzato Diwali svedese senza i botti!
In realtà con la festa indiana non ha nulla a che vedere, ma alla fin fine per chi migra come noi da una parte all´altra del mondo è divertente creare punti di contatto tra tradizioni spesso lontane.
Come attività anti jet-lag ho pensato che un giro dei cimiteri potesse essere non male... molto in tema halloween... !! Arrivare in un nuovo :aese vuol anche dire scoprirne le tradizioni che lo abitano e questa è la prima...

Nel bellissimo parco-cimitero Skogsktykorgarden, patrimonio mondiale dell´Unesco dal 1994, il giorno di Ognissanti,  che qui in Svezia si festeggia nella settimana tra il 31 ottobre e il 6 novembre, di sabato,
 c´è un suggestivo ¨spettacolo¨ di candele accese in memoria, e ce ne sono a migliaia in un susseguirsi di fiammelle luminose che danzano leggermente scosse dal vento.

Il quadro di questa festa della luce è uno splendido parco-cimitero Skogskyrkogarden, nel quartiere di Enskede, progettato e ultimato tra il 1917 e il 1940 da due prestigiosi architetti dell´epoca, con l´idea di creare qualcosa di diverso rispetto ai cimiteri classici precedentemente costruiti, rispettando in modo chiaro il rapporto con la natura circostante. Cappelle e tombe si integrano nella natiura che le ospita e in occasione di All Saints day il tutto si veste di luci, di voci, di pensieri: suggestivo, profondo, coinvolgente.

Tutti possono andare a depositare una candela in ricordo dei propri cari scomparsi, noi non eravamo un granché organizzati, ma un pensiero ai nostri papà l´abbiamo comunque avuto...., non è necessario avere una tomba su cui posare una luce, i lumini vengono depostitati qua e là e vi assicuro che il colpo d´occhio è incredibile... ogni tanto poi tra una candela e l´altra is trova un oggetto con una frase, un foglio con una poesia, anche qualche zucca di halloween era all´appello.
Dovremo comunque tornare in questo parco per passeggiare con la luce e goderne dello splendore architettonico, visto che alle 4 del pomeriggio faceva già buio.... eh si siamo in Svezia e le giornate si stanno accorciando in modo incredibile, il cambio d´ora poi non ha giovato, ma si dai non pensiamoci forse lunedì prossimo nevicherà, ma va bene lo stesso!


mercoledì 1 novembre 2017

Tanti modi di essere mamma, nel mondo nessuno è perfetto, neanche noi italiane!

C'è un blog che seguo da diversi anni e che adoro per il suo modo di prendere in giro, in modo bonario, certi comportamenti tipici di noi mamme italiane, comportamenti che,pur essendo italiana anch'io,non mi corrispondono più o forse non sono mai stati miei.
http://www.50sfumaturedimamma.com/
Loro mi fanno ridere e mi offrono quel senso di leggerezza necessario ogni tanto nel fare i genitori!
Le mamme italiane sono diverse dalle mamme del resto del mondo, credo di sì, e lo sono soprattutto per il senso di superiorità che le contraddistingue, non fraintendetemi, non è un senso di superiorità voluto, è quasi inconscio, un sentirsi sulla strada giusta nel modo di essere genitori.
loro mi hanno insegnato ad essere mamma

Sono diventata mamma all'estero e già solo questo punto di partenza mi ha forgiata non come una tipica mamma italiana. Credo di essere stata sotto certi punti di vista una mamma molto più cool, la mamma che da lontano se passeggia per le vie di una città italiana, viene subito additata come la straniera di turno, per il mio modo di rapportarmi alle mie figlie, proprio come quando da bambina sulla passeggiata di una delle tante cittadine liguri, in una giornata di sole di un marzo di un innumerevole numero di anni fa, passando gocciolante di acqua di mare con mia sorella e i miei cugini, i passanti che tenevano saldamente per mano bambini incappucciati e insciarpati, sussurravano tra i denti... saranno stranieri, con occhi sgranati a osservare questo quartetto in tenuta estiva.... Ecco sono cresciuta mamma un po' straniera, come la bimbetta gracile e bagnata di allora che camminava a piedi nudi....
Spesso in connazionali incontrati nel nostro perenne girovagare ho osservato un atteggiamento spocchioso nei confronti dei genitori degli altri Paesi, tacciati rapidamente di: meno affettuosi, più distratti, più egocentrici, meno devoti alla causa genitoriale, e via discorrendo....
Mi ricordo una conoscente orripilata raccontarmi come con orrore osservava le mamme francesi al parchetto intente a chiacchierare mentre i bambini si schiantavano al suolo cadendo dallo scivolo... No così non si fa, non si può, non va bene, non vai al parco per chiacchierare ma, devota alla causa materna, ti sottopone a ore incalcolabili di altalene e su e giù dallo scivolo. Senza banfare. 
O l'altra sconvolta dall'apparente austerità della mamma giapponese, che all'ingresso dei bambini nel mondo della scuola primaria si trasformava da vittima del cosiddetto bambino Re, a carnefice per il bene della riuscita sociale del marmocchio....
Per non parlare del questionarsi continuo delle italiane in terra statunitense sul fatto che l'essere buona madre non possa passare che attraverso preparazioni complesse di succulenti manicheretti con i quali ingozzare la prole.
Un tripudio di critiche che si appigliano a differenze certo evidenti rispetto al modo di essere genitori nella nostra italiana cultura, ma che non ci autorizzano ad ergerci come detentori sovrani del miglior modo di operare nei confronti dei nostri figli.
Si parla spesso della freddezza dei genitori nordici, invece da quando sono in Svezia vedo solo bambini coccolati in bilanciata equità da mamme e papà, teneri papà stringere manine inguantate e dispensare sorrisi con occhi che vogliono dire molto, così come nei Paesi precedenti ho sempre visto famiglie amorevoli occuparsi in modo tenero dei propri figli, in modo tenero e diverso.
Certo se si misura la capacità dell'essere genitori con la quantità di anni che riusciamo a tenere i figli legati a noi, sotto il nostro tetto, al nostro portafoglio, e al nostro lavare e stirare panni, condito con succulenti pranzetti, beh noi italiani vinceremmo di gran lunga il premio dei genitori migliori, visti tutti i 40enni comodamente installati sul divano di casa, e visti i tanti 18 enni dalla Francia agli Stati Uniti che anche se guidati incominciano a costruire vite autonome.
Certo anche che se la capacità di occuparci dei figli la si misura nel rifiuto ostinato di prendersi due ore per respirare, mollando i pargoli con una baby sitter, per fare gli adulti come è giusto che sia, allora anche qui arriviamo in testa, perché solo tra italiane ho visto l'opporsi totale al lasciare i bambini con terzi che non siano i nonni, come se il trauma causato da un tale abbandono potesse poi portare a conseguenze disastrose per la psiche della nostra progenitura....
Certo se là canottiere di spessore variabile a seconda delle stagioni fosse il fattore determinante per designare the best mamma dell'anno, anche qui ci piazzeremmo ai primissimi posti, trionfando rapidamente se aggiungessimo il rifiuto categorico dei corsi di nuoto in orario scolastico invernale con conseguente ritorno in classe la testa approssimativamente asciugata e il terrore nella ricreazione all'aperto con qualsiasi tempo e temperatura.
Si è vero che nel resto del mondo, o almeno in molti civilizzati Paesi, i genitori ritagliano grossi spazi al loro essere adulti, lasciando ai bambini il ruolo di bambini e riservando loro spazi appositi nel tempo, che siano veramente adatti a loro.... Perché imporre il ristorante figo, tra capricci e compagnia, quando meglio riservarselo per momenti senza figli, riservando a questi ultimi posti più appropriati?
È anche vero che in tantissimi Paesi i bambini sono sguinzagliati all'aria aperta ogni due per tre, ritrovandosi tra la neve e sotto la pioggia a costruire ricordi di mani gelate e nasi ghiacciati, per i quali nessun bambino è mai stato ritrovato trasformato in pupazzo di neve.
È vero che la condivisione di un buon pasto fa parte della nostra cultura, ma non possiamo definire meno profondi i rapporti tra genitori e figli, semplicemente se il rito della cena tutti insieme si è perso ( il rito del pranzo tutti insieme si è perso anche da noi, ancora in voga quando ero piccina, quando il mio papà rientrava per l'una e pranzavamo tutti insieme, prima che la pausa pranzo diventasse per tutti i lavoratori un rapido panino al bancone del bar). In questi Paesi in cui intorno al tavolo ci si ritrova eccezionalmente, beh avranno altri modi per condividere sentimenti e pensieri, non è che gli agnolotti con una spolverata di parmigiano, liberino meglio gli spiriti, che una chiacchierata a lume di candela, o due parole, una tazza di tè a scaldare le mani.
Ho vissuto in Paesi diversi, con culture lontane tra loro e climi opposti. Ho incrociato nei giardinetti da una parte all'altra del mondo mamme con merende delicate, mamme assorte in chiacchiere e libri da dimenticarsi i figli, mamme di fretta, mamme devote che tenevano in equilibrio biciclette per dare una spinta a quei due colpi di pedale che fanno in un attimo diventare un po più grandi. Ho camminato lungo strade dove papà teneri spingevano enormi passeggini, papà incravattati e di fretta parlavano al cellulare dimenticanticandosi il bacio, il primo del mattino, papà innervositi strattonavano bambini capricciosi.
Ho cercato ogni volta e lo faccio ancora di carpire i segreti del modo di essere genitori del mio 
Paese ospitante, ho messo tutto insieme, mescolando e aggrovigliando, ho costruito così il mio modo di essere mamma imperfetta, e non me ne vergogno.... Ho ancora molto da imparare e continuerò ad osservare, lo spirito libero da preconcetti e senza criticare chi fa diverso da me!

PS poi mi becco a pulire i vetri dell´appartamento di mia figlia alle sei del mattino e allora mi dico che un po´ di genetica nazionale esiste  nel mio essere mamma :)

sabato 28 ottobre 2017

Tra Stoccolma e New York!

Eccomi di nuovo in volo verso le mie ragazze, poco meno di due mesi da quando le ho lasciate e a piccoli incerti passi tornavo indietro verso quella che doveva essere la mia nuova vita. Avevo lasciato Stoccolma dopo poche settimane di installazione precaria. Quando ancora vivevamo con tre materassi e quatto piatti nell'attesa delle nostre cose. Tornavo a Stoccolma con entusiasmo e un pizzico di dolore. L'entusiasmo della nuova vita, di quella nuova città che mi aveva già conquistata, il dolore del distacco dalle mie ragazze. Ho sempre pensato, in ogni mio precedente espatrio,che la prima partenza e il primo rientro possono dare la misura di come ti troverai nella tua nuova città. Rientrare a casa e sentirsi a casa vuole dire essere veramente pronti a costruire qualcosa. Così è stato due mesi fa e lo è stato nonostante quella separazione che faceva un po' male.

Rientrai a Stoccolma allora aprendo la porta di una casa che di colpo ho sentito mia, e che nel giro di pochi giorni si sarebbe riempita delle nostre cose. Guardai dalla finestra strade già famigliari, incrocia di nuovo facce sorridenti che pian piano stavano diventando il mio nuovo mondo, ero serena.
Questi quasi due mesi sono filati in un sommarsi continuo di cose nuove, di scoperte, in uno stupirsi costante come solo avviene quando ci si tuffa al cento per cento in una nuova cultura.
Le mie giornate sono ricche di incontri, di attività, di sensazioni che mi fanno sentire viva. Abbiamo fatto passi da gigante nella ricostruzione d una vita sociale, un po' perché ormai sappiamo come fare, un po' perché abbiamo avuto la grande fortuna di cascar bene, una scuola accogliente e persone che hanno voglia di condividere cose con noi. È sicuramente presto per parlare di amicizia, ma siamo sulla buona strada per costruire bei rapporti.
E poi c'è New York dall'altra parte del mare, quelle due giovani donne che tra alti e bassi se la stanno cavando alla grande, c'è un cuore che vacilla tra due mondi, il nostro destino continuo di avere sempre un po mente piedi e sentimenti in posti diversi.
Gli Stati Uniti sono stati casa per cinque splendidi anni, New York è entrata a far parte della nostra vita da quando Federica ci ha messo i piedi per incominciare i suoi studi universitari e da allora pian pian ha incomincia a far parte di noi, abbiamo incominciato a costruirci ricordi. 
Adesso casa e Stoccolma ma anche un po' New York, con quel l'appartamento che è casa in cui posero le valigie tra qualche ora, con la cena intorno al nostro tavolo avvolta dal sorriso splendente delle mie ragazze.
Il nostro futuro sarà un altalenare tra due città nei prossimi mesi e anni, prima forse di chiamare casa un posto ancora nuovo.
Il nostro presente è un equilibrio di sentimenti, un alternarsi di spazi tra due mondi, affetti che si mischiano anche se lontani, ci si tuffa negli uni e negli altri sempre con serenità, siamo anime inquiete nel senso positivo del termine, desiderose di scoprire, sempre alla ricerca di quell'adrenalina che solo la novità da darti!

giovedì 26 ottobre 2017

Sport in lingua senza sotto titoli!

Da quando sono arrivata a Stoccolma ho avuto la fortuna di incontrare un sacco di ragazze (beh insomma ragazze come me...diversamente ragazze, meno ragazze nel corpo ma ancora molto nello spirito) sportive come me e rapidamente sono stata integrata in diversi gruppi dal pilates alla ginnastica nel parco, dal badminton alla camminata (che vita grama....).
Tutte queste attività sono in inglese, organizzate intorno alla scuola internazionale, quindi di facile comprensione.

Mi sono però iscirtta anche alla palestra davanti a casa, che in realtà fa parte di una catena di palestre in tutta Stoccolma, e noi abbiamo accesso a tutte le palestre della città... ovviamente averla dall´altra parte della strada aiuta non poco a motivarsi quando fuori fa buio (ormai dalle 5 del pomeriggio in poi e sarà sempre peggio, e soprattutto ci sono 4 gradi). L´idea è non cedere alla pigrizia invernale quando le giornate saranno cortissime e poter andare in palestra facilmente senza avere troppa strada da fare. Tantissime le classi proposte, dal pilates al tutto addominaliintuttelesalse....
Ieri avevo un´ora buca e ho prenotato di conseguenza la lezione di body balance. Ovviamente sono andata un po´ alla cieca, il sito della palestra è tutto in svedese stretto e non ho proprio capito le sfumature della classe.
Nelle lezioni varie precedenti avevo sempre avuto il tempo di presentarmi all´insegnante dicendogli che se mi vedeva persa con occhio sbarrato era soltanto un problema linguistico e di non preoccuparsi. Uno degli insegnanti è stato gentilissimo e ha fatto per me la traduzione in inlgese di ogni spiegazione di esercizio... non chiedevo tanto e ne sono stata contenta.
Comunque torniamo alla lezione di ieri, ero un po´ in ritardo, sono entrata, ho preso il tappeto, visto che tutti l´avevano e mi sono installata. Non ho parlato con l´insegnate per dirle, guarda, scusa io di svedese capisco tre cose in croce, abbi pietà di me! La classe si è rivelata essere una classe di yoga molto dinamico. In generale lo yoga non è la mia attività preferita, ma tutto sommato per i primi 50 minuti sono stata felicemente sorpresa... e poi si sono spente le luci, la musica si è fatta soffusa, l´insegnate ha acceso una candela e tutti sono caduti in catalessi sui loro tappettini. Per 10 minuti lei ci ha sussurrato dolci parole, o almeno suonavano tali (per quanto dolce possa suonare lo svedese) in svedese ... chissà cosa ci raccontava di bello. Io mi sono contorta sul tappeto, socchiudendo un occhio alla volta per cercare di capire se non ci fosse un qualche movimento da fare o un tipo di respirazione particolare ... per 10 lunghi minuti ero lì sdraiata su un tappeto da yoga nel tentativo di captare una delle 100 parole che conosco, uno dei verbi che ho ripetuto, ma nulla il vuoto....
La morale della storia: se non parli la lingua il corso di yoga con rilassamento finale forse te lo perdi... oppure ideona, visto che ad inizio corso di svedese l´insegnante mi ha chiesto se avevo dei bisogni specifici, tipo svedese per il settore legale o medico, posso dirle che ne ho bisogno per il settore ginnico-sportivo, vediamo cosa ne esce 😁😁😁



domenica 22 ottobre 2017

Speriamo di non ammalarci !

Quando sono arrivata in India dal Giappone, il mio nuovo Paese era talmente agli antipodi del precedente che non sono mai cascata in inutili confronti. L'India sta al Giappone come il dolce al salato, il caldo al freddo... Il caos del 'India strideva con l'ordine maniacale del Giappone, la sporcizia del tutto con la pulizia che mi ero lasciata alle spalle, la naturalezza delle persone con le rigide convenzioni che regolano i comportamenti nipponici. Poi c'erano i colori, gli odori, i rumori, in contrasto con i toni più tenui, i profumi meno intensi, i rumori leggeri. Insomma l'altra faccia del mondo altrettanto stupenda e intrigante.
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Diversamente i confronti tra un prima e un dopo sono abbastanza normali è assolutamente inevitabili. Nessun expat si è mai accontentato semplicemente di voltar pagina, e di immagazzinare ricordi, in modo del tutto naturale il dire vedi lì era così, adesso sarà diverso, fa parte del passaggio ad un nuovo Paese, dei piccoli passi verso l'accettazione della partenza e l'integrazione delle novità.
Ho amato profondamente la California, le sue bellezze naturali, l'aria di perenne trasformazione e innovazione che si respirava in Silicon Valley. Mi sono innamorata perdutamente di Stoccolma, vero colpo di fulmine direi.... Ma nel quadro idilliaco intravedo un piccolo punto negativo e naturalmente lo confronto con quello che ho per cinque anni avuto a disposizione....
Ho fatto un preambolo lunghissimo ma adesso arrivò al punto
Il sistema medico.
Tasto dolente in Usa per vari motivi. Tasto dolente nella bella Svezia per motivi molto diversi.
Allora incominciamo con un aneddoto.
Arriviamo a Palo Alto, settembre 2012. Figlia numero uno con un gran mal di gola. Come sempre non mi precipito dal medico, tanto più che essendo lì da un mesetto non avevo ancora affrontato seriamente il problema (leggasi avevo il sacro terrore di dover sbattermi e trovare un nuovo dottore), e tecnica dello struzzo evitavo di affrontarlo. (  Il tema assistenza sanitaria in espatrio è sempre delicatissimo...Siamo obbligati ad ogni Paese ad adeguarci ad un nuovo tipo d'approcico e psicologicamente si rimanda sempre il momento in cui si dovrà far ricorso ad un nuovo sconosciuto dottore che chissà come sarà...)
Il mal di gola dura diversi giorno e la febbre entra a far parte del quadro.
Faccio leva su me stessa e la porto da un nuovo dottore, nel super centro medico, fiore all´occhiello della Silicon Valley, di quelli in cui entri già carta di credito alla mano e speri che non sia troppo doloroso (la spesa ). Il nuovo dottore anziché incominciare con una cura adeguata, si perde alla ricerca della malattia rara. Insomma per diversi giorni non le viene data nessuna medicina, ma vengono fatti test di vario tipo, dalla mononucleosi a cosetta meno leggere... e intanto la poverette con una gola avvolta da placche e febbre a 40 attendeva la fine....
Ecco in America si parte sempre dal peggio per poi scartando pian piano ogni possibile malattia più o meno mortale si arriva a diagnosi semplici, tipo laringite o gastroenterite...
Il tutto ovviamente con costi assolutamente fantasiosi, che le assicurazioni coprono più o meno e per i quali spesso un pochetto devi tirarlo fuori di tasca tua (il famoso out of pocket).
Svezia cinque anni dopo. Semplice eczema, chiaro e lampante, questo si, ma mai avuto così per figlia numero tre. Andiamo nell´ambulatorio davanti a casa, dal quale dipendiamo (sono 12 piani di medici di tutte le forme e specializzazioni, con laboratori e rieducazioni, più farmacia dietro l´angolo). Il centro così di primo acchito non ha niente da invidiare a quello privatissimo californiano, pulito, ordinato, personale cortese e soprattutto paziente con me e il mio svedese da 5 ore di lezione alle spalle.
Aspettiamo un tempo che sembra infinito, alla fine una dottoressa ci riceve, non è il medico che ci hanno attribuito, sfiga delle sfighe era assente oggi. La dottoressa chiede come mai siamo li e io le spiego il problema, Camilla ha due placche d´eczema visibili sotto gli occhi. La dottoressa non banfa, non batte ciglio, non fa domande, non la guarda praticamente. Io parto sulla spiegazione della rava e la fava, siamo appena arrivati, forse l´acqua, forse il freddo. Sempre imperturbabile. Okay provo con gli antecedenti famigliari, storie di allergie , sorella con eczema... la dottoressa si vede che vorrebbe bloccare il mio monologo, ma non sa come fare,visibilmente di chi siamo e come stiamo le importa poco. In 5 minuti, quelli in cui ho parlato solo io, siamo fuori con in regalo un viaggio in farmacia dove recupereremo la crema da mettere due volte al giorno mattina e sera... e poi se non passa ci chiami.
Si certo l´eczema era chiaro e non c´era bisogno di cercare altro (come forse avrebbero fatto in California) ma due, dico due domandine su antecedenti e compagnia, mah...
Esco e vado verso la segretaria, carta di credito alla mano. Lei mi sorride e mi dice è gratuito signora, per i bambini fino a 18 anni non si paga nulla. Stessa scena in farmacia, esco con la crema e non ho sborsato un soldo, nulla.... beh diciamo che forse per i precedenti 5 anni abbiamo talmente dato che ora per un mondo più giusto per un po´ non diamo più....
Ecco il contrasto: una sanità cara come il fuoco, dove i medici si tutelano cercando il peggio per paura di non accorgersi di qualcosa e di essere trascinati in tribunale. Atti e medicinali prescritti alla grande, perché tanto le assicurazioni coprono, e per evitare i problemi meglio fare e strafare.
Una sanità pubblica al 100%, quella di un Paese ricco (in cui tutti pagano le tasse ), ma comunque che deve fare i conti con budget e compagnia: non si prescrive nulla di più, forse molto di meno.... il consiglio di chi è già qui da un po´ è: se hai un dubbio insisti fino a sfinirli, altrimenti vai altrove (leggasi a casa tua .... io poi dopo l´esperienza ospedaliera di quest´estate non sono mica tanto pro sanità italiana, ma qui mi sa che pare una bella lotta).
Fondamentalmente laggiù sotto il sole californiano le risorse ci sono e vengono spinte allo sfinimento ma non nel bene del paziente, ma nel bene del sistema, delle tasche delle assicurazioni e dei sonni tranquilli dei medici. Qui le risorse ci sono anche, ma appunto per evitare di sperperare sulle cavolate la si gioca al minimo indispensabile... poi pare che se ci sono veramente dei problemi lì tirano fuori l´artiglieria pesante. Il risultato po pare in modo stupefacente esseere un po´ simile in queste due parti di mondo: da un lato medici che dovendo render conto alle assicurazioni, vedono un paziente dietro l´altro senza avere veramente il tempo di fermarsi ed essere empatici. Dall´altro lato medici che devono fare i conti con una struttura pubblica alla quel si rivolgono tutti e per la quale i conti devono quadrare, per cui non hanno tempo di veramente fermarsi a capire chi sei!
Insomma per ora sono sempre follemente innamorata, ma è come se avessi scoperto che il mio grande amore ha i piedi che puzzano, un difettino di poco conto certo ma che in certe situazioni può rovinare l´armonia!

martedì 17 ottobre 2017

Domani

Domani mi sveglierò un anno più vecchia. Questa sera poserò la testa sul cuscino sapendo che da domani dovrò pensarmi con un anno di più.
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Quando ero bambina, come tutti i bambini, vivevo l´attesa del mio compleanno come se fosse Natale, quella candelina nuova sulla torta mi faceva sentire importante. Adesso le candeline incominciano a pesare, sulla torta incominciano a dover trovare i loro spazi per poterci stare, ordinatamente, tutte. Non mi spaventa questo passare del tempo su di me. Non mi rende né felice né triste passare ad un  numero nuovo. Ho voglia di festeggiare comunque anche se non ho più vent´anni, tanto per sdrammatizzare. Non mi spaventa questo correre veloce degli anni, mi piace voltarmi indietro e sorridere a quella bambina che ero, all´adolescente che sono stata, alla giovane mamma che non sono più. Non mi fa paura guardare davanti e vedermi più vecchia, più stanca, più fragile, anche se a volte vorrei fermare il tempo e dire grazie, okay, va bene, fermiamolo qui, blocchiamo l´immagine sulla me di adesso. Geliamo il tutto, noi con le stesse forze ed energie, loro grandi ma ancora abbastanza dipendenti da noi. Qualcuno ancora davanti a proteggerci da quella sensazione di primo della fila che si ha quando pian piano quelli che ci hanno sempre protetto incominciano a prendere commiato da questo mondo. Non si ferma il tempo, non si può, e poi forse è anche bello andare avanti, la curiosità di vedere il domani, un nuovo sole che sorge, un inverno più freddo, una nuova vacanza.
Fa strano pensare che gli anni davanti rischiano di essere molti meno di quelli già trascorsi, lascia una sensazione un po´ spiazzante il pensiero di aver costruito un innumerevole numero di ricordi e di momenti di vita che rischiano, anche questi, di essere più numerosi dei futuri. Ma alla fine comunque si continua a camminare, a costruire, a inventarsi una vita, a renderla nuova, allegra stimolante, qualitativamente sempre migliore ....
Domani feseggerò, riceverò auguri, abbracci sorrisi. La mia mamma, come ogni anno, mi racconterà quelle ore prima della mia nascita, il suo giro del mercato con il pancione, l´incontro con la vicina. Sentirò le voci squillanti e lontane delle mie ragazze, le parole tenere della piccola di casa. Sorriderò davanti al mio primo caffé del mattino, brinderò con nuove amiche. Guarderò i prossimi 365 giorni davanti a me fino al prossimo compleanno, sperando che siano belli, intensi e pieni di sorprese come lo sono stati i  precedenti 17520!!!

venerdì 13 ottobre 2017

La forza devastante del fuoco

La California sta bruciando. Sono qui seduta nella mia nuova casa a Stoccolma e guardo immagini devastanti di un mondo che è stato il mio fino a pochi mesi fa. Per molti può sembrare lontano, ma quando un posto è stato casa, tutto prende dimensioni diverse, succede così ogni volta che un terremoto tocca il Giappone, una catastrofe naturale colpisce l´India del sud, una bomba esplode in centro a Parigi... sono i miei mondi, sono con me e in me.
Un anno fa o poco più  ho recuperato Paolo all´aeroporto, rientrava proprio da Stoccolma e senza passare da casa siamo andati dritti a Napa, ci aspettavano degli amici per un week end all´insegna della degustazioni di ottimi vini, immersi negli splendidi paesaggi che quella regione unica al mondo sapeva offrire. Fu una delle prime occasioni in cui parlammo della possibilità di rientrare in Europa e trasferirci in Svezia. Sorseggiammo ottime bottiglie intorno ad una spelndida piscina con vista su chilometriche file di ordinati vigneti.
Tutto è andato in fumo, in poche ore di quel meraviglioso posto non è rimasto più nulla, così come non è rimasto più nulla di villaggi interi.
Vedo immagini di devastazioni che sembrano surrealiste, quartieri interi rasi al suolo, rimangono le strade a indicare un mondo che fino a pochi giorni fa era vita. La gente ha perso tutto, non solo la casa, anche il mondo nel quale era abituata a vivere. Non esistono più i vicini, la scuola, il supermercato.
Penso al mio quartiere a Los Altos, alla mia via tranquilla, il liceo alle spalle, le risate dei bambini nelle case accanto alla nostra. rivedo il gatto accovacciato sulla staccionata, la mia macchina parcheggiata davanti, le bici delle ragazze appoggiate al muro. Un quartiere tipico di ricca cittadina californiana, di quelle che hanno storie vecchie di 50 anni e ne vanno fiere. Un quartiere proprio come quelli che vedo adesso ridotti a cenere. Sono incredula. Siamo fragili di fronte a questa forza devastante. La vita stessa è fragile. Fa paura e fa riflettere.