sabato 24 giugno 2017

la follia italiana ..... o forse mondiale

Non intervengo mai in dibattiti vaccini si vaccini no. Penso che ognuno di noi debba scegliere il meglio per se e per le persone che ci stanno intorno, senza però mettere a rischio gli altri. Adesso mi esprimo perché alla fine continuare a leggere notizie assurde di bambini morti di malattie che ormai non dovrebbero più esistere grazie ai vaccini mi fa una rabbia ....
L´altro giorno in Italia un bambino è morto a causa del morbillo, contaminato dai fratelli non vaccinati. Era un bambino debole, fragilizzato da una terribile malattia dalla quale avrebbe potutto guarire, ma non ne ha avuto il tempo. Lui non poteva essere vaccinato, i suoi fratelli si e avrebbero dovuto esserlo, proprio per proteggere lui e i bambini come lui, quelli troppo deboli per ricevere una dose di vaccino, ma che devono essere protetti da chi sta loro interno, dalla società stessa.
Avrebbe potuto farcela questo bambino, guarire e tronare a correre felice nei prati, invece non ce l´ha fatta ma non per la malattia contro la quale stava lottando ma per una malattia contro la quale la scienza a messo a punto dei vaccini proprio per proteggere, non per uccidere.
Osservo perplessa questa follia che guida, in modo assurdo in Italia, i genitori a rifiutare la protezione necessaria ai propri figli, che li fa scegliere di non vaccinare, su non si sa ancora che basi scientifiche, pensando forse che saranno gli altri a vaccinare i loro di figli e in questo modo indirettamente a proteggerli. Ma non funziona così.
Una bambina di nove anni è morta qualche giorno fa non lontano da noi, sua sorella era compagna di Chiara. È morta dopo aver lottato per due anni contro un tumore terribile al cervello che le ha tolto tutto, anche l´ultimo soffio. Per due anni i suoi genitori si sono battuti come dei leoni, attraversando l´Oceano per affidarla alle cure più all´avanguardia o forse a quelle che davano loro più speranza. Si sono affidati alla medicina, a quella sperimentale perché il loro dovere di genitori era tentare il tutto per tutto per proteggere la vita della loro bambina, a 9 anni non si può morire, non si deve morire, non è giusto. Purtroppo la scienza, la ricerca, i medici non ce l´hanno fatta e questo cucciolo di donna ha chiuso gli occhi per sempre, dopo aver provato tutto e ancora di più... ed ecco mi fa ancora più rabbia pensare che un altro cucciolo d´uomo con tutta la vita davanti abbia chuso anche lui gli occhi per sempre per la convinzione dei suoi genitori che la scienza e la medicina non sia con noi ma contro di noi.
I nostri figli vanno protetti, vacciniamoli!

venerdì 23 giugno 2017

I miei ristoranti


Ammetto che 5 anni fa ero leggermente prevenuta nei confronti del cibo che avrei trovato sbarcando negli States, mi faceva un po´ paura la cultura alimentare scadente e da supermercato di ultima categoria che sembrava dominare in questa parte di mondo, la fiera delle chips e dei pop corn ad ogni ora ed in ogni situazione mi lasciava di sasso. Non avevo però fatto i conti con la cultura alimentare propria alla Silicon Valley, dove l´organic, il sano e il culto del mangiare equilibrato hanno un posto notevole se non forse sulle tavole dei suoi abitanti, almeno nei supermercati.
Ho scoperto quasi subito che qui si può mangiare sano e equilibrato proprio come da noi, che i prodotti buoni ci sono.... basta pagarli, che i mercati sono carissimi ma zeppi di prodotti super, che la frutta e la verdura hanno profumo e sapore, basta solo sapere dove andarle a comprare.
Ammetto anche che dopo due decenni all´estero ho smesso di soffrire per le mozzarelle gommose, e il prosciutto non come piace a noi, per non adeguarmi a quel che trovo vado oltre e cerco prodotti più locali, dei quali poi mi appassiono persino.... Ho persino per qualche secondo meditato di traslocare olio d´oliva califoniano d´hoc in Svezia, assurdo se penso che sono arrivata qui con una ventina di litri di olio nostrano, fatto arrivare apposta dall´Italia a Parigi, fermamente convinta che avrei fatto una fatica immane a trovarne di buono!
Ho in questi anni ¨collezionato¨ una serie dei miei posti preferiti, di cucina varia, che ripercorro adesso in un ultimo tour gastronomico, tanto per partire con quei sapori che mi hanno conquistata e in momenti diversi del mio e nostro essere qui confortata e insaporito i nostri palati.
Sumika a Los Altos: è il mio giapponese, quello in cui mangiare un piatto di udon unici a pranzo o dei yakitori saporittissimi a cena. Pochi tavoli e ambiente giapponese al 100%.
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Satura cake a Los Altos: con dei krafen quasi buoni come quelli di Ugetti a Bardonecchia, riferimento per me dei migliori krafen (solo i torinesi possono percepire il livello). Ma non solo krafen, dolci incredibili, biscottini per tea time deliziosissimi. E poi una terrazza con vista su Main street, pieno centro di Los Altos, dove tutto avviene!
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Voyageur du temps a Los Altos: da quando hanno aperto è diventato il posto in cui andare per un pranzo con amiche, per 4 chiacchiere in terrazza, o semplicemente per comperare il pane migliore della zona. Tappa intermedia di ogni mia settimanale camminata, benche' il caffe sia imbevibile! Traditional baguette ottima, così come croissant et pain au chocolats (a prezzi ridicoli... ma siamo pur sempre in Silicon Valley???)
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Zola a Palo Alto, pochi tavoli come piace a me in questo ristorantino francese pieno di charme...una terrine de campagne accompagnata da ottimo pane e un midollo al forno, mi hanno sempre restituito forze e sorriso, soprattutto in questo ultimo anno denso di eventi!
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Mademoiselle Colette a Menlo Park, basta chiudere gli occhi e di colpo ci si sente a Parigi, dolci buonissimi....
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Sweet green a Palo Alto, molto californian style questo posto di insalate anche customizzabili, per chi come me adora kale e quinoa, il posto in cui essere!
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Plumed horse a Saratoga, in assoluto il miglior ristorante della zona, un paio di stelle Michelin ampiamente meritate, un delirio grastronimico assoluto accompagnato da ottimi vini. Per noi il ricordo di qualche bel momento festeggiato in due o in cinque!
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Thaiphoon a Palo Alto la nostra mensa tailandese, uno di quei posti in cui ogni tanto devi ritornare perché il loro noodles green curry e il loro pad thai dopo un po´ ti mancano e devi assolutamnte riassaporarli.
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Chez TJ a Mountain View anche questo un po´ stellato Michelin,un posto dove andare in due solo e rigorosamente e assaporare ogni portata del menu fisso proposto.
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Sushi Tomi a Mountain View su Dana street, perché effettivamente è un vero giapponese, con veri sushi, freshissimo sashimi e tempura molto buona.
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Calafia a Palo Alto perché è stato il primo ristorante, quello della prima sera, quello dell´appena sbarcati, molto californiano, hanno hamburger versione chic e tonnellate di quinoa un po´ ovunque, unico neo uno dei locali più rumorosi della zona!!
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Evvia a Palo Alto, il ristorante greco della zona con la R maiuscola, con un polipo che vale il viaggio e l´attesa!(non semplice avere un tavolo all'ultimo momento)
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La Napoletana Pizzeria a Mountain View, l´unica pizzeria non italiana della zona, gestita da un greco che ha imparato a fare la pizza perfettamente. Un buco di locale con dieci tavoli ed una pizza sempre ottima: non ci ha mai deluso in 5 anni.
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Sam´s Chowder House ad Half Moon bay, non solo per la vista eccezionale e la bella strada per arrivarci, ma per i suoi calamari e carciofi fritti, e anche per le vongole che anche se non posso più mangiarle so che sono sempre buonissime!

Amber Dhara a Palo Alto, perché a noi la cucina indiana piace da sempre, anche da prima di vivere in India. Ristorante ottimo, indian nouvelle cuisine, tutto super ben presentato... e il dahl servito in versione radical chic mi piace un sacco.

Saravana Bahavan a Sunnyvale perché tra il precedente e questo sembranm passati due secoli di servizio in cucina, ma per noi è  una madeline di Proust, il ricordo dello stesso identico dove andavamo a mangiare i dosa a Chennai, stessi piatti di latta, stessi bicchieri di plasticona spessa, stessi sapori da chiudere gli occhi e immaginarci Ramesh che ci aspetta fuori... unica differenza qui ti danno la forchetta a Chennai era tutto con le mani. Ristorante vegetariano , of course, con solo indiani(infatti una delle prime volte con Chiara mi guardavano un po' interdetti)

Di ritroranti buoni e meno buoni questa zona e piena, tanti posti in cui abbiamo passato serate gradevoli e pranzi simpatici, posti da scoprire, più o meno chic e più o meno cari, locali austeri e altri più divertenti, cucine varie di orizzonti diversi, a volte fedeli al Paese d´origine, a volte mescolate in modo piacevole con le tendenze californiane dell´ultimo momento, una ricchezza di offerte da tutto il mondo che riflette la ricchezza stessa di questa valle multiculturale anche a tavola!!
Buon appetito

mercoledì 21 giugno 2017

Feste e religioni...

Da quando viviamo in America abbiamo incominciato a frequentare tantissimi ebrei e di conseguenza a scoprire tradizioni legate alla loro religione. Premetto che tra i nostri amici la maggior parte sono ebrei che fanno parte di congregazioni abbastanza liberali, molto più aperte rispetto a quello che, a detta anche loro, si trovano in Europa. Dagli inizi sono stata subito abbastanza incuriosita e ho trovato molta apertura da parte loro e anche molta voglia di spiegarci il perché e il per come di certe tradizioni e delle loro innumerevoli feste.
Lo scorso week end eravamo invitati ad una Bat Mitzvah, la festa è durata due giorni, prima la Sinagoga e poi la festa vera e proprio! Secondo la legge ebraica un maschio di 13 anni o una femmina di 12 (per i più ortodossi e di 13 per i più liberali), diventano bar mitzvah e bat mitzvah, rispettivamente, ciò responsabili delle proprie azioni. Una sorta di rito di passaggio all´età adulta sancito dalla possibilità di leggere la Torah, che viene appunto letta per la prima volta durante la cerimonia alla sinagoga. Se tra gli ebrei ortodossi la lettura della Torah (Antico testamento) è fatta solo dagli uomini e quindi dal ragazzino che passa all´età adulta, per i più liberali anche le ragazze possono leggere. Così è stato nel nostro caso, e la lettura non è cosa semplice, e la prima volta viene preceduta da mesi e mesi di preparazione. La Torah è infatti scritta senza le vocali, e pensandoci mi ha fatto venire in mente i testi che preparavo per l´esame di Paleografia e diplomatica all´Università, quando la quantità di lettere mancanti era tale da rendere il tutto un vero enigma.
La cerimonia è lunghissima, tre ore. Ammetto che ero un po´ spaventata, ne ho fatte di messe lunghe e non me ne vogliano i praticanti, le ho sempre trovate noiosissime, con la voce monocorde del prete a dettare il ritmo in modo abbastanza poco vivace. Quando penso alle lunghe cerimonie penso sempre al funerale di una delle zie di Montecarlo, quando per più di due ore bene sette preti si sono dati il cambio con sermoni strazianti, avevo 15  anni e credo di non essermi mai annoiata tanto in vita mia.
Comunque sabato mattina sono andata alla Sinagoga, mi sono seduta un po´ in disparte, non volevo da non praticante, essere troppo in pole position. Dopo un po'che mi guardavo intorno con l´aria di chi non sa tanto come funziona, e leggendo avidamente l´opuscolo preparato ad hoc per dare ai non addetti ai lavori qualche linea guida, una gentile signora mi si è avvicinata spiegandomi cosa fare, quale libro prendere e in quale momento.
Tre ore in cui ho assistito senza annoiarmi un secondo ad una cerimonia densa di allegria. Per prima cosa tutto è cantato, la Torah si legge cantando, ed è piacevolissimo, pur non capendo nulla essendo in ebraico. La Rabbina, si si era una donna, era molto ma molto simpatica, cercava di coinvolgere nel rito, faceva domande. È stato letto un passaggio dell´Esodo che è stato occasione per parlare del muoversi, del cambiare Paese. Mi sono sentita super coinvolta nella discussione, cascava talmente a pennello! La Rabbina ha parlato di come tante li quel giorno fossero migranti, o avessero vissuto in un altro Paese o fossero pronti a partire, ha chiesto al pubblico cosa avrebbero voluto sapere prima di partire verso una nuova destinazione, e la gente si è messa a rispondere, a partecipare, con allegria.
La Torah è stata portata in giro seguita da una danza gioiosa, zigzagando tra la gente seduta che cercava di toccarla. Nella stessa allegria è stata riposta dopo le diverse letture. Ad un certo punto mi sono ritrovata in piedi per mano a due amiche, in un allegro trenino che andava cantando e ballando in giro per la Sinagoga.

Un´altra cosa che mi ha colpita era l´atmosfera molto rilassata e conviviale, pur con tutto il rispetto per la cerimonia in atto, i presenti si salutano, scambian due parole, i bambini urlettano facendo capriole per terra, si entra e si esce dalla sala a proprio piacimento.(io non mi sono mossa un attimo, non volevo perdermi neanche una briciola).
Dopo la cerimonia c´è stato un simpatico pranzo preceduto dalla benedizione iniziale della challah (il pane speciale di Shabbat e delle feste ebraiche).
Domenica c´è stata la festa, che ha più le dimensioni di un nostro matrimonio che di una prima comunione, ma anche li l´atmosfera è veramente speciale, allegra, spensierata. Il pranzo vero e proprio è preceduto da una serie di danze tipiche che di colpo ci immergono nel film Rabbi Jacob di Louis De Funes
La festeggiata, i suoi genitori, le sue sorelle, come da tradizione sono stati messi sulla sedia e portati in trionfo facendoli saltare, tutto accompagnato da urla e acclamazioni divertite.
Ammetto che è un´atrmosfera che raramente si ritrova nelle feste cattoliche, dove si ha come l´impressione che esprimere tutto questo divertimento sia fuori luogo.

A me invece piace, penso prprio che con l´allegria certi messaggi possano passare meglio e essere resi più leggeri e a misura d´uomo!
Ripeto comunque che i nostri amici fanno parte di una comunità non ortodossa e estremamente liberale, quindi certi aspetti descritti non si applicano a tutte le comunità ebraiche.
Chiedo scusa se nelle mie spiegazioni non sono stata precisissima, il mio scopo era cogliere il senso generale senza fini pedagogici. Spero che nessun fervente cattolico si offenda per questo mio comparare le cerimonie cattoliche alle ebraiche, non è il mio intento!
Mazal Tov!!