martedì 17 ottobre 2017

Domani

Domani mi sveglierò un anno più vecchia. Questa sera poserò la testa sul cuscino sapendo che da domani dovrò pensarmi con un anno di più.
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Quando ero bambina, come tutti i bambini, vivevo l´attesa del mio compleanno come se fosse Natale, quella candelina nuova sulla torta mi faceva sentire importante. Adesso le candeline incominciano a pesare, sulla torta incominciano a dover trovare i loro spazi per poterci stare, ordinatamente, tutte. Non mi spaventa questo passare del tempo su di me. Non mi rende né felice né triste passare ad un  numero nuovo. Ho voglia di festeggiare comunque anche se non ho più vent´anni, tanto per sdrammatizzare. Non mi spaventa questo correre veloce degli anni, mi piace voltarmi indietro e sorridere a quella bambina che ero, all´adolescente che sono stata, alla giovane mamma che non sono più. Non mi fa paura guardare davanti e vedermi più vecchia, più stanca, più fragile, anche se a volte vorrei fermare il tempo e dire grazie, okay, va bene, fermiamolo qui, blocchiamo l´immagine sulla me di adesso. Geliamo il tutto, noi con le stesse forze ed energie, loro grandi ma ancora abbastanza dipendenti da noi. Qualcuno ancora davanti a proteggerci da quella sensazione di primo della fila che si ha quando pian piano quelli che ci hanno sempre protetto incominciano a prendere commiato da questo mondo. Non si ferma il tempo, non si può, e poi forse è anche bello andare avanti, la curiosità di vedere il domani, un nuovo sole che sorge, un inverno più freddo, una nuova vacanza.
Fa strano pensare che gli anni davanti rischiano di essere molti meno di quelli già trascorsi, lascia una sensazione un po´ spiazzante il pensiero di aver costruito un innumerevole numero di ricordi e di momenti di vita che rischiano, anche questi, di essere più numerosi dei futuri. Ma alla fine comunque si continua a camminare, a costruire, a inventarsi una vita, a renderla nuova, allegra stimolante, qualitativamente sempre migliore ....
Domani feseggerò, riceverò auguri, abbracci sorrisi. La mia mamma, come ogni anno, mi racconterà quelle ore prima della mia nascita, il suo giro del mercato con il pancione, l´incontro con la vicina. Sentirò le voci squillanti e lontane delle mie ragazze, le parole tenere della piccola di casa. Sorriderò davanti al mio primo caffé del mattino, brinderò con nuove amiche. Guarderò i prossimi 365 giorni davanti a me fino al prossimo compleanno, sperando che siano belli, intensi e pieni di sorprese come lo sono stati i  precedenti 17520!!!

venerdì 13 ottobre 2017

La forza devastante del fuoco

La California sta bruciando. Sono qui seduta nella mia nuova casa a Stoccolma e guardo immagini devastanti di un mondo che è stato il mio fino a pochi mesi fa. Per molti può sembrare lontano, ma quando un posto è stato casa, tutto prende dimensioni diverse, succede così ogni volta che un terremoto tocca il Giappone, una catastrofe naturale colpisce l´India del sud, una bomba esplode in centro a Parigi... sono i miei mondi, sono con me e in me.
Un anno fa o poco più  ho recuperato Paolo all´aeroporto, rientrava proprio da Stoccolma e senza passare da casa siamo andati dritti a Napa, ci aspettavano degli amici per un week end all´insegna della degustazioni di ottimi vini, immersi negli splendidi paesaggi che quella regione unica al mondo sapeva offrire. Fu una delle prime occasioni in cui parlammo della possibilità di rientrare in Europa e trasferirci in Svezia. Sorseggiammo ottime bottiglie intorno ad una spelndida piscina con vista su chilometriche file di ordinati vigneti.
Tutto è andato in fumo, in poche ore di quel meraviglioso posto non è rimasto più nulla, così come non è rimasto più nulla di villaggi interi.
Vedo immagini di devastazioni che sembrano surrealiste, quartieri interi rasi al suolo, rimangono le strade a indicare un mondo che fino a pochi giorni fa era vita. La gente ha perso tutto, non solo la casa, anche il mondo nel quale era abituata a vivere. Non esistono più i vicini, la scuola, il supermercato.
Penso al mio quartiere a Los Altos, alla mia via tranquilla, il liceo alle spalle, le risate dei bambini nelle case accanto alla nostra. rivedo il gatto accovacciato sulla staccionata, la mia macchina parcheggiata davanti, le bici delle ragazze appoggiate al muro. Un quartiere tipico di ricca cittadina californiana, di quelle che hanno storie vecchie di 50 anni e ne vanno fiere. Un quartiere proprio come quelli che vedo adesso ridotti a cenere. Sono incredula. Siamo fragili di fronte a questa forza devastante. La vita stessa è fragile. Fa paura e fa riflettere.




mercoledì 11 ottobre 2017

Jag heter Giulietta, jag talar svenska!

Uno dei grossi challenge degli expat è la lingua. In un certo senso noi italiani siamo fortunati, non abbiamo aspettative da questo punto di vista, ovunque andremo saremo immersi in una nuova lingua. Certo il nostro sistema scolastico, adesso come ai miei tempi, non è veramente predisposto ad insegnare le lingue come si deve, per cui il grande sforzo rimane spesso da fare.
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Io sono stata fortunata, ho vissuto prima in un Paese francofono e conoscendo perfettamente la lingua ho diminuito di molto le difficoltà dell´impatto, potevo comunicare senza problemi e dovevo solo concentrarmi sul resto (cultura diversa, meccanismi diversi, che poi per me andavano insieme all´essere diventati famiglia con tutti i challenge che ne conseguono). Comunque non ho avuto problemi nel contatto e nell´organizzazione della nostra vita nei nostri anni francesi e di questo devo ringraziare un padre constante nel continuare a trasmettere a noi figlie la sua lingua.
La situazione è completamente cambiata quando ci siamo trasferiti in Giappone. Molto rapidamente ho capito che con inglese e francese non sarei andata molto lontano. I giapponesi non sono molto dotati per le lingue, devo anche dire che la struttura della loro è talmente diversa dalle nostre, che non mi ha mai sorpresa la loro reale difficoltà a parlare inglese. Sono pochissimi i giapponesi che veramente masticano la lingua di Shakespeare, e ancor meno quelli che osano utilizzarla: questo osare esprimersi in una lingua diversa uscendo dalle loro zone di confort comunicativo, spiazza i tre quarti dei giappponesi, che, si sa, regolano in modo molto codificato tutte le loro relazioni sociali, e trovarsi a doverle mantenere in una lingua che non maneggiano in modo disteso, li spiazza.
È stato in Giappone che ho dovuto veramente rimettermi sui banchi e provarci. Avrei potuto sopravvivere senza una parola di giappponese, certo, anche perché ero immersa in un ambiente internazionale, alternando francese e inglese e le poche amiche giapponesi parlavano un inglese perfetto (le rare eccezioni, erano quelle che gli stranieri li andavano a cercare). È stata durissima. Credo che il grosso problema fosse appunto il limitato uso del giapponese al di fuori della mia lezione. A parte comprare il pane e dare due dritte al taxi, non andavo mai oltre.
La lingua è ardua, ma non impossibile, Paolo lui è riuscito a impararla benino, ma la differenza tra noi due era che lui era immerso in un ambiente giapponese al 100% dal mattino alla sera, e alla fin fine per lui masticare un discreto giapponese era una questione di sopravvivenza.
Tornassi indietro farei diversamente e mi impegnerei molto di più... facile dirlo a posteriori, ci si dimentica in fretta di quante cose ci siano da fare con tre bambini in casa, della logistica che ne consegue, soprattutto che a Tokyo ho avuto l´ambizione di portare avanti il mio lavoro e il tutto lasciava poco tempo per veramente dedicarmi a kanji e compagnia.
Il risultato è che a distanza di 10 anni ho fatto tabula rasa e in testa mi sono rimaste solo quelle pochissime espressioni che sono entrate a far parte del nostro lessico famigliare ed ogni tanto ascoltando stralci di conversazioni in giappponese colgo parole sparse qua e là che mi fanno sorridere.
Comunque così è andata. Nelle tappe successive francese e inglese sono stati nuovamente dominanti, ho mantenuto vivace la prima lingua e costantemente migliorato la seconda, soprattutto formando il mio orecchio ad accenti diversi e a tutte le loro sfumature, dall´indiano alle diverse pronunce americane (alcune ancora un po´ ostiche, l´ammetto).
A questo punto arriviamo in Svezia. Qui l´inglese è ovunque, o meglio è nella bocca di tutti ma non su carta e indicazioni varie. Beh ovvio la lingua ufficiale è lo svedese, nessuno penserebbe mai di trovare indicazioni in inglese in Italia, lo stesso succede a Stoccolma, con l´enorme differenza che se a Torino trovare un autista di bus che ti risponde in inglese impeccabile, credo sia missione impossibile, qui è assolutamente normale.
Studiano l´inglese fin da piccolissimi, i film sono in lingua originale, questo aiuta.
E questo allevia sicuramente la vita di noi expat, possiamo tranquillamente adagiarci nel nostro piccolo confort linguistico senza tuffarci a capofitto in una lingua, che, francamente, una volta uscita dai confini svedesi non serve a nulla.
In questi due mesi mi sono però resa conto che certo  tutti parlano inglese, ma che il mondo qui gira in svedese. Il primo approccio con le persone (al di fuori degli stranieri come noi) sarà in svedese sempre perché nessuno guardandoci in faccia capirà subito che svedesi non siamo. Per me questo è comunque spiazzante ... aggiungo poi il fatto che tutto dai giornali, alle etichette dei prodotti, alla segnaletica è in svedese, ho abbastanza input per dirmi che una base di lingua locale è assolutamente necessaria....
Detto fatto, eccomi di nuovo con un libro di lingua astrusa in mano, eccomi a memorizzare verbi nuovi, cercando mezzi mnemotecnici per facilitare il tutto ( esercizio divertente!).
Di primo acchito la lingua sembra ardua, anche se l´indubbio vantaggio che utilizzino il nostro alfabeto, aiuta già. La cosa che mi sembra più difficile è la pronuncia, qui la lunghezza della vocale può cambiare il senso completo di ciò che vuoi dire.
La grammatica sembra molto meno complessa dell´italiana, il che facilita le cose.
Ci sono appigli con l´inglese, il tedesco (che ho studiato un anno e di cui non ricordo nulla, ma a sufficienza per qualche magro reminder), il francese, qualche origine latina, insomma un bel mix.
Non sarà semplice, mi sono data degli obiettivi, che non svelo... un po´ per poter sorprendere tutti ci riuscissi, un po´ per non fare una pessima figura gettassi la spugna.
Di una cosa sono contenta, imparare un´altra lingua è un ottimo esercizio per mantener viva la memoria e far funzionare certi pigri neuroni, a questo aggiungo il fatto che per me la cultura di un Paese va di pari passo con la cultura che la veicola, e visto che vivere in un Paese vuol dire prenetarlo al 100%, beh attraverso la lingua faccio passi da gigante: avete mai pensato a quanto ci dice il modo stesso di sistemare le parole all´interno di una frase rispetto alla cultura che c´è alle spalle, al modo di funzionare dei suoi abitanti? molto!!
Bei intanto jag studerar Svenska e lo faccio perché jag bor i Sverige e mi sembra il minimo!!

domenica 8 ottobre 2017

Lo shock culturale? Ci si abitua....è questione di esercizio!

Lo shock culturale è vero, reale, esiste. Vivendo all´estero non dobbiamo mai dimenticare che un Paese è fatto per far vivere bene i suoi abitanti, è ritagliato su di essi, e non è fatto per noi stranieri, che dobbiamo umilmente adeguarci. Ovviamente l´accettazione della differenza non rende lo shock culturale meno forte, ma di sicuro lo rende accettattabile!

                               
dalla follia nipponica alla miseria indiana, dalle ordinatissime scolarette giapponesi alle folkloristiche mucche che si nutrono di quel che c´è: questo è shock....

Ma lo shoch culturale esiste sempre e ci assala ovunque con la stessa violenta intensità? Non credo.
Da un lato non tutti i Paesi ci accolgono con differenze tali da far oscillare le nostre quotidiane abitudini, ma soprattutto come in tutto nella vita degli expat è questione di esercizio.
Alle differenze ci si abitua man mano che gli anni passano e i Paesi si accumulano, noi con l´esperienza diventiamo da un lato più tolleranti e dall´altro siamo meno sensibili a quello che forse agli inizi del nostro percorso di vita all´estero subito ci balzava agli occhi seguito da un questi son pazzi.
Questo non vuol dire non stupirsi più, ma stupirsi in modo diverso senza necessariamente faticare dopo lo stupore ad accettare ciò che ne consegue.
L´altra sera qualcuno mi ha detto, sentendo che eravamo dei nuovi arrivati, ¨ eh qui  lo shock culturale è notevole, come va?¨... l´ho guardato un po´ stupita e candidamente ho risposto ¨ non trovo che ci sia nessuno shock culturale a vivere in Svezia¨.
Può sembrare arrogante, ma non lo è.
Lì per lì ho pensato, accidenti perché dovrebbe essercene uno che sono europa e qui di Europa si tratta. Ma anche il mio interlocutore era europeo, e se lui arrivando qui aveva in un certo modo percepito un forte shock, vuole forse dire che noi dopo 20 anni e più in giro e all´attivo Paesi nettamente più distanti culturalmente, ci abbiamo un po´ fatto il callo e abbiamo alzato non di poco il nostro livello di allerta alla differenza.
L´esperienza aiuta, ne sono sicura, ad approcciare al meglio ciò che di assolutamente agli antipodi dal nostro originario modo di pensare, ci si pone davanti. Oltre all´esperienza poi, sicuramente, il bagaglio culturale che avevamo alla partenza, i primi tempi in giro per il mondo, si è arricchito con materiale che non ha nulla a che vedere con la nostra cultura d´ origine, rendendoci nettamente diversi dalle persone che hanno preso il volo per la prima volta anni e anni prima. C´è stato un accumularsi di culture diverse che mischiandosi insieme ci hanno portato ad una percezione nuova delle differenze, attenuando shock culturali e ciò che ne consegue.
Forse fossi arrivata a Stoccolma 20 anni fa tante cose ¨diverse¨ mi avrebbero colpito, proprio perché agli inizi del mio itinerare e ancora impregnata solo della mia cultura di origine, pur aperta e pronta ad assoribire, ma non ancora miscuglio effervescente di culture diverse.
Forse non avessi avuto alle spalle Paesi come l´India e il Giappone, il mondo occidentale mi sembrerebbe più ricco di nuances culturali pronte a stupirmi di quel che, invece, in realtà, mi appare.
Non lasciatevi travolgere dallo shock, anzi rigiratelo in positivo come estremo arricchimento e soprattutto ottima palestra per poi assimilare meglio gli shock successivi.
Girare il mondo è un arricchimento continuo che passa anche attraverso mille terromoti intimi che ci portano ad essere molto diversi dalle persone che eravamo alla partenza, non migliori o peggiori, ma diversi, forgiati con la differenza che ogni volta ci ha fatto strabuzzare un po´ gli occhi e battere forte il cuore!
poi ci si abitua e ci si gode lo spettacolo


giovedì 5 ottobre 2017

Scena odierna: il medico della mutua versione svedese.

Scena odierna Giulietta alla ricerca del medico
Ambiente: tranquillo quartiere del centro di Stoccolma, rumore di macchine e autobus in sottofondo.
Interno: immobile moderno senza segni particolari.
La nostra protagonista è vestita sportiva. Ha appena terminato la lezione di pilates. A passo svelto si avvia verso l´edificio sopracitato, camminando nel sempre sopracitato quartiere tranquillo.
In mano il foglietto con i numeri magici che aprono tutte le porte per una serena vita svedese : i person number (beh si in Italia abbiamo il codice fiscale, in US il social security number,in Francia la fattura EDF, no scherzo, il numero di securité social... qui uguale e senza sei un entita priva di esistenza).
La protagonita ha preso la decisione, oggi è il giorno in cui la famiglia, o quel che resta di essa, si iscrive al servizio medico per avere il medico, che un italiano definirebbe di base e un americano un family doctor.
La protagonista ha passato notti insonni a rigirarsi nel letto e convincersi che era il momento di abbandonare l´adorato medico statunitense che ormai dati i 10000 chilometri di distanza poteva essere di poco aiuto, e sostituirlo se non nel cuore ma nella praticità. Anche perché qui pare che i virus svedesi, dei quali siamo del tutto digiuni, abbiano già indossato abiti da combattimento e sa che non scamperanno a nulla, proprio nulla.
La protagonista è convinta, oggi è il giorno.
Varca la porta dell´edificio con un po´ di inquitudine, come sempre quando si vive un´esperienza nuova, poi pensa sempre a quando ha varcato porte analoghe in India e sa che nulla potrà essere peggio.
Si avvicina pian pian a quello che d´istinto sembra un ufficio informazioni, ovviamente le indicazioni sono in svedese ed essendo il primo corso di svedese della nostra protagonista domani, il suo livello diciamo è quello del catalogo ikea.
Come sempre poi nessun problema la gentile signora delle informazioni parla, come tutti, un inglese fluente e con un grande sorriso tende alla nostra eroina i moduli per la registrazione.... che sono rigorosamente in svedese, ovviamente non pensava fossero in un´altra lingua... ma si  sa la speranza è sempre l´ultima ha morire. Google translate fa il suo dovere e nel giro di qualche ora i moduli sono compilati (si sbaglia un paio di volte soltanto, strappa, cancella, cambia ordine delle parole).
Con i moduli viene mandata all´unidicesimo piano, lì si trova il reame dei medici di famiglia.
La folla davanti ai due ascensori è sempre più numerosa, dopo 10 minuti di attesa, capisce che il viaggio fino all´undicesimo piano sarà lungo e avventuroso. Sarebbe anche salita a piedi ma è un po´ persa tra i mille cartelli e non sapendo quale indichi le scale sta tranquilla ad attendere l´hiss ( questa sul catalogo Ikea non c´è ma deriva dal vantaggio di averne uno nell´edificio in cui abita. Tecnica mnemonica per ricordare il nome : mi isso fino a casa.... Hiss)
Solo salendo in ascensore capisce il perché di cotanta lentezza, l´ascensore non solo si ferma ad ogni piano, ma dopo ogni apertura porte ci mette una vita a richiuderle perché c´è sempre un benedetto utilizzatore, in questo caso signora anziana incerta sul da farsi, che  rimane incantato davanti ai sensori. Il viaggio è lungo e la protagonista è un po´ tesa... non conoscendo i numeri fissa allucinata i numerini che si affiggono sul quadro di comando.... ansiosa di veder apparire l´11 (lei sa solo riconoscere  il terzo piano nella voce suadente del suo ascensore). Fin qui tutto bene, se gli altri viaggiatori non si mettessero tutti a chiacchierare tra di loro, ridendo e scherzando e guardandola, mentre lei per avere l´aria relax accenna anche un sorriso come se capisse.... dentro è un groviglio di punti interrogativi alternati a dei ma dove sono capitata formato gigante.
Finalmente le porte si aprono al piano desiderato, ma non è finita, la segnaletica è ovvimente anche qui in svedese stretto, non è che salendo nei piani ci si guadagni un tuffo nell´inglese, no no.
La segretaria non è al suo posto, ci sono cartelli ovunque e con molta nonchalance l´eroina sguaina il suo iphone ultimo modello e apre la santa applicazione google translate che punta in modo convulso sui vari cartelli per capire a grandi linee se alla maniera indiana la segretaria è partita in pausa caffé (che si chiama Fika, ma ne parliamo un´altra volta, e non non è per nulla volgare) e ritornerà forse un giorno, o è semplicemente andata a fare la pipì e torna subito...
Il resto poi fila liscio, la segretaria arriva (faceva solo pipì)  quel che resta dell´allegra famigliola è registrato e come per magia il Dottor Pincopallino diventa il loro nuovo medico di famiglia... per prendere un appuntamento, beh questa è un´altra storia, lo potrà fare solo tra le 8:30 e le 9:15, quindi per oggi niente da fare, ritenta sarai più fortunato....
e non ditemi che l´inglese proprio non serve, eh????


martedì 3 ottobre 2017

Tutti quei preconcetti sul bilinguismo da sfatare.

¨Il bilinguismo spaventa. Il trilinguismo non ne parliamo. Le paure sono molteplici, all´inizio la paura che i bambini non imparino la nuova lingua, successivamente la paura che dimentichino la lingua madre.[...] un bambino bilingue ha molta più facilità nell´apprendimento delle lingue successive e la conoscenza di una lingua seconda aiuta al consolidamento di quella materna¨ (Manuale pratico dell´espatrio, capitolo 3 Espatriare in famiglia)

Gli studi sul bilinguismo sono molteplici e gli aspetti positivi vengono ripetutamente messi in evidenza, ma nonostante tutto le paure sono presenti in molti genitori e certe idee radicate fanno fatica a  essere superate.
I bambini con più di una lingua parlano più tardi.
Falso, I bambini parlano tardi o presto indipendentemente dal numero di lingue alle quali sono sottoposti e spesso agli stimoli che ne conseguono. Ci sono bambini monolingua che fino a tre anni non mettono tre parole di fila e bambini con più lingue che fanno discorsi complessi prima di soffiare la seconda candelina.
Federica ha fatto la sua prima idea di frase a neanche 10 mesi, a 15(mesi) parlava molto bene e questo nonostante più di una lingua.
Si può parlare di bilinguismo solo se una lingua è acquisita dalla nascita.
Falso. Il bilinguismo non è solo questione di lingua ma anche di immersione nella cultura da essa veicolata, solo immergendosi veramente in essa un bambino diventerà bilingue, nella sua testa la lingua diventerà puro istinto e con essa tutti quei codici di comportamento sociale che ad essa sono legati. Se dai 7 anni ci si trasferisce in un nuovo Paese e si vive completamente immersi nella sua cultura, il bilinguismo sarà perfetto.
Le mie figlie hanno avuto il francese dalla nascita, e l´inglese introdotto abbastanza rapidamente come lingua più passiva e attiva dal momento in cui siamo arrivati in Giappone, ma sicuramente l´inglese-americano è stato assimilato in tutte le sfumature quando la scuola è diventata in inglese al 100% e adesso direi cha ha preso il sopravvento
Imparare una lingua da piccolissimi non è garanzia di mantenerla nel tempo.
Vero. Si dice che una lingua sia acquisita e metabolizzata nel momento in cui si impara a leggere e a scrivere.
Camilla a tre anni faceva il verso alle giapponesi quando istericamente le accarezzavano il capello biondo oro... rispondeva a tono con prefetto accento giapponese, giocava ai playmobil in giapponese, soprattitto dopo i week end di sci, chissà dov´è finito quel giapponese, in qualche angolo remoto della sua testolina...
La lingua madre diventa automaticamente secondaria.
si e no, nel senso che io non chiedo alle mie figlie di contare in italiano quando so che per loro il contare è automatico in un´altra lingua, così come non pretendo che spontaneamente mi raccontino la loro giornata scolastica in una lingua, cioè la mia, in cui non si è svolta. Ci vuole un po´ di elasticità da parte dei genitori, anche per noi adulti che viviamo e lavoriamo all´estero può essere difficile raccontare il nostro lavoro nella nostra lingua, proprio perché lo viviamo in un´altra.
Noi ripetiamo insistentemente che ci dicano le cose in italiano... lo faremo sempre....
Il linguaggio è meno ricco.
Falso. Un bambino di due anni che parla due o tre lingue può avere un´ottima proprietà di linguaggio, con un linguaggio ricercato, non in tutte le lingue contemporaneamente, ma nella somma di esse e legata ai diversi ambiti di utilizzo di ciascuna: gioco a nascondino in italiano: conto in italiano. Leggo le storie in francese: conoscerò le parole legate a quella trama in francese. Guardo un film in inglese: ne memorizzerò le parole in inglese.
Qui avrei tanti esempi.... a volte sono rimasta basita dalla ricercatezza di linguaggio, e da come di colpo le stesse cose dette in un´altra lingua diventassero molto più basic.
Meglio lasciar perdere le lingue precedenti e conncentrarsi sulla nuova
Falso. E qui ci sono ancora tante esitazioni, ho incrociato genitori che spinti da insegnanti ignoranti in materia, hanno smesso di parlare la loro lingua per paura che i bambini non assimilassero la nuova, e cosa peggiore rivolgendosi ai bambini in una lingua che non è la loro, in modo molto innaturale.
Mai cedere a queste pressioni, il bilinguismo è solo positivo e questo anche se i bambini hanno delle difficoltà di apprendimento. Molti studi dimostrano infatti che l´introduzione di una lingua nuova può aiutare ad assimilare meglio quella madre.
Noi il giapponese l´abbiamo abbandonato, io in primis, e adesso me ne pento... però quando siamo passati completamente al sistema americano, abbiamo voluto che continuassero a scirvere e leggere anche in francese.
I ragazzi mescolano le lingue
Vero. Si mescolano che è un piacere. Le mie incominciano una frase in francese, la finiscono in inglese e nel mezzo ci mettono l´italiano, ma il tutto con logica e naturalezza, e solo con noi, perché sanno che possono fare e sanno che noi possiamo capirle. In contesti monolingua non lo farebbero mai.
A me questa ginnastica ha sempre affascinato, questo passaggio naturale da un idioma ad un altro come se nulla fosse, questo essersi appropriate in modo talmente radicato di lingue diverse da renderle un tutt´uno.
Non scriveranno mai correttamente in una lingua (spesso quella madre) in cui non studiano
Vero fino ad un certo punto. Da giovanissimi è chiaro che si, ed è nostro dovere di genitori se se ne ha l´occasione di correggerli li dove sbagliano, ma senza stress, non sottoponendoli a tour de force e improvvisandoci insegnanti, semplicemente in modo naturale.... io ad un sms in italiano dove manca una doppia o un ´acca, rispondo sempre con un SMS di ritorno in cui correggo l´errore...a forza di ripetere. Da grandi poi, una volta che avranno acquisito sicurezza nella lingua di scuola, allora pian piano saranno in grado di correggersi da soli e il livello sarà alla fine più che accettabile.
Mio figlio si stressa per la nuova lingua.
I bambini, in linea generale, soprattutto se prima dei 7/8 anni, cioè del momento in cui imparano il concetto di regola grammaticale nella loro lingua materna, non si fanno troppe domande, e infatti rapidamente imparano, proprio perché lo fanno con la mente libera da sturtture mentali già precostituite. La nuova lingua si sopvrappone senza stress e viene assimilata senza che se ne accorgano. Lo stress lo comunicano i genitori, che trasferiscono le loro paure, convinti che i figli riscontreranno difficoltà enormi. A fin di bene si mettono nei panni dei bambini, ma non possono farlo perché noi adulti abbiamo un rapporto meno naturale con l´apprendimento.

Il modo migliore per affrontare lingue nuove che si sommano alle vecchie, così come le nuove culture, è farlo senza ansia da prestaione, e consci che i tempi possono essere diversi a seconda dell´età (a 3 anni, 6 mesi in immersione totale valgono 10 anni per un 40enne!!! scherzo). Affrontiamo ogni tappa in modo rilassato, senza angosciarci per tutto, apprendimento della nuova lingua, mantenimento della lingua madre, eventuale mantenimento di quelle apprese in precedenza: in un groviglio linguistico i bambini ne escono sempre vincenti, e noi adulti godiamoci i benefici che questa babele ha sui nostri fanciulli

In principio non sono per letture teoriche ma più per l´osservazione sul campo,  questi libri possono però dare qualche chiave di lettura per capire meglio passaggi e sfide:

Barbara Abdhelilah- Bauer Le défi des enfants bilingue, ed La decouverte, interessanti spunti sui diversi tipi di bilinguismo. In francese.
Erika Hoff, Childhood Bilingualism, Multilingual Matters, inglese.
Homel, Palij, Childhood Bilinguism: Aspects of being bilingual, inglese/
America Speech Language Heritage Association, The Advantage of Being Bilingual, inglese.
Contento Carocci, Crescere nel bilinguismo. Aspetti cognitivi, linguistici ed emotivi, italiano.
C. Bettoni, Usare un´altra lingua. Guida alla pragmatica interculturale, Laterza, italiano.


domenica 1 ottobre 2017

Ma quale Paese ti è piaciuto di più?

Una delle domande più gettonate che mi vengono fatte è quale Paese in cui hai vissuto ti è piaciuto di più. Rispondo sempre con un sorriso e esordendo con un è difficile, ogni Paese corrisponde ad una fase della nostra vita ed è stato perfetto in quel preciso momento, per noi come persone e come famiglia. Non ho mai stilato classifiche, ogni Paese mi è piaciuto con pregi e difetti, con le sue incongruenze e difficoltà, con la profondità di ciò che aveva da offrirci e con il calore con il quale ci ha accolti.
Diciamo che uno dei mie pregi è l'entusiasmo nell'affrontare un nuovo spostamento, credo veramente che potrei andare ovunque e cercare di farmelo piacere, però certo in 20 anni ho avuto anch'io i miei momenti più complicati, in cui mi sono chiesta chi ce l'ha fatto fare, in cui le domande si sono presentate a raffica nella mia teste sul perché caspita ci fossimo imbarcati di nuovo in un'avventura tutta da costruire.
Facciamo parte di una categoria di espatriati che non riescono a decidere, per il momento, di fermarsi, e che trovano nel loro piccolo nucleo familiare le energie necessarie per proseguire nel nuovo giro di giostra. Ci sono quelli che una volta i figli grandicelli decidono di dar loro un'a vita più stabile, posando le valigie. Ce ne sono altri che sognano tutto il tempo di installarsi da qualche parte e chiamarla casa o di ritornare alle proprie radici. Noi abbiamo deciso di andare avanti e credo che la ricchezza di quello che ogni Paese e città in cui abbiamo vissuto ci ha dato, ci abbia aiutato a costruire solide ali con le quali volare, come se oceani e montagne non fossero barriere.
Ma allora cos'è stato il bello di ogni Paese, qual'è stata la forza del primo impatto, cosa ha lasciato in noi?
Parigi, la Francia, e li tutto incominciò! È stato il punto in cui ci siamo ricongiunti, dopo anni separati, Paolo a Londra prima e a già a Parigi poi, io in Italia. Parigi è stata casa, la nostra prima vera casa insieme, a Parigi siamo diventati famiglia è già questo di per sé la renderà per sempre uno posto speciale.
Ma Parigi non è stata facile al primo impatto, Parigi anzi è stata la mia scuola, il duro terreno scontrandomi con il quale sono diventata expat. Parigi è stupenda, ma complicata. I parigini lo sono, non facili al contatto, non sempre aperti verso chi non fa parte delle loro abitudini. Parigi mi ha insegnato ad osare, a buttarmi, a tuffarmi nelle relazioni anche se mi sembravano muri immensi. Parigi mi ha fatta piangere, perché all'inizio sei solo e perso, ma mi ha insegnato a contare solo su di me e su di noi. Ho amato le mie passeggiate lungo la Senna, perdermi nelle strade, scoprire angoli speciali, una manetta di pochi mesi al caldo nel marsupio, la mia forza. Ho contemplato la Senna e la grandeur di strade e piazze, c´è un po´ di Parigi sempre in me, nei miei pensieri.
Perché dovreste trasferirvi a Parigi?
perché è una città stupenda e culturalmente molto vivace, abbastanza vicina all´Italia da potervi ossigenare quando ne avete voglia, come primo espatrio tutto sommato semplice.
Poi c'è stata la Normandia, la vita campestre che giustamente temevo.Se Parigi è stata dura, la Normandia è stato un campo di battaglia, uno di quelli tosti in cui applicare tutte le regole del buon soldatino per farsi largo e ricreare un mondo. Ho imparato la solitudine all'inizio, e per me animale sociale, era la prova peggiore. Ho tirato fuori trucchi e astuzie per uscirne fuori, e c'è l'ho fatta a testa alta. E ci ho lasciato il cuore oltre a delle amicizie stupende che ci sono sempre. Ho amato i campi verdi e bagnati di rugiada, ho amato la foresta dei cavallini dove le bambinette che erano sgranavano gli occhi di gioia, ho amato il parco lungo la Senna dove sembrava di essere in vacanza. Ho amato il mercato, passeggiare tra i banchi, fermarmi a chiacchierare. Ho amato quello che ho costruito che mi ha fatto crescere e dato energie e forza per il passaggio successivo. La Normandia è stata perfetta per la nostra giovane famiglia in crescita, per quel l'aria facile da respirare anche sotto la pioggia continua.
la nostra vecchia piscina lungo la Senna trasformata in fontana.

Perché vivere in Normandia? se amate la natura è il posto giusto, Rouen è una città vivace che offre tutto e se avete voglia di parigi, Parigi è a due passi. Con dei bambini piccoli la vita è sicuramente più semplice e meno costosa che nella capitale
Tokyo, Giappone, veramente dall´altra parte del mondo. Primo impatto indimenticabile, cercavo disperatamente una via, uno scorcio senza fili elettrici deturpanti, l'ho trovata talmente orrenda da diventare intrigante. E quanto l'ho amata dalla prima passeggiata nel caldo umido di quella fine agosto, spingendo a fatica il passeggino di Camilla lungo Otsuma-dori alla ricerca del supermercato. Mamma guarda è quello c'è la mucca come ha detto papà. Trovato! Tokyo è stata perfetta, talmente facile da vivere da sembrare quasi finta. Tokyo tentacolare ma paesino, Tokyo con 30 milioni di ordinati abitanti e cinquenni che vanno in bici in tutta sicurezza. 
una cultura secolare
 Tokyo è stato rendermi conto di essere straniera, l'impossibilità di capire, lo sguardo incuriosito delle composte mamme giapponese con i loro figli unici perfetti e puliti, e io con un trio di donnine con le bocche sporche e i nasini colanti, con gli occhi curiosi e sorpresi di fronte a questo mondo da scoprire. Ho imparato tantissimo nei mie anni giapponesi, ho imparato a sopportare distanze enormi, a sorridere di fronte a cose sconosciute, a dormire su scomodi futon e mangiare seppie crude appena sveglia. Ho imparato a guardare in modo diverso i dettagli, a non soffermarmi sul quadro d'insieme ma sul dettaglio. 
Tokyo super moderna
Per questo Tokyo mi è piaciuta, se la guardi dettaglio dopo dettaglio è la città più bella del mondo, nel quadro d'insieme ci sono sempre fili elettrici orrendi ovunque. Ho amato anche loro. Il Giappone è stato il posto giusto al momento giusto, bambine abbastanza piccole per approfittare della facilità di essere bambini in un mondo in cui il fanciullo regna sovrano, ma anche abbastanza grandi per poter assimilare molto di questa cultura che ci portiamo sempre preziosamente dietro

Fuji-san
Perché Tokyo? perché è la città più bella del mondo, perché la cultura è profondissima e estremamente interessante, perché tutto è moderno ma nel moderno c´è sempre un tocco di antico. Città super sicura, super pulita, super genitle, una tale somma di superlativi da farvi dimenticare le ore di volo e di fuso per rientrare in Europa.
Chennai, India del sud. L'altra faccia del mondo come l'ho sempre chiamata. Non poteva cascar meglio dopo il Giappone, la giusta successione, il bianco e il nero, l´asettico e il caotico, il delicato e lo speziato. Avrei potuto odiarla proprio perché rappresentava tutto quello che Tokyo non era e no sarà mai. Proprio questo mi è piaciuto dall'inizio, scoprire gli antipodi rispetto a quello in cui avevo vissuto per tre anni. Caos, sporcizia, traffico, puzza, rumore, bestie e umani che si mischiano, vita di strada senza regole, caldo intenso, umidità. Tutto mi è balzato agli occhi e da subito mi sono detta mi piace. È stata la mia grande scuola di vita. Il sorriso degli indiani, i più poveri, mi ha insegnato cosa vuol dire accontentarsi, godere di ciò che si ha, senza volere di più, di meglio. 
sporcizia....
I nostri occhi hanno visto realtà durissime, e anche il rifugiarci poi tra le nostre comode quattro mura, non ci ha mai del tutto liberati da ciò che vedevamo fuori dal finestrino, da ciò che ci balzava agli occhi camminando sulla sabbia sporca, da quello che incrociavamo cercando di camminare su marciapiedi inesistenti. Ci ha resi più forti come persone e come famiglia, in un momento in cui le nostre ragazze pur nell'ingenuità dei loro anni avevano la capacità di capire che stavamo vivendo qualcosa di straordinario. 
mercato del pesce di Pondicherry
L'India ce la portiamo dietro ogni giorno nel nostro modo di agire e di affrontare la vita, è anche le scelte quotidiane.

spiaggia di Chennai
Perché espatriare a Chennai? Perché se avete voglia di tuffarmi veramente nella differenza è il posto giusto. Perché tutto cambia talmente in fretta da vivere veramente trasformazioni importanti. perché se anche la vita moderna sta prendendo il sopravvento, convive ancora un misto di vita d´altri tempi. Perché ogni giorno quando uscite di casa avete qualcosa da scoprire.
Saint Germain en Laye, Francia, ritorno in Francia. Cittadina ricca e splendida alle porte di Parigi. L'abbiamo scelta perché estremamente internazionale, ed era quello di cui avevamo bisogno rientrando in Europa da due esperienze asiatiche. Non è statale facile, non lo è mai ritornare in un Paese conosciuto, abbiamo l'illusione di sapere già tutto è in fretta ci scontriamo con il tempo che, inesorabilmente, passando ci ha cambiati e resi diversi, con le esperienze che non c'è lo faranno più vivere come prima. Così di colpo ti ritrovi a cercare il tuo posto quando davi tutto per scontato, e nello stesso tempo senti meno l'eccitazione della scoperta pura. Ma anche Saint Germain ha lasciato il segno, con la sua bellezza da mini Parigi, con le mille lingue che risuonano ad ogni angolo di strada, con la bellissima natura che le fa da contorno, con il suo liceo internazionale, scuola veramente unica.
Non è stato suffciente però per farci avere voglia di rimanere, mancava quell´adrenalina da scoperta che solo ti assale quando sei di fronto ad un mondo sconosciuto, non c´era l´eccitazione del nuovo della quale ci nutriamo ad ogni nuovo spostamento. Nonostante le amicizie stupende non mi sono mai sentita veramente bene, ho sempre pensato ad una tappa successiva, ho sempre pensato al nuovo volo, al nuovo atterraggio, lo stupore negli occhi.
parco di Saint Germain en Laye
Ma forse era il passaggio necessario per recuperare un po´ di vita europea prima di lanciarci nella tappa successiva.
Perché Saint Germain en Laye nei vostri programmi di espatrio? Perché è un ambiente internazionale alle porte di Parigi con una scuola unica dove vi troverete benissimo. Perché è una città bellissima e piena di storia con Paris a due passi.
Los Altos, Silicon Valley, California. Entusiasmo e paura. Primo impatto pessimo durante il nostro viaggio di ricognizione, quel mondo da telefilm americano mi eccitava ben poco. Macchine e pattumiere perfettamente allineate, belle case con giardini curati, stradoni senza storia, cittadine vecchie di 50 anni. Così all´inizio ho detto NO, non andremo in Silicon Valley, l´opzione non fa per me.... è bastata una notte di riflessione a rigirarmi nel letto per farmi dire che stavo sbagliando, che stavo buttando al vento un´occasione irripetibile, che le ragazze avevano l´età giusta per vivere in pieno la vita americana, e che pattumiere ordinate e macchinone parcheggiate non potevano farmi dire che non l´avrei amata questa valle dalla natura stupenda e dall´effervescenza unica. 
Beh ci ho messo poco ad innamorarmi anche di ciò che all´inizio mi lasciava perplessa,di ciò che mi faceva poco sognare... Credo che gli anni in Bay Area siano sati uno dei regali migliori che ci siamo fatti e che abbiamo fatto alle nostre fanciulle. Ci siamo regalati stimoli incredibili, incontri fantastici, tutto accompagnato da un´aria di innovazione pulsante. Hai voglia di fare in Silicon Valley, hai voglia di creare, inventare, curiosare. Ognuno di noi è andato via con un grosso bagaglio di esperienze ricche di energie. 
Non avremmo vissuto la Silicon Valley nello stesso modo con figli più piccoli, per me loro avevano l´età perfetta per godere in pieno di risorse e stimoli. Hanno avuto scuole fantastiche e a disposizione tantissima innovazione, ma hanno anche goduto di libertà perché era un posto tranquillo per crescere senza preoccupazioni, il tutto in un ambiente abbastanza protetto senza essere soffocante.
Perché la Silicon Valley? perché è un posto unico, l´effervescenza che esiste qui non la torverete altrove, perché qui si viaggia ad alta velocità e il progresso è già passato. Perché si inventa il mondo ed è fantastico far parte di questa innovazione. Perché ci si alza al mattino con le batterie caricate a mille e si va a letto la sera con la voglia di rifare il mondo.
E adesso di nuovo in Europa, Stoccolma, Svezia.
Due mesi esatti che il nostro aereo ha toccato la pista a Stoccolma Arlanda. Due mesi che questa città è diventata casa. Dal primo giorno mi ha lasciata a bocca aperta, bella, bellissima. Sono già partita e tornata tre volte in questi due mesi, e per me il primo ritorno, i primi ritorni, sono la prova del nove per vedere se la sento veramente mia, la mia nuova città. Tre volte in cui aprendo la porta di casa ho sorriso felice della mia scelta. Forse non fa ancora abbastanza freddo e buio troppo presto per incrinare il mio cuore innamorato di fornte a questo equilibrio perfetto di città e natura. Sento già che anche questa esperienza lascerà il segno. Sarà l´ultima in famiglia, Camilla prenderà il volo quasi sicuramente da qui tra tre anni. 

Perché una tappa di vita a Stoccolma? è troppo presto per tirare le somme, ma di sicuro perché saprà sorprendervi, perché è Europa ma con qualcosa di speciale.... 



Poi chissà dove ci porterà il cuore?

martedì 26 settembre 2017

Vita nel parco.

Stoccolma è una città fantastica (vabbé per ora sono nella fase totale di innamoramento, quella in cui vedo solo i pregi e nessun difetto... quando poi farà buio pesto condito da freddo glaciale, magari mi ricrederò). Le giornate stanno rapidamente accorciandosi e le temperatue sono decisamente in discesa, anche se gli ultimi due giorni abbiamo avuto un tempo primaverile piacevolissimo.

Comunque non voglio parlare del tempo, le occasioni saranno tante per lamentarmi online della neve che cade a fiocchi o del freddo gelido mai visto prima. Non voglio neppure parlare della città, almeno non in questo post. Voglio invece parlare di vita all´aria aperta, della vita nei parchi, di come che piova o tiri vento nessuno si ferma e limita le attività outdoor!
Certo per il momento a parte qualche giornata veramente freddina (ho comperato presa dal panico due cappelli, un paio di guanti ed una sciarpa... terrorizzata che fosse già giunto il momento di indossarli), le temperature non spingono ancora ad attività tipo copertina, divano e camino....e qui la pioggia leggera o da diluvio che sia non frena nessuno. Sarà anche che Stoccolma, mi è giunta voce, sia 1/3 città, 1/3 natura e 1/3 acqua.... beh di tutta questa natura che entra e si mescola alla città si deve pur approfittare. Lo svedese sta all´aria aperta e questo con qualsiasi tempo. La neve non spaventa, anzi la vita continua allo stesso modo, due cramponi sotto le scarpe e il jogging è assicurato lo stesso. Piove, no problem ci si bagna e poi ci si asciugherà.
Il parco è un vivace mondo dove dalle prime ore del giorno c´è vita. E questo mondo vario mi piace. Al parco vado a correre e faccio sport. Nei due casi osservo e quello che vedo è sano. Ci sono i bambini, microscopici con i loro pantaloni antipioggia e le giacchette colorate (anche quando fa bello la notte è umida e l´erba al mattino bagnata), saltano nelle pozzanghere se ce ne sono con i loro stivaletti, Arrivano in fila accompagnati dalle maestre, tenuti uniti da lunghi guinzagli, i più piccini su carretti o passeggini multi passeggero. Ci sono le persone anziane, molte passeggiano munite di bastoni da camminata, tipo bastoni da sci, alcuni spingono trespolini a rotelle per aiutarsi a mantenere l´equilibrio.
Si fermano sulle panchine e osservano. Chiacchierano, prendono gli ultimi raggi di sole accompagnati da badanti premurose. Ci sono le scolaresche che fanno sport, nell´aria si sentono fischietti che danno il ritmo, facce sorridenti e accaldate. Ci sono i cani e i loro proprietari, i primi si rincorrono, si annusano, i secondi parlano, ridono. Ci sono mamme e papà che spingono passeggini e stringono manine, in egual numero perché qui i papà e le mamme sono intercambiabili nella vita familiare e lavorativa. Ci sono gli sportivi che corrono, che fanno flessioni, che si allenano per chissà quale competizione. Ci sono io con il mio corso all´aria aperta, uguale a quello che facevo in una sala con l´aria condizionata a palla a Palo Alto, qui lo faccio a strati di cui mi libero esercizio dopo esercizio. Continuerò con la pioggia e con la neve che verrà dopo, adeguerò i miei vestiti e, nello stesso tempo, il mio entusiasmo, e osserverò sempre affascinta questo stare all´aria aperta... se penso che in California c´era chi con 15 gradi si chiudeva in casa con le calze e il plaid, e che a Chennai con 25 il nostro guardiano aveva passamontagna e gunti da sci.... è veramente una questione di abitudine .... come sarò io completamente assiderata o allegramente outdoor??? E ci sono i senzatetto che dormono nel prato coperti da strati di sacchi a pelo malconci, si sono costruiti case a ridosso di alberi, finché non farà troppo freddo da non resistere più saranno lì.

Ci sono i passanti che l´attraversano rapidamente, borse del computer a tracolla, telefonino acceso. C´è qualche scoiattolo che cerca gli ultimi sprazzi d´estate prima di rifugiarsi nel lungo letargo invernale. C´è vita nel parco in pieno centro di Stoccolma, c´è adesso con gli ultimi raggi di un sole sempre più tiepido e ci sarà quando la notte prenderà il sopravvento sul giorno e le temperature diventeranno glaciali.... e poi io rientrerò a casa e capirò finalmente il senso di avere una sauna dove rifugiarmi per riscaldarmi un po´ ... ma questa ve la racconto un´altra volta!



giovedì 21 settembre 2017

Infanzie diverse....

Oggi mi frulla in testa una piccola riflessione...
Io, chi mi conosce e chi mi segue sul blog, lo sa o lo ha capito, sono una persona estremamente postivia, vedo sempre il famoso bicchiere mezzo pieno e in questo nostro vagare in giro per il mondo vedo solo cose belle e postivie. Anche la distanza, i saluti, gli affetti lontani me li rigiro in positivo, trasformandoli in qualità dei rapporti anziché in quantità delle visite. Anche i Paesi duri, come l´India, li trasformo in avventure belle e solari. Credo che questo mi aiuti molto ad affrontare ogni nuovo passaggio con il giusto entusiasmo e con la buona dose di allegria necessaria.
Ogni tanto però mi fermo a riflettere.
Premetto che da mamma di adolescenti osservando le mie fanciulle vedo solo mille benefici in questo loro itinerare, si adattano, sono super aperte, vere cittadine del mondo, sanno affrontare situazioni insolite, sono a loro agio praticamente sempre. Globalmente ci è andata benone.
Penso però alla mia e alla loro infanzia e a volte mi dico che certe cose non le hanno vissute, non le vivranno mai e un po'mi dispiace. Nel senso, hanno avuto un infanzia fantastica, vivendo di qua e di la, conoscendo bambini di ogni provenienza, giocando in lingue diverse, osservando paesaggi sempre nuovi... ma con molti dei bambini incontrati, con molti degli amici del cuore, dei primi innamorati, beh si sono perse le tracce. Hanno fatto un pezzo di strada insieme e poi, beh ecco,le strade si sono divise ed ognuno è andato per conto suo ad incontrare altri bambini, a costruire nuove storie.
Io ho vissuto sempre nella stessa città, nello stesso quartiere, con gli stessi bambini, quelli dell´asilo ritrovati alle elementari, alle medie, a volte anche al liceo e poi magari nei corridoi dell´università... e li incontro ancora quei bambini diventati grandi, papà e mamme come me oggi.
Ecco le mie questo non ce l´hanno, in alcuni casi sono e siamo rimasti in contatto con amichetti di infanzia, ci vediamo, ci sentiamo, la sintonia è la stessa quando si ritrascorre del tempo insieme, quando si ritrovano fa piacere vedere che nonostante i chilomotri, i voli e i fusi, beh certe cose rimangono.... ma i percorsi per forza di cose hanno preso strade diverse, i ricordi comuni rimangono limitati a quegli anni li, e poi dopo ognuno ne ha cortuiti altri, con scenari molto ma molto diversi...
Beh ecco loro le amiche di infanzia che ho avuto io non le avranno nello stesso modo, non avranno camminato con loro sempre, mese dopo mese anno dopo anno.
Oggi una delle mie più care e vecchie amiche compie gli anni, mandandole un messaggio di auguri ho ripensato alle tante incredibili cose vissute, a quei pomeriggi infiniti di giochi, anno dopo anno, crescendo, quando rifacevamo il mondo nel cortile di casa, con una banda di bambini, poi diventati adolescenti e poi adulti. Io l´accompagnavo a scuola per mano, ero qualche anno più grande, e mi avevano dato questa immensa responsabilità che prendevo seriamente, mi sentivo grande stringendo la mano della mia amica nella mia... anche le mie ragazze hanno tenuto per mano amichette, percorrendo strade diverse in Paesi lontani, ma poi per forza di cose quelle mani si sono staccate, ne hanno strette altre e hanno camminato in mondi nuovi, forse non dimenticando le mani precedenti ma sicuramente sostituendo affetti per sopravvivere alla distanza...
Io non ho mai dovuto sottopormi a questo gioco, io le manine che ho stretto ho continuato a vederle crescere nel giro di un isolato, di un quartiere, e anche adesso nonostante i decenni trascorsi so dove sono e lo so anche senza facebook e tutti i social media...lo so perché le strade sono sempre le stesse, gli stessi spazi che ci hanno visto diventare grandi, prendere il volo, costruire vite da adulti. Quando torno so che loro ci sono... e ne sono estremamente felice!

martedì 19 settembre 2017

Aituto dove ho messo il crampone!

Allora immaginatevi la scena. Giorno di accoglienza alla scoperta di Stoccolma ieri. Il tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere sulla città, offerto su un piatto d´argento da un gruppetto di mamme  ¨anziane¨ (non per età ma per tempo trascorso qui) devote alla causa accoglienza. Ah quanto le capisco, quanto è importante saper accogliere ed essere accolte. Lo sono stata tante volte. Ho restituito il servizio con entusiasmo tantissime altre. Adesso sono qui nuova, stanza gremita, tante facce già incrociate, alcune diventate familiari davanti ad un caffé o passeggiando qua e là, altre nuove, ci si presenta, sorride, scambia. Non c´è nessuno che pomposamente tiene banco. Tanti tavolini organizzati tipo work shop intorno ai quali dar spazio ai propri interrogativi. Si spazia da un argomento all´altro. Le curiosità dipendono molto dal nostro backgroung culturale e direi anche dalla pratica all´essere nuovi. Certe domande non le faccio più perché saltellando da una vita da un Paese all´altro ho il libretto di istruzioni per trovare le risposte prestissimo, altre non le faccio perché da europea certi meccanismi li conosco, su altre mi sfogo mettendo quasi in difficoltà chi mi sta di fronte.... vado a fondo!
Immaginatemi lì contenta. Nella mia testa mi sento bene. Mi piace questo posto. Mi piace questa città. La riunione sta per finire e sono pronta per ripartire con tante più certezze e sempre il solito entusiasmo.
Scusate dimenticavo, dice una delle anziane.... lì forse avrei dovuto scappare a gambe levate, avrei dovuto capire che era il momento di alzare le tende e non ascoltare più, tanto le mie risposte le avevo avute... e invece...
Allora volevamo farvi vedere un po´ di capi d´abbigliamento. Aiuto tremo.
Ci vengono presentate due gonne, modello lungo e corto, cioè corto si fa per dire, livello ginocchio, corto rispetto alla lunga livello caviglia.... Il materiale è lo stesso dei pantaloni da sci. Osservo senza parole. Le gonne sono munite di zip laterali, comode da mettere e togliere....Avrei dovuto andare e non farmi ultreriormente del male, sono rimasta per il pezzo successivo: il crampone da applicare sotto le scarpe. Non ci avevo pensato, effettivamente nevica, c´è ghiaccio e le mie scarpette di cuoio.... proprio no!
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Poi come se non bastasse a annientare il mio morale, ciliegina sulla torta è  stata la presentazione delle luci, si le luci. Allora come sapete durante l´inverno fa buio presto, alle tre insomma è notte fonda. I bambini però escono da scuola alle tre e mezza, e come tutti i bambini del mondo hanno bisogno di correre e saltare, di altalena e bici al parchetto. Unico problema fa buoio, tanto buio e per non perdere il proprio bambino le mamme sono munite di interruttore, al caldo nella loro tasca, l´interruttore è collegato a distanza ad una lucina applicata alla giacca del bambino, lucina che si illuminerà nel momento in cui la mamma aziona l´interruttore: il rosso è il mio, vedo il verde là deve essere il tuo.... Immaginate il delirio del dialogo tra mamme al parco, con lucine che si accendono e spengono ad ogni altezza, scivolo, altalena....
Ecco di colpo davanti ai miei occhi l´immagine di una Giulietta con gonnone e cramponi che vaga con interruttore in tasca cercando di individuare una Camilla persa nel buio... diciamo che se l´ultima parte data l´età della fanciulla me la posso risparmiare (ecco meno male che siamo venuti in Svezia adesso e non 10 anni fa con tre interruttori e tre lucine diverse da azionare) ma per il resto che faccio, mi adeguo o congelo con scivolata sul ghiaccio?
Prometto che mettero a tempo debito foto mie in tenuta da combattimento!

domenica 17 settembre 2017

Qualche idea su come integrarsi in fretta (spunti universali) quando si sbarca in un nuovo mondo.

Ricostruire una rete sociale per me è stato sempre il vero challenge da affrontare ad ogni cambio Paese. Sarà che sono un animale sociale e per me vivere senza un telefono che squilla o delle giornate prive di incontri, fa paura. Al di là delle differenze culturali che i primi tempi possono spaventare e sulle quali ci si deve concentrare per capire il nuovo mondo che ci ospita, i tre quarti delle mie energie vanno sempre nella ricostruzione di relazioni che bene o male diventeranno il nocciolo sul quale solidamente costruire il resto.

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Le regole sono le stesse se si lavori e se si decida di mettere il proprio lavoro tra parentesi e dedicarsi all´espatrio. Lavorando certo si può facilmente incontrare gente in ufficio ad esempio, ma non è detto che tutti gli ambienti lavorativi siano friendly e ci diano di che soddisfare il nostro bisogno di incontri, oltre al fatto che non serve si ha voglia di mischiare la propria vita privata con quella lavorativa.Anche in questo caso quindi è al di fuori della porta dell´ufficio che si deve cercare di creare occasioni di incontro.
Quando i bambini sono piccini tutto questo piccolo mondo di contatti viene veicolato nel 99% dei casi dalla scuola. A scuola ci si incontra, si fanno amicizie, mamme e papà degli amichetti dei nostri figli diventano subito persone da frequentare, e questo ancor di più quando si sbarca in scuole internazionali e tutti sono nella nostra stessa situazione con fame di relazioni e spesso nuovi come noi. Poi i figli crescono, vanno e vengono da scuola da soli, incominciano a non volerti più tra i piedi e le ore a chiacchierare davanti al portone con le altre mamme o i pomeriggi al parchetto non lontano da scuola diventano un ricordo e tu devi trovare altre strade per incontrare, conoscere, costruire!
Ma come si costruiscono relazioni senza mettere di mezzo i figli? ci si ingenia e le energie vanno raddoppiate. Il mondo sociale non ci è più presentato sopra un piatto d´argento e ci si deve un po´ ingegnare per trovar la strada giusta.
Direi che focalizzarsi sui propri centri di interesse possa essere un buon punto di partenza. Se piace fare sport, pattinare sul ghiaccio o dipingere, si cercheranno gruppi per dar sfogo appunto alle proprie passioni e spesso in questi gruppi si possono incontrare persone con interessi simili ai nostri... buon punto di partenza.
amici incontrati in Paesi diversi in momenti diversi, amicizie nate e cresciute e sopravvissute a spostamenti vari.
I corsi di lingue, se la lingua del posto è nuova e la si deve imparare per forza di cose, sono un altro possibile viatico di incontri. Solitamente chi li frequenta è straniero e spesso appena arrivato, e si possono creare belle sinergie.
Poi ci sono i molteplici gruppi per espatriati, anglofoni e francofoni in primis, che organizzano attività di vario tipo, e spesso all´inizio dei caffé incontro in cui nuovi e vecchi si ritrovano. I francesi per questo sono dei campioni, ovunque nel mondo riescono a ricrearsi il loro mondo e lo fanno veramente bene, per accederci però si deve ovviamente parlare la lingua di Molière! Nei gruppi anglofoni c´è un maggior mélange culturale, e ci si può confrontare con culture diverse il che può essere anche estremamente stimolante soprattutto in occasioni di incontro come i book club, in cui è molto piacevole vedere il punto di vista che deriva da background culturali diversi, che è uno degli elementi che rendono ricco il nostro espatrio. Questi gruppi possono picere o no e successivamente ai primi tempi si può anche decidere di non frequentarli più, ma all´inizio sono veramente un´ancora di salvezza, quella mano tesa che aiuta a ritrovare il sorriso anche in piena tempesta!
Pian piano poi trovando i nostri punti di riferimento, la sete di incontri calerà fisioligicamente e spesso ci si installerà nel confrot di ciò che si è con forza costruito nei primi tempi, è però importante continuare a tenere vivo il tessuto sociale, rimanendo aperti a nuovi incontri. In un ambiente di esaptriati spesso ci si ritrova a salutare amici che partono, e ricrearne sempre di nuovi aiuta a non cadere ad un certo punto nell´isolamento, quando i primi amici fatti prendono il volo verso altri lidi, avremo bisogno di nuovi contatti che ci aiutino a mantenere il sorriso e a sentirci bene.
Alla base di tutti questi incontri e di questo continuo creare occasioni di incontro, ci deve sempre essere molta apertura e la voglia di aprire la porta di casa, non si ottiene nulla senza dare in cambio e mostrarsi subito pronti a ricevere è un ottima partenza.
La vita all´estero ci da grandi opportunità di creare legami fantastici, legami che sopravviveranno al tempo e alle distanze, legami che nascono in contesti particolari, spesso quando siamo più fragili e abbiamo bisogno di ricreare famiglia. Ci vuole volontà e costanza nel costruire il tutto... alla fine però in premio ci sarà sicuramente non solo l´amica con cui bere un caffé ma anche una solida rete di affetti sparpagliata in giro per il mondo!!

venerdì 15 settembre 2017

Quelle frasi da non dire ad un´expat!

Da 20 anni suonati mi sento spesso ripetere da persone diverse le stesse frasi che mi mandano in bestia, e molto spesso con chi ha fatto le nostre scelte di vita, parliamo del senso di sconforto e frustrazione che deriva dal sentirci dire tante banalità.
Abbiamo scelto di vivere così, e prendiamo il pacchetto completo, con commenti, frecciatine, critiche. Abbiamo imparato negli anni a stare zitti e non controbattere perché tanto non serve, la vita d´expat è fantastica, ricca di stimoli e a volte anche materialmente interessante, ma dietro ci sono scelte difficili, arrampicarsi sugli specchi, famiglie che devono bastare a se stesse, molto stress, arrivi e partenze che si portano dietro lacrime e paure, insomma non è tutto oro quello che luccica, e sarebbe sempre meglio astenersi da commenti quando non si conosce a fondo l´argomento!!
Tanto per te i traslochi non sono niente, e invece si lo sono lo stesso perché organizzare 50m3 di casa e riceverli due mesi dopo, sono, sono eccome. Che poi uno ci sia abituato, che poi uno l´abbia scelto, non toglie nulla alla fatica e anche alle emozioni che inscatolamento e svuotamento scatoloni si trascinano dietro.
Certo che bella vita che fai, beh si sotto certi punti di vista la vita è bella, ma dietro le quinte c´è un lavoro titanico di adattamento, di equilibrio, di emozioni contenute a stento. Se ci si ferma a guardare solo la facciata vuol dire che non si è capito nulla di questa vita vagabonda, della capacità che ci vuole a saltellare allegramente da un Paese all´altro, a costruire il mondo lontano dal proprio, e rifarlo ogni volta all´infinito. Non ce nessuno che ti aiuta, puoi contare solo sulla tua piccola cellula familiare e nel 99% dei casi solo sui due adulti che la compongono, proprio perché gli esserini che ti trascini dietro devono godere al massimo della loro spensierata infanzia, e non essere coinvolti in problemi logistico-emotivi. Siete voi due soli a sostenervi a vicenda e a sostenere i figli nel loro adattarsi, allora si la vita è bella perché concedersi un buon ristorante e una bella vacanza non necessitano forse di una pianificazione tipo budget annuale, ma cavaolo se uno se la mertita!!
Ne avete di tempo( e soldi) per viaggiare, le ore e ore di volo accumulate nei business trip possono anche servire a qualcosa, e poi ognuno vive come vuole e francamente se non fossimo expat interesserebbe a qualcuno il nostro budget viaggi? Non credo.... e non per giustifarsi ma alla fin fine vivere in Giappone e non scoprire un po´ quello che c´è intorno limiterebbe l´esperienza che si sta facendo... la vita è fatta anche di queste scoperte....
Certo che i tuoi figli alla fine non avranno radici questa mi fa sempre cascare le braccia! I nostri figli avranno radici giganti e ne avranno di varie, sparse qua e là nei diversi posti in cui hanno vissuto, e avranno anche delle piccole belle e solide radici nel Paese dei loro genitori anche se per loro è solo una meta per le vacanze, la casa dei nonni, il posto in cui siamo cresciuti noi e non loro. Le avranno queste radici perché noi ce le portiamo dietro, e anche noi ne aggiungiamo altre quelle dei posti che sono entrati a far parte delle nostre vite e si sono installati per sempre nei nostri cuori. Questi ragazzini è vero che crescono un po´ sballottati, ma nel loro spostarsi creano un mondo tutto loro abitato da mille tradizioni e culture!
Ti abitui ben bene quando poi tornerai alla vita normale come farai? Come se la vita per noi non fosse normale, come se i nostri problemi fossero irreali, come se il semplice fatto di vivere all´estero ci proteggesse dalle preoccupazioni. Qui farò cadere un mito ma anche noi abbiamo dei momenti di sconforto, anche noi abbiamo qualcosa che va storto, anche noi ci alziamo al mattino con i problemi quotidiani, la spesa da fare, la lavatrice da caricare, i bambini da portare a scuola, le bollette da pagare, il lavoro da finire in tempo, la lunch box, l´insegnante di piano che non può più venre, il mal di pancia che ti inchioda in bagno, la macchina da portare dal meccanico, i capricci da gestire, la luce che salta, il topo in cucina, il serpente in giardino (vita vissuta).
Sai noi nella vita reale lavoriamo noi invece in questo mondo di fiaba siamo seduti sul bordo della piscina a bere, sempre tutti belli e riposati... perché è noto che appena si varca il confine del proprio Paese non serve più rimboccarsi le maniche, la vita non costa nulla, al supermercato basta sorridere per portarsi via la spesa, la benzina si autoproduce, di vestiti non ne abbiamo bisogno, insomma la pacchia assoluta... Beh si ci sono Paesi in cui ci si concede anche un drink a bordo piscina, ma a volte è necessario per proteggersi da un mondo duro fuori dalla propria porta, nel quale ci tuffiamo con entusiasmo rimboccandoci anche le maniche per fare nel nostro piccolo qualcosa di buono, ma ogni tanto per sopravvivere ci serve una boccata di ossigeno, allora ben venga il bordo piscina e il chiudere gli occhi solo per un attimo.
Queste scuole però tanta cultura mica la danno, certo la scuola patria è l´unica con potere formativo, le altre invece buffonate... perché parlare quando non si conosce, perché appigliarsi a cose sentite, a immagini veicolate in modo distorto. Tutti i sistemi scolastici hanno pro e contro, tutti portano allo stesso risultato alla fine e poi se non fosse per me l´apertura mentale data dal vivere all´estero, dal confrontarsi quotidianamente con culture diverse, dal parlare più lingue alla perfezione, beh batte qualsiasi versione dal greco senza errori!!
Ma quando sarete vecchi vi fermerete, vero? ma quando saremo vecchi ci penseremo, adesso non lo siamo e facciamo già fatica a dire dove saremo tra tre anni figuriamoci tra venti!!
La famiglia non vi manca? Vivere all´estero non vuol dire essere dei duri senza cuore, non vuole dire non avere il groppo in gola tutte le volte che si salutano le persone alle quali si vuole bene, non vuol dire chiudere porte e prendere aerei senza avere un piccolo dolore dentro, Sono passati vent´anni dalla mia prima partenza, ha fatto male allora, ho imparato a gestire adesso, ma non vuol dire che tutte le volte un dolorino non risalga in superficie, ma uno impara a rendere positiva anche la distanza.... la famiglia mancherà sempre ma si cerca di approffittare al massimo degli uni e degli altri quando si sta insieme.
Come si fa a crescere i propri figli senza i nonni vicino? Ma i nonni non esistono per aiutarci a crescere i figli, i nonni fanno i nonni, danno affetto incondizionato, caramelle più del necessario, abbracci spettacolari, raccontano storie da ascoltare con gli occhi luccicanti, stringono solidamente manine, spingono altalene, preparano dolci, aspettano Natale rifacendo il mondo ai piedi dell´albero...e tutto questo che siano vicini o lontani, la quotidianità è fantastica certo, ma la qualità è quella che conta!
Non facciamo figli perché abbiamo dei nonni a cui sbolognarli il sabato sera, per quello ci sono le baby sitter, e vanno bene lo stesso, facciamo dei figli e ce ne occupiamo con amore e i nonni fanno i nonni e lo fanno con amore, senza l´obbligo di dover essere baby sitter per forza!
Beata te che hai la donna fissa, a me la donna fissa fa venire l´ansia, infatto solo in India ho ceduto all´averne una, era il modo di far funzionare l´economia locale....e francamente era tanto carina, ma a me di averla in casa dal mattino alla sera metteva l´angoscia... sempre tra i piedi... e poi sinceramente io ho conosciute più italiane in Italia con la donna fissa che expat all´estero perché a parte i Paesi del terzo e quarto mondo dove ti senti quasi in dovere di dar da mangiare ad un paio di donne di servizio, nel resto del mondo hai la donna delle pulizie anche se puoi permetterti uno stuolo di domestici, è una questione di mentalità.... MA a parte questo se uno poi ha la donna fissa, saranno pure affari suoi, non toglie mica nulla a te che non ce l´hai perché non puoi averla, continueresti a non potertela permettere anche se io per pace sociale decidissi di farne a meno.....
Con questo ho detto tutto!

mercoledì 13 settembre 2017

Sto sempre imparando....

La nostra vita a Stoccolma sta incominciando a prendere un´andatura di crociera. La casa prende forma. La vita sociale incomincia timidamente ad avere un suo perché, certe routine si installano... e io imparo, scopro, curioso ad ogni passo... e diciamo che capisco nuove cose....
Ho capito che che la vita all´aria aperta non è frenata da nulla, si esce, si sta fuorii che piova o ci sia il sole, e sarà così anche con la neve e il freddo pungente (e non sapete a quante attività ludiche all´aria aperta mi sono iscritta, e mi sono iscritta per tutte le stagioni, mica solo per questa con il suo sole ancora caldino, a volte)
Ho capito che la ginnastica la si fa nei parchi,  che si approfitta il più possibile della natura stupenda che abita la città, e quando l´nverno si farà sentire ci si vestirà adeguati (a quanto ho capito andrò a fare ginnastica in tuta da sci... mi vien già male)
Ho capito che si può fare il cambio di guardaroba ai primi di settembre e riporre via con garbo le gonnelline estive, le camiciole leggere, i sandaletti colorati (piange un po´ il cuore)
Ho capito anche che tutte le cose ordinatamente riposte non vanno poi riposte tanto lontano perché qualche capatina al caldo se si può la si fa ed anzi è necessaria (improvvisamente mi sento meglio)
Ho capito che a fine mese incomincio il corso di svedese perché qui urge capirci qualcosa e perché il sorriso ebete nei negozi non mi piace, voglio parlare, (e poi il giornale che mi arriva nella buca, l´equivalente del Los Altos crier, vorrei veramente leggerlo e per ora guardo le foto... sono tornata alla materna!)
Ho capito che mi sa che dovrò mettere le calze e per una che praticamente non le indossa da cinque anni sarà dura .
Ho capito che ogni volta che sento un rumore non è entrato qualcuno in casa, ma è il vicino di sopra, di sotto o di fianco che forse entra o esce da casa sua., (ultimo appartamento in data per noi quello di Tokyo... dopo di che sono passate tre case, con giardino intorno e la possibilità di fare casino senza disturbare)
Ho capito che (legato alla comprensione precedente) ci sono vicini particolarmente rompi, e noi subito ne abbiamo vinta una che affianca in ipersesibilità al rumore la simpatica giapponese che per tre anni ha abitato sotto di noi in Ichibanho (allora forse un po'di rumore con tre bambine saltellanti lo facevamo, Ho capito che si trova proprio tutto e non dovrò più caricarmi come un mulo tra dadi da brodo e prosciutto a pezzi nascosto tra le calze (poi aprono anche Eataly per cui sono a cavallo)
Ho capito che ritornare a vivere in una città con tutto a portata di mano è fantastico e quando sono stanca e stufa di camminare c´è sempre un tram, un bus o una metropolitana.
Ho capito che ritrovarmi a ridere davanti ad un caffé con delle amiche fresche fresche mi da la carica.
Ho capito che dopo 20 anni ho veramente un libretto di istruzioni che funziona, almeno per muovere i primi passi, perché non mi sembra neanche di essere appena arrivata.
Ho capito che sono veramente tornata in Europa, lo si sente, lo si respira, e ne sono felice.
Ho capito che qui i servizi funzionano perfettamente e che la gente è felice di pagare le tasse, i primi funzionano proprio perché i secondi sono felici di contribuire al loro funzionamento e i secondi funzionano bene prorprio grazie al contributo dei primi.... diciamo che da laggiù dove siamo noi (parlo dell´ Italia) dovremmo guardare a quassù e imparare un po´.
Ho capito che fare jogging qui è molto più faticoso che a Los Altos dove tutto era piatto, qui mi spompo in salita e sogno la discesa, ma va bene lo stesso.
Ho capito che un trasloco anche quando lo prepari al meglio è sempre una gran confusione ed apri scatole che ti sembrano fatte da un bambino di tre anni sotto l´effeto di sostanze illecite, con accozzaaglie di cose insulse e sopra scritto vestiti (e ti chiedi di vestito il traslocatore cosa abbia visto...)
Ho capito che ho sognato Los Altos ma quando mi sono svegliata non ero triste né nostalgica, rimarrà 
nel nostro cuore ma guardiamo avanti.
Ho capito che viva whatsapp perché le mie amichette della bay area mi sembra di averle portate qui con me.
Ho capito che l´inverno sarà lungo ma tutti sembrano prendere la cosa con filosofia, quindi anch´io!
Ho capito che i papà svedesi spingono i passeggini e si trascinano dietro schiere di marmocchi, molto più che altrove.
Ho capito che grazie a face time le mie due studentesse non sono poi così lontane!
Ho capito che anche questa volta sopravviverò.... e ne sono felice!


sabato 9 settembre 2017

Di scatoloni e cose ritrovate.

Sono passati poco più di due mesi da quando abbiamo inscatolato Los Altos e il nostro container ha preso il mare direzione la Svezia. Due mesi a pensare al nostro piccolo mondo in balia delle onde, due mesi ad aspettare di ricreare casa in un posto nuovo che aspettava solo le nostre cose per diventare tale.
Finalmente martedì il tarsloco è arrivato, scatolone dopo scatolone, mobile dopo mobile, lentamente. Per due giorni interi il camion parcheggiato sotto casa ha vomitato le  nostre cose a cadenza costante, e pian piano gli scatoloni hanno svelato il loro contenuto accolto quasi con sorpresa. C´è eccitazione nell´aria quando si torna ad avere tra le mani oggetti che parlano di noi, della nostra vita. Si entra in una spirale un po´ folle in cui si vorrebbe velocizzare il tempo per riuscire più in fretta a far andare tutto al posto giusto. In questi due giorni chiusa in casa a ricevere le mie cose ho avuto un altalenarsi di sentimenti contrastanti, gioia, stanchezza, entusiasmo, sconforto. Non è stato facile far entrare Los Altos in Stoccolma, anzi direi che è stata una missione al limite delle mie forze. Ero preparata come ogni volta allo stress dell´arrivo, alla frenesia del trovare il posto giusto, ma avevo sottovalutato gli spazi diversi, la disposizione diversa, le tante porte e finestre che riducono i muri, il fatto stesso di essere in un posto nuovo in cui certe cose non si riesce a visualizzarle perché si ha ancora negli occhi la disposizione precedente.
Ho in modo metodico dispacciato scatoloni e mobili nei posti in cui erano destinati, cantina compresa, piantina schizzata di fretta la sera prima alla mano tanto per farci un´idea... per poi rendermi conto li sul momento che quel tavolo contro quel muro proprio non ci sta e allora cambi il programma in fretta e furia.
Hai voglia che tutto di colpo sia casa come l´hai immaginata per due lunghi mesi, hai voglia di impossessarti di nuovo di tante cose, ne scopri altre delle quali ti eri dimeticato, ne cerchi che non trovi, perché è sempre così, c´è sempre quello scatolone che per sbaglio è finito in cantina mentre doveva essere altrove e c´è sempre una cosa che non è stata impacchettata con le altre ed è finita non si sa dove. E la troverai forse, sperando che non rimanga mai nello scatolone in fondo alla cantina che hai deciso di aprire poi.
Pian piano la casa sta prendendo forma, i quadri e le foto sono accatastati contro i muri, ma tutto sta trovando un posto preciso, forse non definitivo ma un posto. La micetta ha ritrovato gli odori conosciuti, incredibile la memoria olfattiva, il divano, la poltrona, sono tornati ad essere il suo mondo, in mancanza del giardino si accontenta! Io mi sono sopresa a scoprire  cose, ad apprezzarne altre ritrovate.

Manca solo il nonno del frigo, ne ho messo accanto uno provvisorio (di foto ovviamente), perché in questo trasloco è la foto del nonno del frigo che non salta fuori, imballata per la prima volta non da me, perché nel caos della nostra fine trasloco, con pronto soccorso e cose varie,  ho dovuto delegare ai traslocatori questo compito importante del riporre il nonno del frigo nella sua scatolina e la scatolina non si sa dove sia e finché non la si trova non sarà completamente casa, non saremo completamente arrivati a destinazione.... ma non dispero, salterà fuori!

 PS la foto del nonno del frigo è una bellissima foto del mio papà, la foto dell´amore assoluto il giorno in cui ha tenuto in braccio il suo primo( e unico nipotino maschio), ii suoi occhi già sempre brillanti, avevano ancora più luce. È una foto che ci segue da sempre messa sul frigo in Normandia pochi mesi dopo la sua morte e rimessa su ogni frigo in ogni Paese diverso in questi 14 anni. È una foto piena di ditate che si sono accumulate negli anni, una foto vissuta, presa da piccole mani che poi sono cresciute, una foto che amo avere sotto gli occhi per parlarle. È la cosa che fa casa, la prima cosa appesa quando arriviamo e l´ultima rimossa al momento di partire... ne ha viste di case, di cose, ne ha ascoltate di avventure....

sabato 2 settembre 2017

Ciao ragazze, io vado....

Ciao ragazze io vado. 

Una settimana è volata alla svelta, siamo arrivate qui ognuna con le proprie tensioni, la paura di nuove sfide, il senso di disagio di fronte a qualcosa di totalmente nuovo, ma anche l'eccitazione che le nuove avventure si trascinano dietro. Per me è arrivato il momento di tornare a casa, si casa in un Paese diverso dal vostro, in una città nuova che in un concentrato di poche settimane abbiamo scoperto un po´ insieme e cercato di rendere nostra, vostra. 

Ci sarà un oceano per la prima volta tra di noi, ma non importa, noi siamo piu forti e di chilometri e chilometri di acqua ce ne freghiamo. Vedo sfilare New York fuori dal finestrino correndo verso l'aeroporto, vedo allontanarsi le sagome dei grattacieli, le strade che si intrecciano, i vostri visi luminosi. Voi sarete qui, io altrove, ma non sono triste anzi sorrido perché sono fiera di vedervi volar da sole e di sentire che sono capace di diventare spettatore  delle vostre vite. Solo ieri vi tenevo per mano ad ogni passo e adesso vi osservo camminare sicure, mi prendete la mano con affetto non più per farvi guidare incerte sul muretto ma per camminare al mio fianco.
Salirò sull'enesimo aereo questa sera, uno dei tanti che negli anni mi allontaneranno da voi, osserverò le luci della vostra città pian piano diventare piccole e impercettibili, vi immagineró nel vostro mondo, e lo farò con il sorriso.



Certo mi mancherete, non potete immaginare quanto perché solo quando si è genitori si può capire quanto intensa sia la lontananza da un figlio, mi mancheranno i vostri gesti, le vostre risate, quel senso di vivacità che una casa con tre figli emana. Mi mancherete ma non sono triste, non lo sono perché volando lontano vedo a salutarmi  due splendide ragazze, in gamba, luminose, piene di vita, con il mondo in mano.
Avevo paura di salire su questo taxi, di veder sfilare la città e sentire che mi allontano da voi. Avevo paura che fosse troppo duro, due figlie da salutare. Pensavo alle lacrime che avrebbero preso il sopravvento, ad un peso in mezzo al petto da togliermi il respiro. Invece sono stranamente serena, serena come chi sa che questa è la cosa giusta da fare ed è la cosa più normale di tutte lasciarvi andare. Siete le mie bambine, ma siete diventate grandi e non potrei essere piu fiera di quel che sono, andate avanti sicure e a testa alta, affrontate la vita con forza e passione, riempitela d'amore e di risate, andate a letto ogni sera felici della vostra giornata, alzatevi la mattina cariche di energie, seguite i vostri sogni, siate un po' folli e non prendetevi troppo sul serio, circondatevi di amici preziosi, siate curiose, non abbiate paura di piangere e mostrarvi deboli, la debolezza puo essere una forza e non dimenticatevi mai che voi e la vostra sorellina siete il regalo piu bello che la vita mi abbia fatto!
siete il regalo piu bello che la vita mi abbia fatto!
Con amore