mercoledì 16 agosto 2017

Prime lezioni dalla Svezia: sto imparando....

15 giorni sono ancora pochini, ma ho incominciato a capire una serie di cose
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Camminare in città, muoversi in autobus o in metropolitana, sono uno sport nazionale qui... e devo dire che mi piace assai
Lo shopping ha tutto un altro sapore... siamo in Europa questo è chiaro (negozi mille volte più belli che nella mia amata California... spiace ma lo Standford Shopping Center non manca affatto)
Gli uomini, oltre ad essere nettamente fighi per una buona percentuale, sono in completo o con giacca e camicia.... come piace a me, non in pantaloncino corto svaccato e t-shirt con disegni improbabili, forse sono anche più fighi di quel che sono perché sono vestiti bene??? (l´andazzo svacco del´homosiliconvalleysiliconvalley passerà di moda prima o poi?)
Nei supermercati si trova di tutto e di più e forse non dovrò neanche più mettere i dadi da brodo in valigia (certo è questione di prospettiva, forse chi ha visto solo il qui, cioè Stoccolma, trova che manchi qualcosa.... per chi come me ha visto l´aldilà del mare  e oltre... beh sembra il bengodi, poi aprono anche Eataly , cosa posso desiderare ancora??)
Il sole esiste anche qui e può essere caldo come quello californiano (so già che qualcuno leggedo questa affermazione penserà che a dicembre non farò tanto la furbetta....)
Alle nove di sera, anche alle 10, le 11.... c´è gente in giro, i locali sono pieni, nei ristoranti si può cenare... (solo chi ha visto la desolazione di Los Altos alle 8:30pm può capire il mio entusiasmo....)
Se piove ci sono mille opzioni al coperto, tra musei e centri commerciali bellissimi. ( quando farà freddo diventeranno casa)
I trasporti pubblici funzionano benissimo, sono puntualissimi ma costano uno sproposito assoluto (sarà per questo che tutti camminano, anche perché pare che il popolo svedese sia un po' simile al genovese, di braccino corto)
Le donne delle pulizie sono cosa rara, ma non mollo... (per par condicio, uomini e donne si dividono i lavori di casa in modo equo...., noi facciamo fare a terzi, è equo mi pare?)
Come mi diceva ieri una mamma americana della scuola, la lingua è ostica soprattutto nella pronuncia: loro scirvono coca e leggono sprite.... per intenderci
Gamla Stan (la città vecchia) è zeppa di turisti, sembra che vadano in giro solo lì.ed è zeppa di simil trattorie italiane, chissà perché...
Gli svedesi sono molto friendly, ma hanno l´aria più sincera degli americani... speriamo non mi smentiscano con il tempo (boh a quanto pare sembra che dipenda molto da quanto sono svedesi con orizzonti ampi e magari esperienze di vita fuori dalla Svezia... allora voglio solo questi!)
Gli scorci die villaggi svedesi affacciati sul mare con casette di legno e pontile con barca incoroporata dei libri di Camilla Lakberg esistono davvero, non se li è inventati. (in uno degli ultimi che ho letto parlava di Stoccolma e della gioventù dorata di Östermalm che si ritrova in ristoranti e locali alla moda... tutto vero)
Il mio forno fa veramente schifo e continuerò a rimpiangere il vecchio (invece le placche a induzione mi hanno piacevolmente sorpresa)
Invece il mio nuovo frigo è fighissimo, ha tanti tuperware incorporati tutti belli incastrati nella porta del frigo, non so se sia un modello svedese, nordico o di ffuso ma mi piace
Ci sono delle spiagge anche in città, ma devo ancora trovare la piscina... non dispero (sarà dura però  dovermi asciugare i capelli, ma penso che non avrò scelta)
Le manicure possono essere anche uomini.... prima manicure oggi e prima manicure con manicure boy, not to bad ( anche qui sembra che l´attività manipedicure sia monopolio asiatico con tendenza vietnamita, il vantaggio è che avendo già dovuto sforzarsi per imparare un po´ di svedese, l´inglese non è pervenuto e mentre ti fanno le mani e ti pittano i piedi non devi fare conversazione!)
Le vie hanno dei nomi da stracazzola, in amici miei ci sarebbero andati a nozze.
non ci sono limiti al biondo, ho incrociato tonalità di biondo mai viste nelle mie vite precedente.
Al consolato italiano sono talmente gentili che Federica mi ha mandato un messaggio chiedendomi se ero sicura che fosse veramente un consolato italiano...
Gli uffici pubblici sembrano funzionare benissimo, gentili, all´ascolto e .... fantascienza?
Il pane è straordinario, hanno una quantità di tipi diversi da far impallidire il resto del mondo, e al ristorante te lo servono accompgnato da una specie di burro da togliersi la fame....
Anche le patate sono declinate in mille modelli, competizione dura con i francesi!!
Qui le Tesla sono dei taxi (fa molto Silicon Valley)
Il rapporto del pedone con il semaforo rosso e conflittuale, proprio non ce la fanno ad aspettare il verde se non ci sono macchine in vista (parlo dei pedoni ovviamente!).
Direi che è tutto per ora.... torno a studiare !😂

lunedì 14 agosto 2017

Scopriamo Stoccolma: primo step....l´isola di Djurgarden e alcune delle sue attrazioni

Gli svedesi da quando il sole incomincia a fare capolino riscaldando anche tiepidamente e le giornate si allungano fino a diventare quasi eterne, amano vivere all´aria aperta... in realtà l´impressione è che amino comunque star fuori indipendentemente dal calore e dalla luce... anche d´inverno sfidano la neve che può anche cadere abbondante in città e girano allegramente!
Per me ovviamente abituata al clima californiano sarà forse dura girovagare al freddo e al gelo, ma di certo questo atteggiamento di vivi lo spazio che ti circonda, clima a parte, mi piace molto.
Stoccolma offre tantissime opportunità di vita all´aria aperta,parchi, spiagge cittadine, viali splendidi, piazze animate,  di giorno come di notte, e appunto in periodo estivo con la luce per gran parte della notte, la tendenza è uscire, uscire e ancora uscire.
Due week end svedesi al nostro attivo, il secondo con tempo più clemente del primo, dove ci siamo rifugiati al Vasa Museet per ripararci dalla pioggia in abbondanza. Tra l´altro fortemente consigliato per chi visita la città, soprattutto con dei bambini e ragazzi. Il Museo conserva una nave da guerra che affondoò nel porto di Stoccolma dopo aver percorso un centinaio di metri il giorno del suo primo viaggio nel 1628. La nave protetta dalle acque poco salate del mar Baltico, che ne hanno permesso la conservazione, è stata riportata in superficie a metà 900 ed è stata restaurata in modo sublime offrendo al pubblico un prezioso tesoro da ammirare oltre a tutta la storia che ne fa da contorno. (https://www.vasamuseet.se/en). Tra l´altro se dopo aver visitato il museo si va a passeggiare a Sodermalm nella zona lungo il mare che va verso il museo della fotografia, sembra di entrare in un villaggio che ricorda quello ricostruito nel museo, casette di legno colorate che ci riportano indietro nel tempo.
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Il museo di trova sulla splendida isola di Djurgarden, dove tra l´altro ha sede l´ambasciata italiana e l´annesso consolato (la bandiera italiana svetta sull´ambasciata e si affaccia sul mare, indirizzo sempre utile per chi fosse di passaggio in città e avesse un problema, e per spezzare una lancia a favore dei servizi consolari, veramente gentilissimi, cosa non sempre di casa...).
Sulla stessa isola ci sono diverse attività da fare, perfette con dei bambini.

Per il nostro secondo sabato svedese, coperto ma non piovoso, siamo tornati sull´isola e ci siamo immersi in una delle attività primaveroestive adorate dagli svedesi, il parco dei divertimenti di  Gröna Lund. Non solo un luna park, ma un punto di ritrovo per week end e serate all´aria aperta, i teens di Stoccolma ne fanno un punto d´incontro, ci si puo ritrovare tra amici e in famiglia a bere una birra e ascoltare uno dei tanti concerti, senza mai mettere i piedi su un´autoscontro! Fondato nel 1883 questo bel parco gode di una vista sensazionale su Sodermalm, di fronte e sul porto di Stoccolma... 
per me questa vista circondati da un´atmosfera festiva vale da sola un giretto, tanto più che non è necessario pagare l´accesso alle attrazioni, basta prendere una carta di accesso al parco, utilizzabile sempre (ingresso gratuito sotto i 6 anni e sopra i 65).https://www.gronalund.com/en/
 Dopo aver visitato il Museo Vasa o aver approfittato di un giretto di giostra ci si  può spostarsi a Skansen, il più antico museo all´aperto del mondo con annesso zoo (altri musei analoghi in europa e negli Stati uniti sono stati chiamati Skansen proprio con riferimento al museo di Stoccolma). Qui si può visitare una riproduzione fedele di villaggio ottocentesco con gli artigiani intenti in lavori d´altri tempi. http://www.skansen.se/en/this-is-skansen
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Altra attrazione degna di nota su quest´isola verdissima, utile in caso di pioggia, o come pausa rinfrescante, perché anche a Stoccolma può far caldo!
il Nordiska Museum  il più grande museo di Svezia consacrato alla storia e alla cultura svedese, utilissimo per scroprie qualcosa di più di questo affascinante Paese di cui poco si studia sui libri di scuola. L´edificio che lo ospita è veramente molto bello, sembra un castello rinascimentale, pur essendo nettamente più recente
, costruito nel 1907 .https://www.nordiskamuseet.se/
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a dimenticavo sull´isola c´è anche il museo dedicato agli Abba, il famoso gruppo Pop svedese.... per gli appassionati!

domenica 13 agosto 2017

Vikten av att tala det lokala språket (l´importanza di parlare la lingua del posto)

Che effetto strano vivere in un Paese in cui anche leggere un´etichetta diventa un´impresa... era dai nostri tempi giapponesi che non provavo la strana sensazione di non capire nulla, con una bella differenza adesso, non mi si legge in faccia che sono straniera. Almeno a Tokyo si capiva subito che io era una gaijin e nessuno si aspettava che mi esprimessi in lingua nipponica, le mie poche frasi erano anzi prese con grande entusiasmo, forse ancor più enfatizzato dal fatto che nessuno si aspettasse nulla da me, straniera che ero. Qui tutto è diverso, qui di primo acchito mi scambiano per una di loro e tutte le volte tiro fuori la faccia da allocca e il sorriso più bello, seguito da un sorry che apre automaticamente le porte al loro inglese fluentissimo... ma al primo approccio svedese è... ed è abbastanza chiaro che un´ infarinatura ci vuole eccome, se non tanto per parlare almeno per leggere indicazioni e etichette, o per mavigare sui loro siti spesso solo in svedese, o per capire le loro email, se non ne dettaglio, nel generale, senza per forza ricorrere a google translate.
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Oggi vado alla posta, o ad una specie di posta in cui si ritirano i pacchi (qui devo aprire una parentesi, per me che arrivo dal Paese in cui tutto viene allegramente depositato davanti alla porta di casa, che sia il pacco di Amazon o la spesa fresca di giornata, essere passata al Paese in cui non solo non c´è Amazon -di per sé già terribilmente doloroso- ma in cui il pacco devi andartelo a ritirare nell´ufficietto adibito al ritiro, beh è un passaggio traumatico), arrivo alla posta con i duecento sms in svedese stretto ricevuti, dai quali capivo che i pacchi erano arrivati, ma nulla più... tipo analfabeta metto il mio telefonino sotto gli occhi del tipo genitlissimo dicendogli che non capisco e, in poche parole, che se la sbrogli. La grossa fortuna è che comunque tutti ma proprio tutti parlano un inglese perfetto, e questo è ciò che frega e spinge a pensare che lo svedese non serva e si possa vivere qui senza, falso!
In modo diverso dal Giappone, in cui il ginglish (il misto inglese giapponese che più si avvicina all´inglese di cui i giapponesi  fanno uso) era abbastanza ostico da capire e solo una piccola parte della popolazione lo parla... quindi lì non c´era storia anche per comprare il pane un´infarinatura era necessaria e così mi sono appliccata almeno per imparare a formulare le domande di prima necessità, con la capacità di capirne minimamante le risposte almeno quelle senza varianti sul tema. I giapponesi se ti sentono minimamente rispondere in lingua vanno in estasi e se anche dichiari a gran voce, in giapponese ovvio , che in realtà non parli, loro pensano che il tuo sia un peccato di modestia e partono in monologhi entusiasti. In Svezia per altri versi non masticare neanche un briciolo di svenska ti rende un po´ un handicappato sociale, se non appunto nel dialogo nella percezione delle cose che ti stanno intorno, che vanno dalla bottiglia di latte (scremato, non scremato?) all´annuncio della fermata successiva (adesso ho imparato che è nästa stopp +la fermata, ma non sempre è facile capirne la pronuncia).
Insomma se in Francia, India e Stati Uniti ho goduto di un certo confort linguistico, qui torno un po´ indietro di 12 anni e con molta umiltà mi piego all´ignoranza, tornerò sui banchi il che poi alla fin fine non è un male, per me immergermi in un Paese vuol anche dire capirne un po´ le strutture linguistiche, che possono svelare sfaccettature varie, così come di fondamentale importanza è la sua letteratura, ma per quello ho già un po´ di vantaggio perché ormai da anni adoro e divoro autori svedesi! (grandiosa scoperta in data Camilla Lakberg, incredibile scrittrice di fiction in clima puramente svedese, la consiglio).

venerdì 11 agosto 2017

Prime scoperte svedesi : l´isola di Sandhamn

Due ore di traghetto tra isole e isolotti dell'arcipelago di Stoccolma. Due ore ad osservare sbalorditi una natura incredibile. Come ci si immagina il nord Europa: natura e casette di legno, ognuna con il suo pontile e la barca a chiudere uno dei paesaggi più belli.
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Due ore con qualche stop per arrivare a Sandhamn, splendida isola. Basta mettere il piede a terra per capire che qui i ritmi sono quelli delle vacanze. Non vi sono auto, qualche bici. Tantissime barche a vela nel porto, cerate colorate.
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Sandhamn, l'isola di sabbia, diventata luogo di villeggiatura nell'800. Le sue casette di legno colorate, non c'è asfalto solo natura. Un'immensa foresta di pini, spiagge bianche.
È l'ultimo colpo di coda della nostra estate 2017, questa estate un po strana come tutte quelle a cavallo di un trasloco. Da una settimana o poco più chiamiamo Stoccolma casa  e quale via migliore per concludere le nostre vacanze, prima del ritorno a scuola la prossima settimana, che una gita fuori porta immersi nel nostro nuovo Paese?
Devo dire che l'idea non è stata mia ma dei nostri primissimi ospiti, la mia amica Elise e i suoi ragazzi. L'idea era dopo qualche giorno a visitare Stoccolma, concludere con qualcosa che avesse un ritmo di vacanza marina, senza timori che l'agosto svedese potesse deluderci.
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Sandhamn ci ha accolti con un sole splendente e un cielo terso da cartolina. Ho messo il piede a terra e mi sono detta che era proprio così che immaginavo le isolette svedesi. Sono rimasta conquistata dai primi tre passi verso il nostro hotel, splendido davanti al porto. The Sandhamn Yacht hotel, camere carine e ottima colazione a buffet. Due hotel sull'isola e un bed and breakfast. Casette splendide sparpagliate nei tre chilometri di lunghezza o poco più. (https://www.sandhamn.com/en/)
Noi abbiamo affittato le bici e non ci è voluto molto per percorrere il giro dell'isola, un 5 chilometri, passando da una spiaggetta all'altra. Carine e assolutamente non affollate, quella di 
Trouville, nella parte sud dell'isola, che prende il nome dalla nota località francese sulle coste di Normandia, dove sorsero le prime casette di villeggiatura a fine ottocento, e che si affaccia sul mare aperto, quella  di Fläskberget, più piccola ad ovest del villaggio, quella di  Stärkarlshamn a 5 minuti a piedi dal nostro hotel, da dove ammirare il faro di Grönskär, proprio di fronte.
Il mare è freddo... beh non ci si poteva aspettare diversamente dal mar Baltico, ma due bracciate le si fanno comunque con piacere.
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Per godere al massimo dell'isola si possono comprare dei buoni panini alla Sandhamns Bageri e andare a fare un pic nic su una delle spiagge, niente prosciutto e mozzarella, molto salmone e gamberetti...
Oltre alle bici si possono affiatare dei Kayak e remare alla scoperta delle altre isole. Noi ci siamo divertiti tantissimo scoprendo cricche da togliere il fiato, attraversando paesaggi splendidi tra l'isola di Lökholmen e quella di Kroksö, per distenderci poi al sole tra patatine e risate al fondo di una bellissima baietta. Braccia un po' doloranti perché il rientro contro corrente è stato sportivo, ma quanto divertimento!
Pochi ristoranti sull'isola, ma sufficienti per avere un piccolo aperçu della cucina locale. Per il pranzo niente male lo Sjömacken's café, con aringhe, granchio, uova di salmone a volontà e ottimi succhi di frutta fatti sul momento. Per cena ne abbiamo provati due ( siamo rimasti due notti), quello dell'hotel veramente ottimo, dagli antipasti al dessert, con porzioni equilibrate. Palma d'oro dell'entusiasmo per le verdure di stagione cucinate con una salsina speciale e per l'immancabile salmone crudo.
Buono anche il Sandhamns Värdshus (http://www.sandhamns-vardshus.se/, che fa anche da bed and breakfast), con ottima zuppa di pesce, carne cucinata alla perfezione ( pare che sia una delle specialità dell'isola, presentata su pane e con salsa tartare), mousse di cioccolato bianco e gelato alla vaniglia con salsa al caramello, notevoli.
I prezzi sono altini, sia per gli hotel che per il resto, ma siamo in Svezia e su un'isola quindi non stupisce. La gentilezza regna sovrana ovunque, e ci si sente ben accolti, non come in certe spocchiose località nostrane dov'è sembra quasi che ti faccia in un favore a servirti due caffè e tre bicchieri d'acqua per 25 euro ( vita vissuta). In giro tante famiglie con bambini, tutti biondissimi in una bella  atmosfera di vita di porticciolo.
Ci ho lasciato il cuore e ci tornerò, in qualsiasi stagione, pare tra l'altro che d'inverno la neve sia candida come raramente vista e fare sci di fondo sulle spiagge sia spettacolare....
Per gli appassionati di gialli svedesi( io lo sono), i libri di una delle scrittrici svedesi più tradotte dell'ultima generazione, Viveca Sten, si svolgono proprio sull'isola di Sandhamn, un motivo in più per andarci dopo averne letto qualcuno, o di leggerne qualcuno e poi organizzare un viaggio!

domenica 6 agosto 2017

Lo shock al contrario: ritorno in Europa si, ma con stupore!!

Shock all´incontrario. Siamo in Europa di nuovo, in poche parole siamo in chilometri, celsius,  e tutte le belle cose del caro vecchio continente. Accendo il forno e lo regolo su 180, e lo sento caldo e pronto a fare il suo dovere.... 5 anni fa stessa operazione, stupendomi di quanto fosse all´avanguardia il forno della Silicon Valley, caldo ma non caldo... peccato che fosse in Farenheit e solo vedendo che il mio pollo rimaneva sempre pallido e smunto... beh ho capito...
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Quanto relax nel procedere per metri, nel comprare per litri... o almeno pensavo... invece in 5 anni la nostra mente si abitua, si imposta su un nuovo set up... e ti becchi a dirti ho camminato 3 miglia, o semplicemente a guardare quel mingherlino litro di latte e a chiederti dove sono i tre galloni e mezzo di non così lontana memoria. O molto più semplicemente ti dici ¨ci sono 75 oggi¨ ma 75 che??? apri gli occhi sei in Europa.
Ma queste sono cosucce... lo shock è ben altro quando apri il frigo e ti chiedi come possa starci tutti (della lavatrice della Barbie vi ho già detto un paio di post più in là) o ancor peggio quando vedi quella teglia che normalmente avresti infornato con una degna compagna al suo fianco, sola soletta nel forno, nel quale è entrata al pelo...ringrazi di aver buttato via le teglie da pizza di californiana memoria perché avresti dovuto per utilizzarle mettere insieme il tuo e il forno dei vicini in una fusione spaziale impossibile per raggiungere dimensioni americane!!
E poi continuaiamo.... sono qui da 5 giorni e non ho ancora incorciato nessuno in pigiama, gente strana se ne vede, ma in pigiama e crocs nessuno... ma dove sono andati? Ah si certo siamo in Europa tutti ben vestiti con il pantalone giusto e la camicia stirata....di conseguenza in 5 giorni nessuno mi ha ancora fermata per elogiare scarpe, vestiti e accessori vari... cioè qui a nessuno viene in mente di fermare uno sconosciuto per dirgli ma che belle scarpe che hai...
Ma non è finita, siamo in Europa ma in un posto dove a livello di comprensione siamo tornati indietro al Giappone, certo che tutti parlano inglese e anche perfettamente, ma per prima cosa quando ti si rivolgono lo fanno in svedese e solo di fronte alla tua faccia un misto di allucinato e vergognoso (allucinato perché appunto ti senti proiettato 12 anni più indietro in Otsuma dori nei tuoi primi goffi tentativi di uscita giapponesi, vergognoso perché ti senti quasi in colpa di non capire). Il problema vero è capire ciò che compri, perché si sa il packaging può mentire o essere deviante e non è detto che l´istinto ti guidi sempre nella scelta giusta ... insomma doppio Shock: sono in Europa ma non mi posso esprimere con tutto il mio potenziale e qui urge buttarsi a pesce in un´ínfarinatura di svedese ... corsi di lingue a me!!
Ma proseguiamo... non sono più una delle poche povere criste a camminare, tirarmi dietro il carretto con la spesa, a non avere il sedere pesante sempre posato su una grossa auto. Qui tutti camminano, camminano e camminano e quando non camminano vanno in bici, e quando non vanno in bici prendono, udite udite, i trasporti pubblici, cosa impensabile per una persona mediamente classe media in su americana, che sottolinea la sua discreta riuscita nella vita proprio con il rifiuto di mischiarsi con chi la macchina non ce l´ha  rombante da esibire come simbolo di riuscita sociale. In America solo gli sfigati prendono il tram, Qui potrei dire che solo gli snob prendono la macchina, gli altri macinano chilometri (e dai fisici slanciati si vede e di conseguenza chi sbaglia???)
Molto più moto e sicuramente cibo più sano... in questi 5 giorni non ho letto un´etichetta e la carne dal macellaio era talmente bella che non mi sono neanche ricordata degli ormoni e degli antibiotici che mi ossessionavano qualche mese fa... ( tra  l´altro deviazione sul tema quanto è buono un bel carpaccio finalmente a portata di mano).
Lo shock c´è sempre un po´ quando si cambia, fa parte del gioco e direi che è, tutto sommato, la parte più bella, quella in cui ti stupisci perché non capisci , cerchi di adeguarti ma non puoi...
Adesso siamo in fase di aggiustamento, durerà mesi, penso che ancora a lungo caricando la lavatrice mi farò domande su come la Barbie possa farci stare i suoi vestiti, queli di Ken e Kelly, senza passare 24 ore ininterrotte a fare lavatrici, o sempliemente correrò un giorno in chilometri e uno in miglia per un po´ in un allegro melange spaziale.... per il resto sono convinta che ci saranno tante cose da scoprire giorno per giorno che mi daranno quella tipica scossa di adrenalina che solo si ha quando si cambia Paese!


sabato 5 agosto 2017

Il campeggio minimal chic: errori all´atterraggio!!

C´è chi predica bene e razzola male... beh ecco siamo noi!! nel libro non smetto di sottolineare quanto sia importante in fase di atterraggio in un nuovo mondo, di rendere il tutto il più semplice possibile, eliminando fonti di stress ulteriori alle tante intrinseche nel cambiamento stesso: nuovo lavoro, punti di riferimento da ricostruire, poca rete sociale....
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La condizione migliore è arrivare in un posto che sia già casa, evitando tappe intermedie...i 15 giorni all´hotel, simpatici le prime 48 ore, nel tentativo di creare routine stonano e snervano: esperienza indiana docet, il quindicesimo giorno avevamo voglia di una cena normale nei nostri piatti, di una colazione in piagiama e di lunch box non da ristorante!!
La condizione ancora migliore è non solo arrivare in un posto che sia casa, ma anche con tutto miracolosamente già a destinazione.... in questo nel caso della California siamo stati abilissimi, imponendomi campeggio minimalista alla partenza per tre settimane, ci siamo evitati quello d´atterraggio, con un trasloco arrivato sul filo del rasoio 24 ore prima dell´allegra famiglia e mobili disposti in modo abbastanza ordinato all´apertura della porta di casa, con gran gioia di Macchi che dopo tanto trambusto ritrovò il suo caro divano intriso di odori di nido!
Diciamo che in 20 anni di formule ne abbiamo provate diverse, cercando ogni volta di aggiustare il tiro e di migliorare quello che ci aveva stressato in precedenza, a volte con successo altre con la memoria corta che ci faceva ricadere in errori peggiori .... per fortuna anche in situazioni super precarie come quella del passaggio dall´India alla Francia abbiamo cercato di mantenere il sorriso a tratti oscurato, ma solo a tratti... anche nella fase in cui contavamo i giorni tipo carcerato con croci sul calendario, che ci separavno dalla fine di quel supplizio!
Insomma con il nostro bagaglino di esperienze buone e meno buone siamo arrivati all´ennesimo spostamento e all´ennesimo set up, riuscendo anche questa volta ad inventarci qualcosa di nuovo!
Beh per l´arrivo nella casa numero otto, complice anche la micetta che con la sua presenza ci pone dei limiti di permanenza in hotel o residence, siamo riusciti ad affrontare per la prima volta il camping al´arrivo. Il tutto ha dei grossi vantaggi.... niente mobili da spolverare e quando passi l´aspirapolvere tiri dritto senza deviazioni!
Nella nostra casa minimal chic dormiamo per terra e mangiamo per terra, con tovaglia posate e bicchieri in una meravigliosa cucina dove per il momento troneggiano una nespresso ultimo grido super tecnologica e un paio di pentole nuove di zecca.
versione pic nic

versione cuccia

In realtà è più campeggio del previsto, l´idea iniziale era far ricorso ad una delle società che affittano mobili nell´attesa dell´arrivo del container... ma non avevam fatto i conti con le vacanze svedesi, peggio dell´agosto italiano anni 80, quando le città afose si svuotavano e quelle ventilate fronte mare triplicavano in numero di abitanti. Beh qui è lo stesso, lo svedese a luglio va in vacanza e tutto si ferma....
Comunque  vabbé anche senza tavolo riusicamo a goderci questo nuovo atterraggio, ridendo anche un po´ per la situazione nuova in cui ci siamo messi: 5 piatti, 5 forchette, delle candele da veri svedesi ma in estrema allegria....
Il trasloco dovrebbe arrivare tra un paio di settimane, salvo imprevisti e non credo che Macaron sarà l´unica a gioire dell´arrivo del nostro amato divano... anch´io finalmente potro posare il mio riverito sedere su qualcosa di più morbido del mio nuovo scricchiolante parquet!!

giovedì 3 agosto 2017

Välkommen till Sverige

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36 ore che sono in Svezia. 36 ore nella casa numero otto, molto essenziale per il momento ( il trasloco arriva tra 15 giorni circa). 36 ore a immergermi in un mondo che sarà mio, cercando di non pensare troppo al mondo che è stato.
casa minimalista con picnic a lume di candela

36 ore a farmi un' idea, cogliere dettagli. Guardare in su e in giù...
Poche 36 ore per capirci qualcosa ma abbastanza per farmi balzare all'occhio un certo numero di cose in confronto e scontro con il mondo precedente.
In ordine sparso
Le dimensioni: tutto è nettamente più piccolo, dalle confezioni di cibo che ri-assumono taglie europee, a quelle degli elettrodomestici... Ci ho messo cinque buoni minuti a capire che la mia nuova lavatrice non è un modello della barbie, ma una assolutamente normale, la "sbagliata" era la mastodontica americana accompagnata dall'altrettanto mastodontica asciugatrice... Unico neo: non potrò più lavare in una botta sola le lenzuola di tutta la famiglia! Non vi parlo poi del forno dove del tacchino di Thanksgiving entrerebbero solo le due zampe posteriori....
Unica eccezione a queste dimensioni assolutamente ridicole, i panetti di burro.... Qui gli americani potrebbero impallidire per la gelosia...
smör ...
Il pane: buonissimo, con panetterie che danno voglia di comprare, la mia baguette di Voyageur du temps a Los Altos che mi dava già ottime sensazioni, mi fa dire che a volte ci si accontenta proprio, qui sono dei professionisti, e se uniamo questo pane al fantastico burro, quello dei panetti giganti di cui sopra.... Le mie corse mattutine dovranno rapidamente far parte dei programmi. Lato prezzi del pane assolutamente californiani, su questo siamo allineati, non sarò spaesata!
La statura: sono alti, gli svedesi sono veramente alti. Scenetta ieri, vado a pranzo con Chiara e Camilla, ordiniamo alla cassa, faccio due o tre domande al tipo per capire che cavolo ci fosse nel menù, in svedese stretto, lui gentilmente abbandona la cassa per venire dal lato cliente, me lo trovò di fianco, gli arrivavo al fianco... Pensavo dall'altra parte fosse su una pedana! Aiuto!
La lingua: assolutamente incomprensibile all'orale, scritta ci si appiglia qua e là a qualche assonanza con l'inglese.... Se è vero che qui sono tutti perfettamente fluenti in inglese in queste 36 ore mi sono resa conto che un'infarinatura sarebbe necessaria, almeno per la spesa al supermercato... Per ora google translate sarà il mio alleato numero uno!
I vestiti: beh si vede che siamo in Europa e in un Europa ricca, tutti belli curati, uomini e donne, niente più crocs e pigiama, sono in felice estasi.
Le case: sono vere, con muri spessi e belle porte di legno, pavimenti che scricchiolano e finestre senza spifferi ( diciamo che il clima ha insegnato indubbiamente a costruire nel modo giusto), sarà comunque bello far fatica a piantare un chiodo nel muro senza rischiare di spuntare nella stanza accanto.
Ikea: qui ci vorrebbe un post tutto suo, eh si perché in queste 36 orette ho anche trovato il tempo di andare ad Ikea. Un po di emozione, dopo aver varcato soglie di Ikee da una parte all'altra del mondo, essere in madrepatria di Ikea mi dava una certa eccitazione. Ikea è esattamente uguale anche qui, solo tre volte più grande! Da Ikea ci si arriva, anche con il pulmino Ikea, anch'esso giallo e blu dall'esterno all'interno, sedili compresi e persino il pulsante per richiedere la fermata: total look!

Il sole: per ora c'è anche qui, bello caldo... E con esso ancora tanta luce, il che non mi aiuta a poltrire nel letto, e anzi mi spinge a scrivere sul blog ad ore antelucane
 
dalla finestra oggi

....si lo so che arriveranno i tempi bui, ma per ora mi godo il tutto senza pensarci...sono solo 36 ore che sono qui e l'ottimismo regna sovrano!
Welcome back in Europe, välkommen till Sverige!

domenica 30 luglio 2017

Questi 30 giorni....

Questa estate 2017 sta volando via alla velocità della luce. È passato un mese esatto dal trasloco e un mese fa mi nutrivo degli ultimi momenti californiani con una gran voglia di staccare la spina e partire in vacanza. Ci siamo lasciati alle spalle mesi intensi e questo luglio serviva a ricaricare le batterie e a fare il pieno di energie per partire con il piede giusto. Tra poco più di due settimane riprenderà la scuola e la nostra vita avrà quel ritmo nuovo tra scoperte e routine da conquistare.
Negli ultimi trenta giorni è successo di tutto e di più, ho l´impressione di aver vissuto il doppio e forse avrei avuto bisogno di molto più relax per essere veramente pronta.... ma non c´è più tempo adesso, dovrò aspettare le prossime vacanze per veramente tirare il fiato, si sa che l´estate dei cambiamenti si tira dietro fatiche che si assorbono lentamente.
In questi 30 giorni abbiamo racchiuso vacanze e incontri, fatto il pieno di tutto ciò che ci è mancato, indispensabile per ripartire....Abbiamo incontrato tanti amici, baciato guance, riso e scherzato. Abbiamo raccontato scelte, avventure, messo a nudo sentimenti. Abbiamo stupito, perché quando si saltella da un Paese all´altro si stupisce sempre un po´ chi non lo fa. Abbiamo ricevuto critiche, quelle ci saranno sempre perché il perché di certe scelte lo capisce solo chi vive come noi.
Mi fa strano adesso pensare che non ci saranno 12 ore di volo a separarmi da casa. Mi fa strano dirmi che a settembre ritornerò il tempo di un week end, perché adesso sarà semplice e fattibile. Mi fa strano non salutare tutti con i crismi necessari perché poi dovranno passare mesi e mesi.
Le distanze assumono veramente forme diverse quando si vive come viviamo noi, l´Europa diventa un piccolo mondo e hai l´impressione rientrandoci a vivere di avere tutto a portata di mano. Mi ricordo quando dall´India rientrammo a Parigi, mia mamma sorridendo disse ¨è come se abitaste tre isolati più in là...¨ in un certo senso sembra quasi.
Saltare su un aereo in questa Europa non così immensa è più semplice e meno costoso che farlo quando si vive al di là degli oceani, quando le ore diventano troppe e la differenza di fuso ti stanca al solo pensiero.
Parto, per la prima volta dopo anni, come si parte per un week end fuori porta, i saluti sono meno lunghi proprio perché si sa già che sarà tutto molto più semplice, i sentimenti sono meno confusi. Parto con le mie tante valigie, come sempre tra due case le valigie sono molte di più che per una semplice vacanza. Parto con un micetto che si sta sicuramente chiedendo quando questa follia finirà. Parto con le mie ragazze e il loro carico di paure. Parto con un po´ di nostalgia per quello che non è più ma tanta eccitazione per quello che sarà.
30 giorni intensi, solo 30 per passare da una vita ad un´altra.....

venerdì 28 luglio 2017

Estate.

Osservo, sdraiata al sole. La pelle luminosa e calda, le voci in sottofondo. Osservo la vita che scorre, bambini che giocano nell'acqua, donne e uomini che leggono, ridono, sognano.
L'estate scivola lieve come le gocce di mare sulla mia pelle abbronzata, intorno c'è vita rilassata e rilassante.
Un bimbetto di cinque sei anni si tuffa e si fa sgridare. Più in là dei ragazzini di schizzano di acqua e di vita. C'è ancora chi fuma e mi sorprende sempre. C'è chi sorseggia una bibita e chi divora un libro.
I venditori ambulanti gridano forte, il grido della disperazione, ti prego compra, guarda, aiuta. Gli occhi dei marocchini fissano in modo imbarazzante, la spiaggia ti mette a nudo e non sei a tuo agio con quegli sguardi che vogliono dire molto o forse è solo la sensazione che hai.
Le donne velate camminano sulla passeggiata, un contrasto forte con le turiste in bikini. Due mondi che si sfiorano e non si appartengono.
Qualche famiglia, gruppi di uomini, qualche coppia.
Al di là dell'ingresso un oasi dove nessuno cercherà di venderti nulla, sul bordo piscina qualcuno azzarda anche un topless, forse quasi eccessivo quando fuori c'è chi non mostra neppure un angolo di viso.
Quattro ragazzine adolescenti chiacchierano , visi allegri, occhi che sprizzano vita e emanano gli stessi desideri, lo stesso sguardo rivolto al futuro da costruire, sicuramente sogni molto simili. Le loro voci squillanti mi fanno alzare lo sguardo. Belle. Mia figlia è tra loro nel suo due pezzi minuto come lei. Sta raccontando di sé, le altre la interrogano incuriosite, la sua vita al di là dell'oceano, orizzonti incredibili. 
Si guardano, si raccontano, non vedo differenze, ragazze di Paesi diversi intorno ad una piscina sotto il sole caldo di luglio. Tre in bikini, una in burkini, rosa. Il suo viso sorridente è inquadrato da un velo di licra uguale al resto che le fascia il corpo fino alle caviglie. Nuota, salta, ride con il suo corpo protetto. Non è infastidita dal resto del gruppo che mette in mostra pance piatte, scorci di seno, natiche sode. E loro nei loro costumini non hanno disagio nei suoi confronti. Mi piace, questo è il mondo che vorrei, così come questo gruppetto di differenza e uguaglianza, di tolleranze e capacità di andare oltre ciò che ci può dividere.... Loro sono il futuro, coperte da un velo o scoperte nei loro costumini ridotti. Loro, i loro sorrisi, gli occhi che guardano nella stessa direzione dovrebbero insegnarci molto, e far credere che forse saranno loro la generazione giusta, quella della tolleranza!
Buona estate!!

martedì 25 luglio 2017

Marocco 2017!

Eravamo stati in Marocco poco più di 18 anni fa, con una Federica piccolissima e una Chiara che si rivelò esistere poche ore dopo il nostro rientro a Parigi.
Abbiamo deciso di farne la metà delle nostre vacanze 2017, metà non troppo lontana per non sottoporre ancora Paolo a mille voli e mille fusi e metà facile da raggiungere per solo due settimane, dove unire relax e scoperta, il tutto condito da una cucina piacevole e saporita.
Prima tappa Marrakech: uno dei posti che volevo assolutamente vedere.

Per tre giorni il Muezzin ha scandito il ritmo delle nostre giornate, ci ha accompagnati nel nostro vagare da turisti in giro per i vicoli affascinanti della Médina.
Un misto di de sensazioni e odori mi ha fatto compagnia, un qualcosa che mi ricorda l'India nel caotico intrecciarsi di persone e motorette nelle strade. Miriadi di gatti e gattini al posto di mucche,  polli e cani randagi.

I negozietti di alimentari assolutamente improbabili si susseguono. La carne in attesa di  essere acquistata è esposta a caldo e mosche. Le ragazze storcono il naso, ricordo loro la macelleria di Chennai, dove, dopo un po, non mi accorgevo nemmeno più delle mosche che facevano da contorno.... È questione di abitudine....
Mi becco a pensare che tutto sommato l'espatrio in Paesi così mi intriga di più che quello comodo comodo che abbiamo appena lasciato dietro di noi e del super confortevole che ci si sta aprendo davanti.... Strano vero sentire la mancanza delle sfide che solo i Paesi meno ricchi di confort ti regalano...
Ma torniamo a noi e ai nostri giorni marocchini.
Tre notti in uno splendido Riad, coccolati con un ottima colazione, immersi in un'atmosfera che solo i posti così ti possono regalare. Colazione sulla terrazza, fine serata sulla stessa accarezzati da una leggera brezza rinfrescante.
Come sempre noi amiamo vagare senza piani precisi precisi, ci piace perderci nei posti, seguire strade che portano fuori dai sentirei turistici battuti, non ci fanno paura i ristorantini tipici senza menù turistici, dove vanno i locali.
Unico neo di questo vagare farlo con tre ragazze carine attira commenti e sguardi e le ragazze stesse erano un po' imbarazzate... Io con i miei anni gestisco forse meglio di loro queste situazioni e ne sorrido, ma a 18 -20 anni da più fastidio lo sguardo insistente e il commento non richiesto.
Da fare: 
Girare senza meta nella Médina, guardare in su e in giù, c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. I vari souk si susseguono senza pause, vendono una accozzaglia di cose, alcune belle, altre super turistiche ... unica seccatura i venditori che ti si attaccano come mosche e ti fanno passar la voglia anche solo di soffermarti a guardare. Gettare un'occhiata può proiettarti in trattative lunghissime dalle quali uscirai pelato con due tappeti e 4 piatti!
Sorseggiare un tè alla menta su una delle tante terrazze dei bar intorno alla piazza Jemaa-El-Fna e da lì osservare la vita frenetica soprattutto dopo una certa ora quando le temperature scendono dolcemente. C'è di tutto dalle tatuatrici con l'henné, ai presunti incantatori di serpenti, dai venditori di succhi di frutta, agli ambulanti che vendono un mondo vario.
Visitare il Palazzo della Bahia, trascinandosi di sala in sala, ammirando i soffitti splendidi e l'armonia degli spazi, sedendosi all'ombra del giardino approfittando della quiete.
Fare un giro nella Medersa Ben Youssef, antica scuola coranica, che avrebbe bisogno di una netta ristrutturazione, splendido esempio di architettura arano andalusa. Fu la più grande scuola coranica del Maghreb, poteva accogliere 300 allievi che alloggiavano nelle 132 celle... Figlie mie non lamentatevi del vostro dormitorio di NYU, lusso e confort assoluto in confronto!
Passeggiare nel quartiere ebraico non lontano dal palazzo della Bahia, dove adesso di ebrei ne sono rimasti ben pochi.
Godere del panorama dalla terrazza del museo della Fotografia, la Médina , la città di Marrakech e l'alto piano dell'Atlas sono uno spettacolo sublime.
Dove mangiare:
Come ristoranti ne abbiamo fatti diversi, diciamo che dal punto di vista gastronomico il migliore è sicuramente Le Jardin, in un cortile ordinato e verdeggiante ottimi piatti di cucina locale. Buono ma soprattutto in un quadro gradevolissimo La terasse des épices, la specialità di Marrakech era forse un po' poco spezziata  per i nostri gusti. Nomad la terrazza dove si mangia è trepitosa, ottima cena ma servizio di una lentezza diabolica...
Veramente da fare una puntata all'hammam, noi abbiamo optato per uno più occidentale nella Spa l'Heritage, servizio super, un momento piacevolissimo.
Seconda tappa Essaouira, il relax che doveva essere e non è stato.
tipico ristorantino da turista fai da te munito di guide du Routard.... 
Ci siamo lasciati Marrakech alle spalle filando verso il mare direzione Essaouria.
Diciamo che su Essaouira riponevamo grandi aspettative, paradiso ventoso affacciato sul l'oceano con le sue mura e il porticciolo folcloristico, era stata scelta proprio per la possibilità di fare vela, surf, kite.
Il nostro piacere è stato in parte rovinato dalla disastrosa casa scelta, assolutamente non corrispondente a quello che ci saremmo aspettati. A pochi passi dal mare in una zona della Médina lasciata abbastanza all'abbandono, tra immondizia e caos, intrisa di umidità. Un antro buio e poco piacevole, che forse con un po d'impegno è spostata altrove sarebbe diventata la casa che doveva essere.
Un mix di feeling poco piacevoli ci ha fatto affrontare Essaouira con il morale sotto lo scarpe. Mai come quest'anno aspettavamo le vacanze, e soprattutto dopo le ultime caotiche settimane tra trasloco e appendiciti varie, avevamo bisogno di riprendere fiato.
Nel momento in cui abbiamo deciso di ridurre il nostro soggiorno qui e di andare altrove a fine settimana, abbiamo sicuramente affrontato la visita della città e di quanto offre di particolare in modo molto più ben predisposto.
Ovviamente l'abbiamo visitata a modo nostro, vagando a caso e guardando a destra e sinistra. Animati i souk  con in mille prodotti, ordinata la zona intorno alle mura, che ben si differenza da quella in cui eravamo noi ai margini del quartieraccio peggiore della Médina, il mellah, quartiere ebraico in abbandono....
Bella la spiaggia con la sua varia umanità che faceva il bagno vestita, tra cammelli e cavalli offerti al miglior offerente per 30 minuti di cavalcata. Abbiamo camminato nella nebbia, per raggiungere la parte finale della spiaggia con un ristorantino fronte mare, Ocean Vagabond, dove degustare enormi spiedini.
Ecco la nebbia ha scandito questi tre giorni qui, nebbia umida e triste che di sicuro non ci ha dato della città l'immagine migliore. Il sole faceva cucù ogni tanto, ma non a sufficienza per riflettersi sulle mura bianche.
Ottima tavola a ridosso delle mura, ristorante Umia, gestito da una coppia franco marocchina in un ambiente simpatico con un'accoglienza molto piacevole. Cucina saporita e piacevolmente presentata.
Terza tappa Agadir: club med, relax assicurato!
Dopo tre notti a Essaouira proseguiamo verso sud, la tappa successiva sarà il relax assoluto del club med di Agadir!
La strada tra Essaouira e Agadir ci regala paesaggi splendidi, gli alberi di argan si succedono in modo spettacolare. La natura è brulla, un misto di California, Sardegna, deserto. Qua e là qualche villaggio che sembra non finito, case di blocchetti con solo un secondo piano e il primo per chissà quando... Case così ne abbiamo viste ovunque, sud Italia, Turchia, nord Africa. Attraversiamo un villaggio in riva al mare che mi fa venire in mente Mammalapuram, a sud di Chennai, sarà che come ho già detto all'inizio, ritrovo in Marocco qualcosa della mia India.
I giorni al club med sono uguali ovunque, forse qui a fare la differenza i marocchini allupati che squadrano le turiste in bichini, o le guardie che ti controllano nel tuo andare e venire tra l'interno del club e la spiaggia.
Erano anni che non venivamo al club med, sarà che,crescendo le ragazze, abbiamo optato per altro, benché loro si divertissero come matte e noi ci rilassassimo come pochi... L'ultima volta fu in Malesia, io sola con loro tre, bellissima vacanza. ed è stata così anche questa ultima settimana di estate 2017, l'estate tra due mondi, due vite, due Paesi.




Quarta tappa: ritorno a Marrakech. Stesso riad Quara per la nostra ultima notte, due passi nei caotici vicoli, ottima cena, utlimo delizioso té alla menta!

lunedì 24 luglio 2017

L'estate dei traslochi...

L'estate dei traslochi è sempre un'estate un po strana, con un ritmo scandito in modo diverso. La partenza per le vacanze non è stata la solita partenza, il chiudere la porta di casa, non è stato fatto con la mente libera, il ritorno sarà altrove. 
Si è sospesi tra due mondi l'estate del trasloco, del cambiamento. 
Non si ha più un mazzo di chiavi in borsa da riporre al sicuro da qualche parte durante il nostro itinerare vacanziero. Non si ha un'immagine chiara di quello che sarà il dopo estate, il ritorno nella solita routine, la solita scuola, i soliti amici.
Quello che si ha davanti è un punto interrogativo, preceduto da mille domande sul come sarà. Alle spalle invece mille ricordi che si sommano, mille momenti che nell'ultimo giro di chiave sono diventati passato.
In questo momento non abbiamo una casa da immaginarci calorosa ad attenderci, non riusciamo a immaginarci Macchi al suo interno ad aspettarci, pronta a farci il solito muso del post estate. 
La casa della partenza non sarà la stessa dell'arrivo, quella in cui inginocchiata per terra ho riposto in valigia i costumi, presi in modo automatico dal solito cassetto, non sarà quella in cui disferò la valigia cercando di capire dove riporre le nostre cose.
Nello stesso tempo in questa estate strana,  mentre noi cerchiamo di riprendere fiato il nostro mondo naviga in un punto dell'oceano tra Oakland e il porto di Stoccolma, sappiamo che, se tutto va bene, la nave porta container che trasporto il nostro mondo attraccherà il 16 di agosto.... 47 giorni dopo la partenza da Alvarado. Ci penso ogni tanto a questa traversata lunga 47 notti, in mezzo al mare.
Questa è l'estate in cui quando ci chiedono dove abitiamo non sappiamo tanto che risposta dare, sospesi tra due Paesi, due città, due strade.
Abbiamo un nuovo indirizzo che stentiamo a memorizzare, mentre il vecchio viene fuori subito di getto, in modo automatico, ma tra poche settimane entrerà a far parte degli indirizzi passati.
Il mese di agosto non sarà scandito dalle solite cose, saremo in una città nuova e tutto sarà improvvisazione. Non ci sono medici e dentisti già fissati, ben annotati sul calendario, non c'è il caffè di rientro con le solite quattro amiche.
Ci saranno nuovi medici, nuovi appuntamenti, nuove amiche che adesso non riusciamo a immaginare.
Si saremo noi in una nuova città, con quella adrenalina che contraddistingue solo i primi momenti, le prime scoperte, quei primi giorni in cui ti muovi pian piano a cerchi concentrici, con nel cuore una casa che non è più, ma con la voglia pazza di innamorarsi follemente anche del nuovo!

sabato 8 luglio 2017

Ciao, mi chiamo Macchi e sono un gatto expat

Ciao sono Macaron, detta Macchi, nata il 15 marzo 2011 a la Garenne Colombe, predestinata ad essere un gatto expat.
io sul treno
L´avessi saputo che quel giorno dei primi di maggio di oltre 6 anni fa, saltare sulle ginocchia di quella biondina, mi avrebbe portata ad essere sballottata in giro per il mondo... beh me ne sarei stata alla larga. Invece adesso eccomi qui, in una specie di stanzone un po' puzzolente, con tante piccole gabbie, che loro spacciano per casette ma in realtà sono pure e semplici gabbie. Sono accerchiata da quadrupedi pelosi che un po' mi assomigliano, ma in brutto, che mi guardano incuriositi, vorrebbero socializzare, ma io non voglio. I miei umani avevano le lacrime agli occhi lasciandomi, non ho capito perché se sono così tristi mi abbiano portato in un posto così.
Stà storia un po'strana va avanti da un po´....
Erano anni ormai che a nessuno veniva in mente di prendermi e spostarmi e devo dire che mi andava bene così. Là nella casa in California ci stavo benone, fuori a scorrazzare tutto il giorno, a far finta di cacciare, e al caldo la notte, nutrita e riverita (perché vi assicuro che la mia umana più vecchia si fa inturlupinare come niente e cede ad ogni mio capriccio...e quando lei non cedeva andavo dai vicini)
Diciamo che fino all´estate scorsa sembravamo quasi una famiglia normale. Una era partita da un po' e ogni tanto tornava, e pretendeva anche che io fossi contenta. L´altro è sempre andato e venuto, e quando non c´è sono super felice perché posso dormire nel lettone a zampe larghe, mentre quando arriva mi caccia sempre con urla selvagge....
Comunque in questo andare e venire tutto sembrava filare liscio. Poi pian piano ho incominciato a veder sparire cose e comparire grosse scatole di cartone. L´umana vecchia sembrava un po´ isterica, anche in camera mia apriva e ordinava armadi con frenesia. Mi ha persino messo del prodotto anti pulci semplicemente per togliere dai piedi il flacone....
Poi un giorno la casa è stata invasa, non che non capitasse mai, anzi, da noi sembrava un po´ un porto di mare, raro starcene tranquilli da soli,sempre invitati che si sentivano anche in dovere di interessarsi a me, mentre a me di loro e delle loro moine francamente non è che me ne freghi molto....
Comunque quel giorno ho capito subito che non girava come al solito. Di solito quando c´è gente si siedono a mangiare, bere e chiacchierare, invece questa volta neanche un caffé o un bicchierino di vino, invece hanno incominciato ad aprire freneticamente cassetti con foga, ad avvolgere cose e sbatterle dentro grandi scatole. Quando hanno incominciato a girare attorno al mio divano, ho capito che qualcosa non andava nel senso giusto....non ho capito bene ma l´hanno tutto avvolto...  I miei umani vedendomi un po'stupefatta mi hanno boffonchiato un sacco di spiegazioni che francamente non ho capito. Mi dicevano tranquilla Macchi, vedrai che ti piacerà la nuova casa, vedrai che non succede niente, vedrai.... promesse promesse. A me fregava ben poco delle loro parole, ero solo
inquita  e con un sentimento di déjà-vu. Come dire avevo l´impressione di esserci già passata.
Da lì in poi comunque è stato sempre peggio. In una settimana ho cambiato tre posti e adesso mi ritrovo nel quarto dove non riesco neanche a fare tre passi che già sono arrivata alle sbarre e devo tornare indietro. Ma fossero solo i posti, mi hanno tenuta ore ed ore nella mia valigetta, loro trovano che sia bellissima, mi dicono ¨Macchi che bella la tua casetta...¨ vorrei vederle loro raggomitolate dentro una borsa. Per di più mi hanno anche messo una specie di cappottino da lobotomizzata, di fronte al quale si estasiano con gridolini di gioia. Con tutto questo ambaradan per ore ed ore sono stata non so dove, e per dispetto ho obbligato la mia umana più vecchia  a tenermi tutto il tempo sulle ginocchia accarezzandomi la zampa... lei poi raccontava che non aveva chiuso occhio, però affari suoi non aveva che da starsene tranquilla a casa con il mio divano e il mio giardino.
io tranquilla sul mio divano
Dopo un tempo lunghissimo mi hanno fatta uscire dalla gabbia e hanno perfino preteso che facessi la pipí a comando nel bagno dell´aeroporto... in realtà l´ho fatta non perché me l´hanno chiesto ma perché mi scappava talmente che non ne potevo più e ho trovato più furbo farla lì nella mia bella cassettina (che si erano portati dietro in valigia) anziché nella mia gabbietta .... non sono mica scema.
Pensavo che fosse finita, il giorno dopo mi hanno obbligata a forza a rinetrare nella mia gabbia (e vi assicuro che non fossero state tutte e tre, la vecchia, la biondina e la magretta non ci sarebbero riuscite)
E via altre ore sballottata, con gente intorno che mi guardava come bestia da circo...
Ormai non mi illudo più, temo il peggio. Loro se ne vanno in vacanza e io sono qui, fa un caldo e c´è puzza, mi sento sola e cerco di capire cosa succederà il prossimo giro.... pare che nuovamente io debba andare in un aeroporto e poi salire su un aereo e poi arrivare in una casa, senza giardino.... me lo spiegano tutti i santi giorni, ormai l´ho imparato a memoria, ho capito che non ho scelta... arriverò in un nuovo Paese, hanno scelto per me, annuserò un nuovo posto, guarderò nuovi paesaggi, forse, dicono, mi dimenticherò del prima, ma non credo, anch´io ho lasciato il mio giardino, i miei vicini, la mia cameretta, piccola ma simpatica, non mi hanno chiesto niente hanno imballato il mio mondo e adesso se ne vanno anche al mare....
questa non è vita da gatti ma da cani!!
vostra Macchi

mercoledì 5 luglio 2017

Pronto soccorso: benvenuti all´inferno.

Di mala sanità ne leggo spesso sui giornali, malati abbandonati nei corridoi in attesa di essere visitati, ambulanze che non arrivano, pazienti spediti da una parte all´altra in attesa di una diagnosi , errori vari ed eventuali. Succede e succede ovunque non solo in Italia. Non dovrebbe però perché la salute è preziosa e quando ci si affida al sistema sanitario pubblico è per uscirne guariti e pimpanti....
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Lunedì, sfiga delle sfighe, abbiamo avuto la seconda allerta appendicite della settimana. La prima si era risolta giovedì sera a Stanford con operazione d´urgenza per Paolo, la seconda si fa sentire nella pancia di Chiara. Chiamiamo la guardia medica alle 21 mi da due dritte e mi richiama mezz´ora dopo per sapere se la situazione è migliorata. Ci invia un medico che, dopo aver visitato Chiara, preferisce spedirci al pronto soccorso.
Alle 23 varchiamo la soglia del pronto soccorso del più grandi ospedali di Torino, Il terzo mondo. Un infermiere scazzato ci riceve all´accettazione, sembra più concentrato sul fatto che non abbiamo un codice fiscale, piuttosto che sui reali problemi di mia figlia. Non controlla un valore, pressione, temperatura, polso, non sembrano interessarlo. Sono stupita. Ci spedice in sala d´aspetto. Se l´ingresso del pronto soccorso era già squallido, il corridoio è vetusto, muri sporchi e scrostati, poster che cadono a pezzi. La sala d´aspetto è gremita, pazienti con sguardo dolorante accompagnati da parenti con l´aria stanca. Ogni tanto chiamano qualcuno, chi in chirurgia, chi in medicina.
Fa caldo. Il bagno vicino alla sala d´attesa è impraticabile... okay è notte, ma in un ospedale i servizi di pulizia non dovrebbero fermarsi mai. Onestamente penso a cosa ci beccheremo in questo ambiente promiscuo, chi tossisce, chi sbadiglia. La signora dietro di noi si tiene il sacchetto della pipi in mano. Sono perplessa. Chiara ha male, sempre di più. Vado più volte a sollecitare l´infermiere... solo all´ennesima si alza dalla sedia e con fare ¨come dire perché mi rompi¨ misura stacamente la temperatura a Chiara. Un´amica mi ha raggiunta per tenerci compagnia, anche lei è perplessa. Passano le ore, la sala d´aspetto è sempre piena la gente comincia a dare segni di cedimento, c´è chi si sdraia su due sedili e cerca di dormire, sembra di essere a porta Nuova un giorno di esodo estivo....
Sono passate 4 ore e finalmente ci chiamano, finalmente vediamo un medico.
Il suo fare non è da meno dell´infermiere... più che seduto su una sedia è stravaccato e con voce monocorde ci fa le domande di rito.... batte con due dita sulla tastiera, quindi il tuttto prende un tempo immane... ma ormai non siamo più di fretta abbiamo capito che varcando la soglia del pronto soccorso siamo passati in una zona spazio temporale vergognosa, in cui nessun andazzo strano dovrebbe stupirci.
Visitano Chiara ma nessuno le prende né la pressione né il polso... le fanno un prelievo e ci spediscono fuori. Il progresso c´è, non siamo più nella prima sala d´aspetto, ma nel corridoio della chirurgia, dove si fa lo slalom tra i lettini con sopra pazienti in attesa e ci si gioca a dadi l´unica sedia che non sia a rotelle per sedersi.
Benvenuti all´inferno.... incominciamo a chiacchierare con gli altri pazienti... c´è chi aspetta dalle tre del pomeriggio di fare un ecografia... ho i brividi, intravvedo il peggio. Quando dico che apsettiamo gli esami, un signore mi dice ¨li avrà tra cinque ore¨ strabuzzo gli occhi. Un signore che accompagna la moglie che, su una barella, si contorce dal dolore, sorride a Chiara e le dice"siamo entrato qui che avveamo la tua età...."ne avrà una settantina. Questo per dire che i pazienti e i famigliari sono allibiti.
Sembra di essere a Porta Palazzo in pieno mercato. Arriva Marcello , 90enne che cadendo in casa si è ferito alla testa, lo portano dentro, lo devono visitare. Marcello è sordo, ma qui gli hanno tolto qualsiasi dignità. Dal corridoio sentiamo il medico che urla, per farsi sentire, e il povero Marcello risponde confuso... nessuna privacy, non esiste. Una signora mi chiede se ho della moneta, vorrebbe un caffé è qui da 24 ore con il marito con un blocco intestinale parcheggiato in una stanzina con altri 4. Un signore instabile sulle gambe va ogni tanto in bagno (la serratura è rotta) cammina tenendosi il camice che si apre sulle sue gambe nude e traballanti. Mi viene una rabbia. Sono le 5 del mattino e comincio a dare segni di nevrastenismo ( a mio discapito ho sulle spalle una notte in volo, 9 ore di fuso, 5 ore di sonno la notte succesiva, l´arrivo a Torino). Chiedo notizie dei risultati di Chiara, non ci sono, poi ci sono. Lo stesso medico con fare scazzato mi dice che globalmente vanno bene ma c´è un segno di infiammazione, dobbiamo fare l´ecografia. Chiara non ha più male le hanno fatto una flebo di antidolorifico, gliene fanno un´altra di antibiotico. Okay ecografia sia.... si signora ma alle 8, prima il centro è chiuso. Come chiuso? Cioè al pronto soccorso non fate ecografie???... effettivamente tutti quelli alla bell´ e meglio sui lettini nel corridoio sono li chi in attesa di tac chi di ecografia, se fa bene qualcuno ci lascerà le penne in silenzio durante la notte, così poi ci sarà meno gente in coda.... Vorrei andarmene, portarla via, il medico è molto secco, mi dice ¨ vada ma le analisi fatte non gliele do¨... non so tanto che fare, chiamo il mio medico negli Stati Uniti,lei mi consiglia di rimanere, per lei Chiara deve fare l´ecografia, non c´è santo che tenga...
Chiedo una barella perché Chiara possa sdraiarsi, oso anche chiedere una coperta, l´aria condizionata è a palla... la coperta non c´è, otteniamo un lenzuolo, meglio che niente. Chiara dormicchia, ci provo anch´io, ma sono molto ma molto incazzata, la situazione è snervante, accidenti siamo in Italia nel 2017 e i pazienti sono trattati così. A denti stretti un infermiere mi dice ¨scriva una lettera di protesta signora, lo faccia, è l´unico modo per noi per poter lavorare bene¨ lo farò ovviamente, pur sapendo che lascerà il tempo che trova, in Italia il discorso è lungo, finché non si cambiano le mentalità, la corruzione, l´evasione fiscale, i mezzi per il servizio pubblico non ci saranno.
Tornando a noi, alle 8 c´è il cambio turno, per un´ora tutto si ferma e i pazienti assitono al girotondo di medici e dottori, ovviamente della promessa ecografia nessuna traccia. Alle 9 sbotto, il nuovo medico mi dice che prima di lei c´è altra gente, prima delle 12 di sicuro non passerà....Siamo al Pronto soccorso da oltre 10 ore e non si è mosso nulla... Contratto per avere le sue analisi e firmo per farla dimettere, siamo tutte e due stanche, e io in più sono triste molto triste che mia figlia sia stata spettatrice di un´Italia che va a rotoli.
Siamo l´eccellenza in tanti campi, tra cui quello medico, ma caspita com´è possibile che in una grande città nel 2017 il servizio pubblico sia così sgalfo?  Mi spiace dirlo ma in situazioni come queste sono ben felice di aver offerto alle mie figlie una vita fuori da questo Paese, bello certo,ormai senza speranza!!



martedì 4 luglio 2017

Trasloco con bonus!

Ho ripercorso una casa vuota, mano nella mano con Camilla le lacrime che rigavano le nostre guance. L'ho ripercorsa stanza per stanza per imprimere ancora una volta nella mia memoria le immagini del mio mondo, che non è più mio.
Ho pianto dando l'ultimo giro di chiave, ho pianto di tristezza, perché come ho già detto chiudere una porta ha un significato molto più profondo di un semplice gesto.
Ho pianto di liberazione, di stress, di felicità. Pianti che si sono mescolati, sommando e confondendosi. 
Ho pianto di liberazione perché alla fine le ultime settimane sono state un continuo salutare, un lento separarsi dalle persone a cui voglio bene, e alla fine diventava sempre più doloroso l'ultimo abbraccio, l'ultima frase. Non ho versato una lacrima salutando, mi sono fatta quasi paura, mi sono chiesta se vent'anni di saluti e partenze non mi avessero resa troppo dura... Era una forma di protezione, se avessi pianto ogni volta non sarei arrivata a fine corsa... Ho pianto di botto nel momento del distacco finale... Mi ha fatto bene.
Ho pianto per lo stress degli ultimi giorni, un crescendo. Il trasloco è filato liscio di per sé, équipe ottima, lavoro super organizzato. Alla fine del primo giorno sentivo pian piano di essere a cavallo. Non ho fatto i conti con la sfiga, con l'imprevisto che durante un trasloco non dovrebbe mai essere presente. E invece per noi questa volta è stata la corsa al pronto soccorso e un'operazione di appendicite per Paolo, una notte in ospedale, un sospiro di sollievo perché al posto di essere in sala operatoria avrebbe dovuto essere in aereo, ma per fortuna sull'aereo non ci è mai salito, perché come un sesto senso l'ha spinto a vedere il medico prima di prendere la strada dell'aeroporto e per lei non ci sono stati dubbi, non sarebbe stata SFO la sua destinazione serale, ma Stanford Hospital. E così è stato, e ho gestito l'emergenza, la fine del trasloco, il gatto stressato, la figlia quindicenne che diceva ciao alle sue amiche del cuore...Ho pianto perché alla fine non ne potevo più!
Ho pianto di felicità leggendo le stupende parole che un'amica mi ha scritto, e le ho anche detto grazie perché grazie a lei mi ha fatto bene piangere ... Ho ripianto di felicità leggendo il messaggio di Chiara sulla strada dell'aeroporto, le stupende parole di mia figlia diciassettenne mi hanno dato brividi nella schiena e riempito il cuore, e sono sicura che conserverò e rileggerò nel tempo questi due stupendi messaggi, che racchiudono il senso di questa vita emozionante che ci offriamo, ma che purtroppo si trascina dietro anche un fondo di positivo dolore!
Pensavo fosse tutto finito venerdì, Paolo uscito dall'ospedale ( eh sì una notte e a casa per un'appendicite in Us) e abbastanza in forma per poter riprendere il volo, sapevo che tra noi e il nostro volo di sabato sera ci sarebbe stata solo una giornata da riempire che era già piena, organizzata. Non avevo fatto i conti con un passaporto, il mio, dimenticato nella stampante, giovedì nel trambusto dell'ospedale. Un passaporto imballato e chiuso nel container, pronto a partire...
Panico. Angoscia, telefonate una dietro l'altra, traslocatori, consolato, Console. Tre ore a chiedermi se sarei partita con in bonus lo stress legato al fatto che quando si viaggia con un gatto non si sale sul primo aereo, e il gatto doveva partire sabato sera, come previsto. In tre ore ho aspettato è fatto e rifatto programmi con la rabbia di essere stata così stupida da fare l'errore di uno che trasloca per la prima volta. Erano settimane che i passaporti erano in un posto sicuro insieme a tutti i documenti che non potevano partire nelcontainer.
Alla fine l'hanno tirato fuori dalla stampante, dallo scatolone, dal container, alla fine sono partita. Alla fine sono arrivata. La California è dietro di noi. I nostri cinque anni californiani entreranno a far parte del capitolo dei ricordi. Le amicizie rimaste là diventeranno telefonate su Skype e messaggi su Whats App, diventeranno come tutte le precedenti, lontane, ma vicine, qualitative e non quantitative.
Adesso posso tirare il fiato, sono sopravvissuta a 72 ore abbastanza surrealiste, ma adesso rido pensandoci!
( post scritto qualche ora prima del successivo casino...)

giovedì 29 giugno 2017

L'ultima notte

Certe notti sono cosí intense e dense di significato. Sono le ultime notti in un luogo che abbiamo chiamato casa. Gli ultimi momenti di gesti che si sono ripetuti uguali anno dopo anno, a spegnere la stessa luce, a barcollare nello stesso buio, a sentire fuori dalla finestra gli stessi rumori di sempre.
È arrivata la nostra ultima notte, quella in cui tra montagne di scatoloni cerchi di chiudere gli occhi sapendo che la notte successiva non ci saranno più le stesse quattro mura a proteggere i tuoi sogni... ce ne saranno altre da qualche parte che con il tempo diventeranno tue.
streetview (640×480)
Le ultime settimane, gli ultimi giorni e le ultime notti all´avvicinrsi di un trasloco scivolano via ad una velocità straordinaria, il tempo sembra accorciarsi e abbiamo l´impressione di non riuscire a starci dentro, troppe cose da chiudere, da salutare, da vivere... e poi arriva l´ultima notte e ti sembra che non passi mai, o hai voglia che non finisca, guardi il tuo soffitto come se fissandolo potessi portarne via un pezzo, tendi le orecchie per cogliere l´ultimo rumore, il canto di quell´uccellino che spesso ti ha infastidito e che adesso ascolteresti per ore.
Ne ho passate di ultime notti, e me le porto dietro come un ricordo estremo della nostra vita da qualche parte, come la parentesi finale che chiude e ingloba il tutto.
È un gioco al quale chi vive in espatrio e impacchetta e spacchetta spesso è abituato, quello dell´ultimo saluto agli spazi che sono stati nostri e non lo saranno più.... c´è sempre un misto di sentimenti che vanno dal dolore alla gioia o dalle lacrime ai sorrisi felici, si alternano e inseguono per settimane questi sentimenti in un equilibrio piacevolissimo... fino all´ultima notte quella in cui le paure vengono fuori, le domande rimangono senza risposta, il buio che ci avvolge sembra darci un idea del tuffo nel vuoto che sarà il cambiamento. Per fortuna poi ci si alza al mattino e ci si alza per l´ultima volta in quella casa, la frenesia degli ultimi dettagli prende il sopravvento, si beve quell´ultimo caffé prima di inscatolare nespresso e tazzine, si osserva il container enorme parcheggiato davanti a casa, si fa un grande respiro e si torna a sorridere: l´ultima notte è andata, per un po´ si sa che non ce ne sarà una e poi di colpo ci si proietta in quella che sarà la prima in una nuova casa, nel nostro nuovo mondo che vedrà quel container parcheggiato in strada, unáltra strada e nuovi omini , altri omini, a darsi da fare in fretta per riassemblare mobili e oggetti che abbiamo voglia di recuperare in fretta!
Alvarado Avenue Los Altos California, 29 giugno chiudiamo la porta!

sabato 24 giugno 2017

la follia italiana ..... o forse mondiale

Non intervengo mai in dibattiti vaccini si vaccini no. Penso che ognuno di noi debba scegliere il meglio per se e per le persone che ci stanno intorno, senza però mettere a rischio gli altri. Adesso mi esprimo perché alla fine continuare a leggere notizie assurde di bambini morti di malattie che ormai non dovrebbero più esistere grazie ai vaccini mi fa una rabbia ....
L´altro giorno in Italia un bambino è morto a causa del morbillo, contaminato dai fratelli non vaccinati. Era un bambino debole, fragilizzato da una terribile malattia dalla quale avrebbe potutto guarire, ma non ne ha avuto il tempo. Lui non poteva essere vaccinato, i suoi fratelli si e avrebbero dovuto esserlo, proprio per proteggere lui e i bambini come lui, quelli troppo deboli per ricevere una dose di vaccino, ma che devono essere protetti da chi sta loro interno, dalla società stessa.
Avrebbe potuto farcela questo bambino, guarire e tronare a correre felice nei prati, invece non ce l´ha fatta ma non per la malattia contro la quale stava lottando ma per una malattia contro la quale la scienza a messo a punto dei vaccini proprio per proteggere, non per uccidere.
Osservo perplessa questa follia che guida, in modo assurdo in Italia, i genitori a rifiutare la protezione necessaria ai propri figli, che li fa scegliere di non vaccinare, su non si sa ancora che basi scientifiche, pensando forse che saranno gli altri a vaccinare i loro di figli e in questo modo indirettamente a proteggerli. Ma non funziona così.
Una bambina di nove anni è morta qualche giorno fa non lontano da noi, sua sorella era compagna di Chiara. È morta dopo aver lottato per due anni contro un tumore terribile al cervello che le ha tolto tutto, anche l´ultimo soffio. Per due anni i suoi genitori si sono battuti come dei leoni, attraversando l´Oceano per affidarla alle cure più all´avanguardia o forse a quelle che davano loro più speranza. Si sono affidati alla medicina, a quella sperimentale perché il loro dovere di genitori era tentare il tutto per tutto per proteggere la vita della loro bambina, a 9 anni non si può morire, non si deve morire, non è giusto. Purtroppo la scienza, la ricerca, i medici non ce l´hanno fatta e questo cucciolo di donna ha chiuso gli occhi per sempre, dopo aver provato tutto e ancora di più... ed ecco mi fa ancora più rabbia pensare che un altro cucciolo d´uomo con tutta la vita davanti abbia chuso anche lui gli occhi per sempre per la convinzione dei suoi genitori che la scienza e la medicina non sia con noi ma contro di noi.
I nostri figli vanno protetti, vacciniamoli!

venerdì 23 giugno 2017

I miei ristoranti


Ammetto che 5 anni fa ero leggermente prevenuta nei confronti del cibo che avrei trovato sbarcando negli States, mi faceva un po´ paura la cultura alimentare scadente e da supermercato di ultima categoria che sembrava dominare in questa parte di mondo, la fiera delle chips e dei pop corn ad ogni ora ed in ogni situazione mi lasciava di sasso. Non avevo però fatto i conti con la cultura alimentare propria alla Silicon Valley, dove l´organic, il sano e il culto del mangiare equilibrato hanno un posto notevole se non forse sulle tavole dei suoi abitanti, almeno nei supermercati.
Ho scoperto quasi subito che qui si può mangiare sano e equilibrato proprio come da noi, che i prodotti buoni ci sono.... basta pagarli, che i mercati sono carissimi ma zeppi di prodotti super, che la frutta e la verdura hanno profumo e sapore, basta solo sapere dove andarle a comprare.
Ammetto anche che dopo due decenni all´estero ho smesso di soffrire per le mozzarelle gommose, e il prosciutto non come piace a noi, per non adeguarmi a quel che trovo vado oltre e cerco prodotti più locali, dei quali poi mi appassiono persino.... Ho persino per qualche secondo meditato di traslocare olio d´oliva califoniano d´hoc in Svezia, assurdo se penso che sono arrivata qui con una ventina di litri di olio nostrano, fatto arrivare apposta dall´Italia a Parigi, fermamente convinta che avrei fatto una fatica immane a trovarne di buono!
Ho in questi anni ¨collezionato¨ una serie dei miei posti preferiti, di cucina varia, che ripercorro adesso in un ultimo tour gastronomico, tanto per partire con quei sapori che mi hanno conquistata e in momenti diversi del mio e nostro essere qui confortata e insaporito i nostri palati.
Sumika a Los Altos: è il mio giapponese, quello in cui mangiare un piatto di udon unici a pranzo o dei yakitori saporittissimi a cena. Pochi tavoli e ambiente giapponese al 100%.
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Satura cake a Los Altos: con dei krafen quasi buoni come quelli di Ugetti a Bardonecchia, riferimento per me dei migliori krafen (solo i torinesi possono percepire il livello). Ma non solo krafen, dolci incredibili, biscottini per tea time deliziosissimi. E poi una terrazza con vista su Main street, pieno centro di Los Altos, dove tutto avviene!
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Voyageur du temps a Los Altos: da quando hanno aperto è diventato il posto in cui andare per un pranzo con amiche, per 4 chiacchiere in terrazza, o semplicemente per comperare il pane migliore della zona. Tappa intermedia di ogni mia settimanale camminata, benche' il caffe sia imbevibile! Traditional baguette ottima, così come croissant et pain au chocolats (a prezzi ridicoli... ma siamo pur sempre in Silicon Valley???)
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Zola a Palo Alto, pochi tavoli come piace a me in questo ristorantino francese pieno di charme...una terrine de campagne accompagnata da ottimo pane e un midollo al forno, mi hanno sempre restituito forze e sorriso, soprattutto in questo ultimo anno denso di eventi!
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Mademoiselle Colette a Menlo Park, basta chiudere gli occhi e di colpo ci si sente a Parigi, dolci buonissimi....
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Sweet green a Palo Alto, molto californian style questo posto di insalate anche customizzabili, per chi come me adora kale e quinoa, il posto in cui essere!
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Plumed horse a Saratoga, in assoluto il miglior ristorante della zona, un paio di stelle Michelin ampiamente meritate, un delirio grastronimico assoluto accompagnato da ottimi vini. Per noi il ricordo di qualche bel momento festeggiato in due o in cinque!
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Thaiphoon a Palo Alto la nostra mensa tailandese, uno di quei posti in cui ogni tanto devi ritornare perché il loro noodles green curry e il loro pad thai dopo un po´ ti mancano e devi assolutamnte riassaporarli.
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Chez TJ a Mountain View anche questo un po´ stellato Michelin,un posto dove andare in due solo e rigorosamente e assaporare ogni portata del menu fisso proposto.
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Sushi Tomi a Mountain View su Dana street, perché effettivamente è un vero giapponese, con veri sushi, freshissimo sashimi e tempura molto buona.
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Calafia a Palo Alto perché è stato il primo ristorante, quello della prima sera, quello dell´appena sbarcati, molto californiano, hanno hamburger versione chic e tonnellate di quinoa un po´ ovunque, unico neo uno dei locali più rumorosi della zona!!
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Evvia a Palo Alto, il ristorante greco della zona con la R maiuscola, con un polipo che vale il viaggio e l´attesa!(non semplice avere un tavolo all'ultimo momento)
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La Napoletana Pizzeria a Mountain View, l´unica pizzeria non italiana della zona, gestita da un greco che ha imparato a fare la pizza perfettamente. Un buco di locale con dieci tavoli ed una pizza sempre ottima: non ci ha mai deluso in 5 anni.
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Sam´s Chowder House ad Half Moon bay, non solo per la vista eccezionale e la bella strada per arrivarci, ma per i suoi calamari e carciofi fritti, e anche per le vongole che anche se non posso più mangiarle so che sono sempre buonissime!

Amber Dhara a Palo Alto, perché a noi la cucina indiana piace da sempre, anche da prima di vivere in India. Ristorante ottimo, indian nouvelle cuisine, tutto super ben presentato... e il dahl servito in versione radical chic mi piace un sacco.

Saravana Bahavan a Sunnyvale perché tra il precedente e questo sembranm passati due secoli di servizio in cucina, ma per noi è  una madeline di Proust, il ricordo dello stesso identico dove andavamo a mangiare i dosa a Chennai, stessi piatti di latta, stessi bicchieri di plasticona spessa, stessi sapori da chiudere gli occhi e immaginarci Ramesh che ci aspetta fuori... unica differenza qui ti danno la forchetta a Chennai era tutto con le mani. Ristorante vegetariano , of course, con solo indiani(infatti una delle prime volte con Chiara mi guardavano un po' interdetti)

Di ritroranti buoni e meno buoni questa zona e piena, tanti posti in cui abbiamo passato serate gradevoli e pranzi simpatici, posti da scoprire, più o meno chic e più o meno cari, locali austeri e altri più divertenti, cucine varie di orizzonti diversi, a volte fedeli al Paese d´origine, a volte mescolate in modo piacevole con le tendenze californiane dell´ultimo momento, una ricchezza di offerte da tutto il mondo che riflette la ricchezza stessa di questa valle multiculturale anche a tavola!!
Buon appetito